......scusate se mi intrometto. Mi sembra che la riflessione di wee vada meglio valorizzata.
Premesso: noi assistenti sociali non siamo abituati a giudicare, in bene o in male, una famiglia solo dai contesti "formali", in questi casi "omogenitoriali" perchè i partner hanno fatto una scelta di vita omosessuale. In tantissime coppie eterosessuali, come sappiamo, si annida così tanta incapacità genitoriale che gli effetti sui figli li vediamo ogni giorno. Quindi il problema non è questo.
La riflessione riguarda invece l'educazione dei figli: ci sono aspetti razionali, emozionali, di cura pratica che dipendono, in buona sostanza, dal "voler essere buoni genitori". Ci sono però anche aspetti "simbolici", pur preponderanti per la formazione della personalità dei piccoli, che hanno un ruolo non da poco. Mi spiego meglio: "essere papà o mamma" non vuol dire solo avere il pene o la vagina, significa ANCHE rappresentare un "essere maschio o essere femmina" nel rapporto con i figli. Lo stesso amore verso i piccoli è diverso: il padre, generalmente, "ama a contratto" (se fai questo e questo ti lodo, sennò ti sgrido), la madre, invece, "ama incondizionatamente" . Potremmo dire che il maschio è più razionale, la femmina più emozionale: pure le neuroscienze dimostrano che noi maschietti agiamo con un lobo prevalente, mentre il gentil sesso usa tutti e due i lobi (e funziona diversamente....). Come dire: rimproveri, confidenza, modelli direttivi e modelli accoglienti sono entrambi ambiti importanti per la crescita di un piccolo. Scusate, tanto per fare un esempio,anche in pubertà il problema si pone, credo: come spiegherete a vostro figlio le prime eiaculazioni? Non si tratta solo di "dare una risposta", ma pure di "rassicurare tramite l'esperienza" perchè la si è fatta. L'educazione, insomma, è anche trasmissione di modelli identitari da genitore a figlio.
Lo stesso problema si pone nelle famiglie monogenitoriali (post-separazione coniugale), in cui l'unico genitore presente ed educante cerca di assolvere (non riuscendoci) ad entrambi i modelli. La confusione dei figli è tanta e si assiste spesso a "fuughe anticipate" verso l'altro sesso semplicemente perchè mancanti nell'infanzia. Personalmente a queste famiglie (e pure alle famiglie a genitori omosessuali) raccomando l'apertura educativa all'altro sesso. A volte è il nonno, o il nuovo compagno, o il maestro, o il parroco.
Per esempio, nel vostro caso: su una base di educazione al femminile, è più che opportuno avere una rete di zii o amici che abbiamo un ruolo significativo verso i vostri piccoli in quanto "maschi". Non trascurate questo consiglio, è per il bene dei vostri figli.
Poi, va beh, anche nelle coppie omosessuali c'è una "prevalenza": chi di voi due è più razionale e chi più emozionale? Chi tra voi due, per farla breve, fa il "maschio" (nel senso che prende le decisioni, è più direttiva, è più razionale di fronte ai problemi..)??
Sono riflessioni che non dipendono dalle "opinioni", ma da "evidenze scientifiche" che noi assistenti sociali bene conosciamo.
L'obiettivo - ripeto- non è giudicare la scelta di coppia, bensì capire cosa darà ai nostri figli la miglior garanzia di crescita equilibrata. Tutto quà.
Saluti carissimi.
Ugo Albano
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