Dal mio punto di vista, però, la funzione manageriale non si identifica pienamente con quella dell'assistente sociale specialista, anche se si tratta di una competenza espressa fra quelle a lui appartenenti.
Sono vere diverse ragioni che avete citato, in particolare il fatto che la Professione ha fra i suoi punti cardine di riferimento il valore della solidarietà, che mal si concilia con gli aspetti riguardanti la questione delle pure e semplici compatibilità economiche da far rispettare. Ma la questione più importante secondo me è che la laurea magistrale, la quale dà accesso al titolo di A.S.S., dà solo delle nozioni limitate di gestione economica concreta o di management professionale. Voglio dire cioè che di per sè la laurea magistrale (almeno nel programma di studi che ho fatto io) non è in grado, da sola, di dare delle competenze tali nelle materie economiche che possano permettere la funzione manageriale, intesa nel vero significato del termine. Occorrerebbe comunque frequentare qualche master o qualche scuola di specializzazione.
Ad esempio chi si candida per ricoprire la figura di Direttore Generale di una ASL deve avere delle competenze manageriali lì sì davvero spiccate. Io credo che un A.S.S. non abbia assolutamente la necessità di una formazione così altamente specialistica come quella che occorra per dirigere una ASL, e che piuttosto bisognerebbe rendere più formativo e specifico il corso di laurea specialistico.
E quindi, riagganciandomi al tema del mancato inquadramento della figura dell' A.S.S., io credo che sia mancata totalmente una valutazione preliminare sull'effettiva collocazione che questa figura può ricoprire in un determinato servizio. L'idea è in realtà ottima e suggestiva (io ad esempio mi sono iscritto solo alla specialistica di Servizio Sociale e ho fatto direttamente l'esame per l'iscrizione all'albo A, perchè mi interessava particolarmente l'ambito delle politiche sociali in senso generale più che il servizio sociale tradizionalmente inteso) quella di formare appunto degli specialisti della progettazione e organizzazione dei servizi, ma forse si è fatto il classico passo più lungo della gamba.
Ripeto, secondo me la responsabilità di sbrogliare questa matassa non spetta tanto all'ambito soggettivo del singolo A.S. (e cioè rispondendo a domande quali come egli si percepisce professionalmente, oppure se fosse in grado di gestire un servizio facendo ricorso più al fattore economico che a quello valoriale ecc.) ma prima di tutto all'ambito dirigenziale a livello nazionale e ai diversi ordini regionali. La riforma è stata fatta a quei livelli. Se d'altronde non ci sono ad esempio concorsi pubblici che richiedano la figura dell'A.S.S, la questione non può certo essere risolta dal singolo professionista, perchè evidentemente non c'è proprio presenza di domanda qualificata.