Cara Stefania, è vero, come tu dici, che la crisi economica ha aumentato le richieste..ma è anche vero, secondo me, che conta molto la "politica dell' ente"..Io ho lavorato anni fa in un Comune dove i servizi sociali elargivano contributi economici senza alcuna progettualità, gli utenti si rivolgevano al servizio come si stessero rivolgendo a un bancomat, come dici tu, e se anche tu assistente sociale potevi ritenere che il contributo non fosse opportuno, la tua valutazione poco contava...adesso invece lavoro in un comune dove c'è un altra politica, e le cose sono diverse...E'' vero anche, però, che secondo me c'è molta discrezionalità nell' erogazione dei contributi..e forse noi ass. sociali non siamo neanche formati a livello metodologico...tanto è vero che, come vedi, quasi nessuno ti ha dato risposte...sarò polemica , ma secondo me, la maggior parte di noi si affida, in questi casi, al buon senso....
Richieste di assistenza economica e ruolo dell' a.s
Mi chiedo che spazio decisionale possiamo avere noi Assistenti Sociali di fronte a responsabili che non tengono conto delle nostre valutazioni e ci chiedono di erogare contributi anche a quelle famiglie oppositive che, pur potendo contare su un buon stipendio, pretendono comunque un aiuto....senza guardare neanche a chi bussa alla porta e che fila di famiglie rimane fuori..
Mi chiedo come poter ottenere finalmente delle risposte chiare a livello politico in assenza di regolamento e linee guida, se, nonostante anni di segnalazioni e richieste anche scritte, non viene considerata l'importanza di definire priorità di accesso e costruire progetti condivisi con le famiglie..
Mi chiedo come rispondere a quelle famiglie in situazione di fragilità sociale, prive di reddito, che però hanno conservato la propria dignità e non pretendono pur avendone pieno diritto..
Possiamo continuare di certo a segnalare chi sono le famiglie che si presentono da noi a ricevimento, a segnalare ai piani alti le criticità e i bisogni, ma poi cosa dobbiamo fare? Sottostare a responsabili che invece di prendere decisioni si limitano a rispondere solo a chi minaccia o rivendica, magari anche andando oltre alla tutela stessa dei propri operatori e delegando l'intera gestione e responsabilità degli altri casi a noi ?
Non so se può servire: io di recente ho scritto un articolo.
Esso è stato pubblicato sul n. 2/2013 della Rassegna di Servizio Sociale, edita dall'EISS di Roma, col titolo "servizio sociale professionale nella crisi economica". Il contributo analizza criticamente il nostro stato sociale, concepito ed ancora gestito in termini di mera "dazione monetaria", bisognoso invece di un salto di qualità verso servizi relazionali e a mercato. Nello studio si dimostra la necessità delle "politiche attive", anche a rischio (apparente) di perdita del consenso elettorale. In ciò, paradossalmente, la crisi economica ci sta aiutando: occorre abbandonare le politiche assistenzialistiche per sostenere invece diversi modelli di consumo, di sviluppo e di rapporto col territorio. In ciò è necessario sviluppare diversi metodi di approccio da parte degli assistenti sociali.
Si, ma chi decide, l'as o il dirigente? Questo è il problema!
AC
Aggiungo alcune idee alla discussione.
Nella decisione di erogare un contributo economico entrano i gioco molti fattori:
- valutazione professionale dell'assistente sociale
- opinione degli amministratori comunali e indicazioni politiche
- disponibilità a bilancio di fondi destinati a questo scopo
- parere dei coordinatori o responsabili di servizio
- presenza o meno di un regolamento per l'accesso ai benefici
- presenza di una o più tipologie di beneficio (es. con fondi comunali o regionali o altro)
- urgenze e "obblighi" ad intervenire
- quantità di benefici già erogati in favore di quella persona/nucleo
- possibilità o meno di definire un progetto di cambiamento per la persona
- collaborazione della persona nel processo di aiuto e cambiamento
Sicuramente il tema è complesso e la presenza di regolamenti aiuta molto nella definizione delle possibilità di accesso ai contributi e quindi orienta anche la presa in carico.
Penso che le ingerenze (dai politici e dai superiori) possano esserci e bisogna imparare a conviverci o a trovare strategie di superamento, cercando di lavorare bene in favore della persona bisognosa.
Se il compito dell'assistente sociale è quello di individuare i bisogni e segnalarli, allora è corretto che il professionista ascolti l'utente, raccolga formalmente la domanda, faccia la dovuta valutazione, relazioni a chi di dovere e poi sarà quest'ultimo a prendersi le sue responsabilità nei contronti del cittadino se il contributo non viene erogato.
Ovviamente poi bisognerà imparare a sostenere la nostra frustrazione di fronte a questo... :wink:
Il problema è che molto spesso al cittadino non viene chiarito che la responsabilità di concedere il contributo non è nostra, e quindi l' utente ha la convinzione che sei tu ass. sociale che non hai voluto concedergli il contributo, o che hai voluto concedere il contributo a tizio o caio ( nei piccoli paesi le notizie fanno presto a circolare)...Anche perchè effettivamente non è chiaro chi abbia il potere di concedere i contributi economici: il sindaco, la Giunta, l' assessore di turno, il responsabile ( che si consulta o viene "indirizzato" da sindaco, o assessore)?