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15 dicembre 2011

Lettera al CROAS Lombardia sulla riforma degli Ordini Professionali

Ciò posto, si offrono le seguenti considerazioni:

  1. è certo legittimo quanto enunciato nel testo di Ugo Albano, che scrive: “Se "dove va la professione" richiama l'idea della bussola, è il marinaio l'attore principale, non (o un po' meno) chi sta sulla banchina ad aspettare. Dico ciò perché è proprio chi lavora oggi nei servizi (e non chi ci ha lavorato anni fa) a capire, vedere e decifrare i nodi che non ci permettono di andare avanti”; è altresì fallace e risponde a un leitmotiv della professione, per cui è la “pratica” che può condurci all’obiettivo e non la teoria, per lo più giudicata inutile e propria di chi è lontano dall’impegno sul campo (non si dice nel senso comune: una cosa è la teoria, altro la pratica? Oppure: vale più la pratica della grammatica…).
    Tale argomentazione è simmetrica nella differenza a quella di chi – come spesso è avvenuto in questi anni – ravvisa una sorta di crimen laesea maiestatis quando punti di vista esterni all’accademia, ma a quella non estranei, pongano prospettive conoscitive differenti dalla centralità dell’”esperienza” e comunque da quanto viene definito “tradizione” della professione. Chi dunque sarebbe legittimato alla parola?
    Tale posizione dicotomica è fallace in quanto senza teoria si dà solo “pratica” e questa si fonda sul mero senso comune, ovvero sulle teorie personali del singolo professionista. La pratica, ovvero l’esperienza è meramente personale, genera replica e come ha insegnato Bateson, è non trasmissibile (non si può insegnare) e non trasferibile (non si può importare in contesti operativi differenti). La teoria fertile, invece, genera strategie di intervento e implementa processi organizzativi, ovvero prassi, che diventa condivisibile, trasmissibile e trasferibile in quanto fondata su competenze acquisite nella formazione e quindi comuni alla professione. La prassi è rendicontabile in quanto aderisce rigorosamente alla teoria e se si dà errore questo è altresì fertile in quanto indica o una caduta del rigore nell’applicazione metodologica, o una criticità nella stessa teoria che pertanto deve essere rivista. Nella prassi dunque si dà errore, nella pratica solo sbagli, generalmente attribuiti a carenze della persona (magari “caratteriali”). In tale prospettiva ha diritto di parola chiunque, mero accademico o professionista sul campo, dichiari la teoria a cui si riconduce la filiera della conoscenza che da essa si dipana e vi aderisca con rigore. In caso diverso si avrà il conflitto tra due configurazioni di realtà generate dal senso comune e non dal senso scientifico; ovvero, si resta nell’ambito dell’opinione personale;
  2. il richiamo al costrutto della riflessività nella locuzione mutuata da Schön e Argyris del “professionista riflessivo” è ormai un viatico nella retorica della professione. Ma su cosa il professionista riflette? Se sulla pratica, la riflessione sarà poco efficace, in quanto autoreferenziale e comunque inscritta nelle teorie personali che come rileva Sìcora sono responsabili «dell’applicazione di conoscenze personali implicite (sono i «modi di vedere» il mondo che guidano le azioni), difficili da esplicitare e che si manifestano attraverso l’azione professionale». Pertanto se sono difficili da esplicitare la riflessività sarà poco utile nel caso in cui si riesca a farlo, ci si troverebbe di fronte al caso per cui la teoria verrebbe impiegata come giustificativa di quanto si va affermando (vedi gran parte delle argomentazioni peritali in ambito di CTU) e non come conseguenza di un modello teorico implementato . Se invece si riflette sulla “prassi” e quindi su come vengono generate strategie di intervento in virtù di teorie esplicitate e “terze” e quindi di oggetti osservativi definiti, allora sarà di grande aiuto non solo nel migliorare l’efficacia, ma anche nel ridurre l’errore (efficienza e ottimizzazione delle risorse);
    1. Luigi Colaianni
      Responsabile interventi sociali Dipartimento Salute Mentale Fondazione Policlinico – Milano;
      docente a contratto di materie sociologiche presso il cdl in servizio sociale UNIPD;
      formatore accreditato presso il CNOAS.
      Creation date : 2012-01-13 - Last updated : 2012-01-23

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