Io credo che dobbiamo fare lo sforzo di essere professionisti. Più che "erogare interventi", noi dovremmo agire sulle "progettualità di vita".
Se il lavoro non c'è e la gente viene invitata a passare per gli uffici interinali, questo lo può fare pure un usciere.
Il nostro sforzo è quello di approfittare della crisi per riorientare le persone verso nuove competenze.
Per esempio: se nel bellunese chiudono le fabbriche, però c'è richiesta in altri settori (turismo o assistenza familiare), forse è il caso di avviare i disoccupati (magari formandoli) verso quei settori. Magari con un bel corso da oss dopo il lavoro è più facile......
Per gli stranieri, poi, la crisi di lavoro ha ricadute sul titolo di soggiorno. Non c'è bisogno, a mio parere, di aspettare la caduta in clandestinità , se una famiglia aveva già in mente il rientro, magari si è fatta una casa o vuole avviare un'attività nel proprio paese, può essere affrontata questa strada. Dipende quindi anche dal "progetto migratorio" sottostante "quella" famiglia. Nè più e nè meno come hanno fatto tanti bellunesi, decessi addietro, costretti all'emigrazione e poi tornati con soldi ed idee imprenditoriali.
Ugo Albano