Sul piano del merito le cooperative non sono tenute a rispondere.
Sul piano dello stile concordo: anche una mail in cui si dice "ci dispiace comunicare il nostro diniego ....blablabla...e ci riserviamo di prenderLa in considerazione in futuro nel caso ne avessimo bisogno....blabla.." sarebbe gradita.
Ma siamo in Italia. Da noi i disoccupati vengono considerati "numeri" e le coop. sono spesso alla ricerca di "chi costa meno". Ciò sia per motivi economici, sia per "cultura".
Da noi in Italia (lo dico avendo lavorato all'estero) la "cultura di gestione del personale" è ancora la "busta-paga" o il "coprire con un operatore un buco", senza, per esempio, valutarne la professionalità (il che richiederebbe selezionatori capaci). E' mia opinione che in Italia non servano persone capaci, ma "utili". La meritocrazia è una parola da sempre citata, ma assente nei fatti.
D'altra parte (venendo al tema) l'autocandidatura richiede pure qualche strategia:
1) in se è una "dichiarazione di disponibilità", specialmente perchè la coop (o altri) non hanno manifestato alcun interesse;
2) nella "lettera di presentazione" è bene solleticare l'interesse su certi aspetti "nostri" forse utilia loro;
3) nella formulazione della lettera studiatevi prima il destinatario (il suo sito, quel che si sa, ecc.) e "usate le sue parole";
4) il terzo settore ha spesso un riferimento ideologico/politico/fidelistico, l'appartenenza è quindi auspicata;
5) consiglio inoltre, quando sapete che "hanno bisogno", NON di chiedere l'assunzione, bensì di chiedere un "colloquio di reciproca conoscenza senza alcun impegno". Suscitate quindi curiosità. Tente cose si definiscono dopo ESSERSI CONOSCIUTI.
Ugo Albano