1) no, dal mio punto di vista il problema non se lo pongono neanche, perchè si mostrano così come sono;
2) nel caso di assistenti sociali "buoni" la strada è quella di mostrare di essere tali (p.e. scrivendo su questo sito, sulle riviste, proponendosi nel libero mercato, facendo conoscere il loro lavoro);
3) la nostra immagine scade non per noi, ma semplicemente perchè scade l'idea del "pubblico=sociale" (che io non so ancora quale è); il nostro burn-out non dipende dal rapporto con l'utenza, ma dal lavorare in enti demotivanti;
4) io spesso. Mi dicono sempre "Lei, dotto, non è come quelle altre oche". Ed io ribadisco che sono a.s., che pure le altre sono brave, ecc. Io alcune volte ho poi simulato l'utente andando da colleghe che non mi conoscevano.......hanno ragione gli utenti!!!!
In una frase: siamo quel che siamo. Quando si ragiona sull'immagine il problema è che il gruppo non vuole cambiare.
Ma scusate, ragazzi, avete visto gli ordini? Sono spesso tutte pensionate e con un'idea vecchia di servizio sociale. Il problema è che loro fanno l'immagine. Colpa loro? No, nostra (e vostra..) di giovani che non si vogliono impegnare.
Ricordate che l'immagine deriva dallo specchio: io sono quel che sono.
Ci sono anche tanti bravi colleghi, è che devono avere il coraggio di mostrarsi di più per offuscare le tante oche starnazzanti.......
Io spero tanto in voi giovani, siete tutti dottori (e non è poco) e dovreste avere la capacità di produrre buone pratiche professionali: solo così si cambia l'immagine.
L'immagine la fa ognuno di noi, NON LA DELEGHIAMO ad altri, i quali l'immagine (e che immagine!) già la definiscono in negativo,..e quel che è peggio è che neanche se ne rendono conto......
Uh, ho forse esagerato?
Ugo