Cara Valentina,
io sarei meno pessimista al tuo posto. Per quanto l'Ordine sia rimasto sulle sue posizioni, pur con tensioni con gli ordini regionali, il tutto è in corso di ridefinizione.
Non tutto sarà "formazione": non a caso questa dev'essere prima accreditata.
Vedi in positivo. L'attività di riflessione teorica (tra cui pure scrivere) non può venire da un obblico, se così è è grave. O c'è veramente la voglia di crescere (e lo si fa, pure senza i crediti) o ci si fossilizza in questo lavoro.
Per esempio scrivere articoli: non è che ora con l'obbligo si scrivono e prima no. Pure prima si scrivevano. E ci sono pure riviste che pubblicano. LO SCANDALO è che di servizio sociale parlano gli altri e noi no.
Allora, dobbiamo VENIR COSTRETTI a formarci? E' una contraddizione, visto che la formazione non prescinde dalla volontarietà del formando.
Io capisco le difficoltà di tasca di voi giovani. Però la maggioranza dei colleghi questi problemi di tasca non ce li ha, credimi!
Tutto non può essere ridotto al soldo.
Altre professioni non fanno così: si formano e basta.
CHE IMMAGINE DIAMO DI NOI se -per mille motivi, pur plausibili- non vediamo in positivo la formazione nostra? Altro che "immagine dell'assistente sociale": siamo noi che ce la diamo, non gli altri.
Inviterei quindi a vedere in positivo e ad aprire gli occhi oltre il nostro quotidiano.