Non lo è per niente! Ma è proprio la collega del CSM che dovrebbe prima di tutto far valere la sua posizione, anche con degli "atti di forza"attraverso delle lettere scritte. Noi in Lombardia abbiamo creato un gruppo di lavoro con l'ordine e a Settembre verrà presentato alle nostre Aziende Ospedaliere di dipendenza (infatti siamo l'unica Regione in Italia a dipendere dagli Ospedali). La cosa però che con maggior forza è emersa, è che spesso ci "rintaniamo" nelle nostre isole felici (poichè professioni con particolarità molto differenti da quelle sanitarie) e che, comprensibilmente stanche, non facciamo altro che lasciare che altri professionisti -come ad esempio i medici- stabiliscano quale sia la nostra competenza professionale ed il ruolo all'interno del Servizio. Se ti ricordi con molta rabbia scrissi l'articolo sul case management in psichiatria per difendere la nostra professione a confronto con quelle sanitarie-con cui è sempre bene collaborare, se si parla di integrazione socio-sanitaria-ma dobbiamo prima di tutto essere noi a dire agli altri cosa facciamo ed impedire che ci obblighino a fare ciò che non ci compete o, peggio, far fare il nostro lavoro ad altri.
Perchè ad esempio non cercare di scrivere dele linee guida sul ruolo dell'as nei CSM?
Spero che tu NAZg abbia capito il mio punto di vista, poichè ti stimo molto e non vorrei che le mie modalità di espressione possano apparire troppo dirette o polemiche, perchè non è così. Son sempre in prima linea per cercare di tener alto l'onore della nostra professione ed ho paura che alcune nostre colleghe fatichino a reagire ed a far sentire la loro voce....
Cosa ne dici se su questo spunto ci si fa un qualche lavoro di raccolta delle esperienze per metterle a confronto?
BACI!!!