Sicuramente l'esagerata quota gestita dall'ON a fronte di OO.RR. che fanno fatica a pagare l'ordinario è un problema politico. In quest'epoca di federalismo anche io rivedrei la questione. Ma se ne parla da anni, il problema è arrivare alla modifica della Norma, ma di spinte in questo senso non ce ne sono, mi pare. L'ultima, come sapete, è l'eliminazione dei collegi dei revisori.
Il problema, a mio modesto avviso, è un altro: un gruppo professionale poco attivo ed una minoranza iperattiva.
Ma c'è un metaproblema che nessuno considera: si pensa che l'Ordine sia la Comunità professionale. Ciò è sbagliato, e non poco. La comunità professionale è "altro", non basta "pagare la quota" per "essere comunità". Una comunità professionale è composta da tante realtà libere, parlo di associazioni, di movimenti, pure di un sindacato di categoria, a cui però si accede liberamente.
Quando non c'era l'Ordine erano le associazioni ed il Sindacato di categoria che tenevano unite su degli obiettivi i colleghi. Con la creazione degli Ordini le "forze migliori" ci sono andate, ma lì si sono bloccate. E sto parlando della "minoranza attiva".
Perchè il "popolo" (lamentone e passivo) ha fatto la scelta tipica di chi non è professionale: più che impegnarsi (come avveniva prima) delegano tutti i mali all'Ordine.
Ed eccoli gli Ordini che cadono nella trappola: essi fanno tutela, essi fanno lobbing, essi fanno sindacato, essi fanno cultura, essi fanno formazione.............. ma ci riescono? A me non sembra.
La questione è di "democrazia sostanziale": i problemi non si risolvono "delegando", ma "agendo dal basso". Chi ha una certa età come me mi capisce, ma i colleghi giovani fanno fatica a capire, e quindi richiedono e pretendono tutto dall'Ordine.
Bisogna quindi ritornare al "fare comunità". Già sul posto di lavoro, perchè i veri problemi oggi quelli sono. Molti problemi sono sindacali, vogliamo capirla o no che l'Ordine non c'entra niente? Come la formazione: è una possibilità di crescita culturale e profesionale, in cui noi siamo chiamati ad essere attori e non solo fruitori: possibile mai che vediamo solo l'"onere dei crediti"??
Io credo che una comunità "viva", fatta di un sindacato che funziona, di associazioni che funzionano, di agenzie formative fatte da colleghi, sia la fucina dell'Ordine. All'Ordine si arriva dopo un percorso, a portare idee ed istanze, a realizzare programmi, ma ciò NON E' un fatto personale, deriva bensì da una COMUNITA' VIVA alla base, da colleghi che si reputano tali ben oltre il "cartellino segnatempo smarcato".
Uh, mi sono perso, forse ho detto troppe cose.
Spero di aver espresso il mio pensiero.