Pallaspina pallaspina.......
io credo che il lavoro sia un pò come l'amore. DIPENDE. Dipende da se stessi, ma pure dal partner. Nell'amore si crede che la combinazione sia "casuale", invece non lo è davvero. Sta poi ai singoli gestirsi la SODDISFAZIONE PERCEPITA. C'è cioè chi è soddisfatto, e va bene, ma pure chi non lo è, ma non cambia. C'è chi si adatta ad un partner insoddisfacente, e chi lo manda a quel paese.
Chi è sto partner? E' l'organizzazione di lavoro, la quale è - per natura stessa dell'ente pubblico - rigida: prendere o lasciare, insomma. Poche pippe, ragazzi: un'organizzazione burocratica come il Comune non puà che funzionare in un certo modo, ovvero: dare risposte, confermare un certo consenso politico, contenere i costi, accontentare l'assessore e le associazioni del territorio. In questo gioco la "soddisfazione del cliente interno" NON ESISTE.
La questione è un pò diversa nell'impresa sociale, dove obiettivi e fini sono diversi dalle burocrazie. Però queste imprese richiedono un altro tipo di atteggiamento di chi lavora.
La "soddisfazione" è cioè relativa, dipende dal contesto, ma pure da chi la esprime. Questa è sempre il frutto di un adattamento.
Da parte del lavoratore la soddisfazione dipende sempre dalla differenza tra il prima ed il dopo, cioè dalla rappresentazione del lavoro di aiuto durante lo studio e ciò che realmente si fa. C'è cioè l'assistente sociale "soprammobile", cioè quello che si adatta a tutto, pure a fare l'amministrativo, ma è così perchè E' SEMPRE STATO COSI'. C'è poi pure l'assistente sociale che ha interessi, passioni, peculiarità, costui studia, si confronta, si aggiorna......è logico che la dipendenza gli sta stretta.
DIPENDE. Il "soprammobile" è soddisfatto a fare il soprammobile. Il collega "dinamico" (cioè che ha una mission personale da realizzare) deve invece trovare la sua strada: se non dove lavora, fuori.
Nei miei corsi sulla libera professione insisto molto sulla necessità - per i colleghi "dinamici" costretti per pagnotta alla dipendenza - a che ci si specializzi per conto proprio aprendosi collaborazione esterne. Uso sempre, in questi corsi, la metafora della moglie e dell'amante: è lecito tradire la moglie se questa non trasmette più passione. Si tratta di tenere assieme moglie ed amante per SENTIRSI VIVI, cioè per esercitare attività professionale CON UNA PERCEZIONE CHIARA DI SODDISFAZIONE, la quale da a dipendere da noi e non dalla "concessione" di un capoccia burocratico pubblico-
Insomma, DIPENDE. Gli assistenti sociali non sono tutti uguali. GRAZIE A DIO !!!