Io si.
Io credo che dobbiamo considerare che la nostra valutazione può anche andare contro gli stakeholders in gioco (p.e. utente vuole soldi, assessore vuole darglieli). Dobbiamo pensare che è normale, anzi spesso succede.
Dov'è l'equilibrio? Nel fare il nostro pezzettino.
Se io nella mia relazione dico a e qualcun'altro dice b, va bene, l'esito sarà a o b a seconda del procedimento decisionale.
Quel che va evitato è che se io dico a e qualcun'altro vuole che io dico b, se io lo faccio commetto falso ideologico, il che è reato.
Il VERO PROBLEMA è che chi "dice" e non "fa", in verità NON HA POTERE sul procedimento. Anzi, commette abuso d'ufficio (e pure questo è reato).
La difficoltà che io osservo spesso nelle colleghe è la bassa capacità a gestire la c.d. "dissonanza cognitiva". Cioè, stare nel mezzo del conflitto è normale, ma io DEVO starci e prendermi le responsabilità. E' invece più comodo (anche se è reato) dire "si signore".
Non è una questione "da spigolosi", bensì una questione etica, nonchè legale. Noi dobbiamo obbedienza al Diritto, alla Legalità e alla Giustizia. Noi non dobbiamo obbedienza al "consenso politico locale", tantopiù se ci viene imposto l'assistenzialismo ed il clientelismo.
Ancorpiù se, oltre ad essere assistenti sociali, siamo cristiani (ed io so che tu lo sei, come me). Anche Nostro Signore ha detto dei no e gli hanno fatto fare la fine che sappiamo. Sappiamo quindi portare la nostra croce nell'affermare la giustizia e, in fin dei conti, l'uso del denaro pubblico per chi davvero ha bisogno.
Uh, Marianna, forse sono uscito fuori tema...........................