CORSO PER ASSISTENTI SOCIALI
La diagnosi e il counselling sociale secondo il paradigma narrativistico.
Formatore Ass.sociale Luigi Colaianni: [email rimossa] o [email rimossa]
Roma, 11 e 18 Aprile, 2 Maggio 2008
Sede: LUMSA, p.zza Vaschette 101 Roma - Ore 9.00-13.00 Aula 22 – Secondo Piano
Le trasformazioni epocali che stiamo vivendo ci pongono criticità inedite che chiedono di riconsiderare punti di vista, modelli interpretativi e modalità di intervento con gli individui e con le famiglie che spesso sono stati ereditati perché espressioni di “buone pratiche”, ma che altrettanto spesso sono apparsi carenti di formalizzazione e quindi sia di validazione, sia di trasmissibilità. Il modello centrato sui “bisogni” (need-led), p. es., ha mostrato quanto un approccio oggettivista sia inadeguato per “rimettere in moto” le persone verso l’obiettivo dell’autorealizzazione nei loro contesti di vita familiari e sociali, insufficiente a “risolvere” il bisogno (David, Ellis e Rummery 2002), e perfino non in grado di sostenere l’assessment per valutare se fornire o meno un determinato servizio (Clayton 1983). D’altra parte ancorare la valutazione del bisogno non mette al riparo da risposte meramente “amministrative” e burocratiche, come hanno rilevato Smith (1980) e Kemshall (1986). Pertanto in questo corso si intende riconsiderare e discutere, secondo l’approccio dell’agency e il paradigma discorsivo, il processo di fronteggiamento delle criticità correlate all’intervenire di un evento inedito e gli elementi che giocano un ruolo cruciale nel viraggio tra resilienza e vulnerabilità. La “costruzione” di narrazioni di successo e comunque adeguate al fronteggiamento sarà il focus tematico insieme alla riconsiderazione di alcuni “fondamentali” dell’intervento, ad una descrizione dei soggetti del welfare nella modernità radicalizzata e una definizione argomentata dell’oggetto cognitivo e dell’obiettivo specifici dell’intervento di servizio sociale. Questo, a partire dalla definizione della «competenza ad agire» e del modello dell’agency, tratto dalla ricerca sul campo.
In tale prospettiva il concetto di “categoria a rischio” risulta inadeguata nel supporto ai soggetti in tutti i cicli di vita in cui vengono fronteggiate criticità (lifespan theory) come quelle correlate alla transizione biografica salute-malattia e quella benessere-povertà. Pertanto, diventa sempre più cruciale disporre di strumenti teorici e metodologici adeguati che consentano al servizio sociale di utilizzare modelli efficaci per la diagnosi sociale e il counselling in ogni contesto ed ambito di intervento.
Il progetto formativo si colloca all’interno di un preciso riferimento paradigmatico emergente che pone come assunto fondante le categorie di conoscenza con cui gli interagenti costruiscono la realtà dagli stessi “abitata”. Tale riferimento paradigmatico si pone in antinomia con il paradigma cosiddetto meccanicistico, per il quale la realtà è un ente da spiegare in termini di causa-effetto. Più precisamente, nell’affrontare un certo fenomeno si procede ricercando nel passato, nei contesti socio-ambientali, in disposizioni bio-psicologiche, in tratti di personalità, le cause che lo possono aver prodotto. Tale paradigma si è talmente diffuso, non solo a livello di senso comune, che, sia le prassi istituzionali sia gli stessi percorsi formativi cui attingiamo in termini di riferimento professionale, lo assumono come riferimento teorico-operativo. Tra i modelli operativi che appartengono al paradigma meccanicistico, troviamo il modello medico, a cui spesso anche nel servizio sociale si fa ricorso. Questo ultimo, come ogni modello, è costituito da precisi assunti teorici e un insieme di prassi operative: è la corrispondenza tra queste a sancirne l’efficacia anche in termini di secolarizzazione. Per il modello medico, l’assunto teorico di base è il “corpo”; di fronte al successo ottenuto dall’applicazione propria di tali prassi operative in ambito sanitario (laddove cioè il modello trova il proprio campo di applicazione “elettivo”), si è assistito, e tuttora si assiste, al tentativo di utilizzare tali prassi per intervenire anche su fenomeni che individuiamo genericamente come “sociali”: ad esempio, vengono applicate procedure mutuate dalla medicina (anamnesi, diagnosi, cura, terapia e prognosi) nei confronti di persone che hanno compiuto azioni definite come “anormali”, “disturbate”, devianti.
Il professionista, trovandosi di fronte a diverse proposte teoriche in ambito psicologico spesso anche opposte tra loro in termini teoretici, si trova costretto ad operare una sorta di sintesi “in proprio”, che deriva dall’intersezione tra le teorie adottate, l’esperienza sviluppata a livello operativo e presupposizioni di senso comune. Questo stato di cose comporta che l’agire dell’operatore non può che fondarsi su “teorie personali” che, in quanto tali, non comportano un sapere trasmissibile e condivisibile, non generando pertanto una cultura comune. Pertanto, la proposta di formazione che verrà presentata ha l’intento di costruire competenze in merito all’adozione di un modello teorico ed operativo pertinente al campo di applicazione in cui ci si muove, salvaguardando quindi, il potenziale di efficacia dell’intervento sociale.
All’interno del modello operativo di riferimento proposto (modello dialogico), l’obiettivo dell’ “operatore” diviene quello di gestire le implicazioni che coinvolgono l’utente, al fine di innescare processi di gestione della situazione in cui si trova coinvolto che tengano conto, da un lato delle esigenze dell’utente diretto, dall’altro delle condizioni che il contesto sociale presenta in un certo territorio. In altri termini, ciò che viene generato durante l’intervento non ha soltanto lo scopo di “risolvere” la situazione critica che ha portato all’attivazione del servizio, ma di assolvere, in ultima analisi, alla soddisfazione dell’intero Sistema-Paese in cui l’utente è inserito. Questo trova diretto riferimento nella metodologia con cui verrà erogata l’attività di formazione, in quanto si pone come strumento di intervento, non tanto la ricerca della risposta alla domanda “perché” degli accadimenti verificatesi, bensì la descrizione dei processi che generano la realtà “abitata” da tutti gli “attori” coinvolti e quindi una dimensione “gestionale”.
Obiettivi:
il Corso mira a mettere in grado i corsisti:
di apprendere gli elementi significativi della fase temporale e sociale contemporanea;
di avere consapevolezza dei modelli operativi e delle teorie impliciti/espliciti adottati;
di gestire l’identità di ruolo;
di acquisire competenze circa il modello dell’agency;
di compiere lo scarto paradigmatico necessario al modello;
di acquisire competenze circa l’assessment e il counselling discorsivo;
di operare in modo agile ed efficace in ogni contesto e ambito di intervento.
Metodologia didattica
Il corso prevede esposizione frontale e discussione d’aula ed esercitazioni su studi di caso.
Destinatari
Assistenti sociali
Metodologia didattica
Il corso prevede l’utilizzo di un protocollo di ingresso compilato dai corsiti e lavoro d’aula per 12 ore.
Sarà utilizzata:
1. Didattica frontale
2. Didattica interattiva
3. Didattica attiva
Tempi e metodologia didattica
Le attività d’aula prevedono tre giornate:
ore 9-16,00: modulo espositivo; fase di rilevazione
ore 9-16,00: modulo teorico
ore 9-16,00: modulo operativo
Formatore
Luigi Colaianni, dottore di ricerca, a.s.s. formatore.