libera professione

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Sondaggio con domanda a bruciapelo (x la tesi):

secondo voi è realistico pensare di poter tirar su un'attività da libero professionista come prima occupazione appena usciti dall'università, senza aver fatto un'esperienza di lavoro dipendente??

grazie :wink:

assolutamente no. Ne mancano i presupposti.

Chi esce ora dall'università è così insicuro che ha bisogno di "svezzarsi" nella dipendenza.

insicuro per la padronanza competenziale che invece la libera professione pretende.

Anch'io sono interessata alla libera-professione....infatti sto seguendo un corso di mediazione familiare sperando di poter acquisire le giuste competenze. Quando si esce dall'università purtroppo si è privi di strumenti per operare realmente. Considerato poi che la maggior parte di noi ha fatto un "pessimo" tirocinio (se andava bene si trattava di fare fotocopie)la situazione si complica ancor di più. Infatti siamo pieni di nozioni teoriche ma manca l'esperienza!Il problema è che l'unica strada al momento fattibile è quella dei concorsi.....Non puoi iniziare la libera-professione se non sai cosa offrire alla tua clientela e come farlo. E' un passo rischioso da fare solo quando sei sicura di sapertela cavare da sola.....

non mi uccidete:

- se si avessero le competenze teoriche necessarie (universitarie e non), un'idea precisa del servizio da offrire (dopo aver analizzato il contesto locale ed aver fatto delle ricerche) e una discreta pratica, cos'altro mancherebbe?

- in che misura è opportuno tentare l'attività, magari in associazione ad as con più esperienza?

Cara Michela,

sempre sul forum, sul post "sfogo", stiamo ragionando sui servizi agli anziani "attivi".

Questi sono servizi "a mercato" in cui bisogna proporsi.

Ci si propone infatti con dei servizi. Se vedi il cap. 4 del mio libro (che tu hai copmprato) lì c'è il "business plan". Cioè COME si fa.

Secondo me, parecchi colleghi appena usciti dall'università non sarebbe in grado di "vendersi" come liberi professionisti perchè non hanno bene in testa cosa vuol dire lavorare come ass.soc..

Questa mia opinione di basa sul fatto che molte volte, all'esame di stato prima, e poi nei concorsi pubblici si risponda a certe domande, anche banali, in modo "imbarazzantemente" inappropriato o con una modalità di espressione linguistica paragonabile a bambini delle elementari...

Ebbene questi colleghi non avrebbero molte possibilità di risultare accattivanti per il mercato del lavoro...

il libro mi è stato molto d'aiuto, però vorrei guardare alla libera professione dalla parte di chi esce dall'università..in parte perchè vedo che chi si è già laureato sta facendo tanti lavori tranne che come as nonostante abbia fatto concorsi in diverse città e anche regioni. e poi perchè penso che l'intraprendenza dei 25 anni sia diversa, nel bene e nel male da quella dei 40-50.

il sottotitolo del libro è proprio dal lavoro dipendente alle opportunità di mercato, io invece mi chiedo se sia così assurdo pensare alla libera professione per iniziare.

e sono d'accordo sul fatto che quando si esce dall'università non sempre si sa cosa sia il lavoro dell'as proprio perchè si fanno tirocini pessimi e i programmi accademici fanno pena. per questo vorrei capire cosa serve a chi vuole iniziare da li, non a chi ci vuole passare!!

le competenze credo che siano le stesse che servono nel lavoro dipendente sommate ad una "vena imprenditoriale". pensvao anche che, per iniziare, un lavoro dipendente part time sarebbe l'ideale per sperimentare, magari in associazione ad altri colleghi più esperti, la libera professione.

che ne pensate?

ci tengo veramente molto a fare questo tipo di tesi "tecnica" che tratti un progetto di libera professione con l'applicazione di un modello teorico ben preciso che possa permettere questo tipo di lavoro.

Sai, Michela, a volte si fa di necessità virtù.

E' quello che ho notato in alcune esperienze registrate nei miei seminari sulla libera professione al sud: colleghi giovani, senza esperienza, che "si sono buttati".

Ripeto: l'idea vincente è importante, ma occorre considerare pure la piazza e chi già ci lavora.

Se consideri tutte le esperienze che nel libro (cap. 5) abbiamo registrato, sono tutte frutto di percorsi lunghi, tuttaltro che improvvisati.