Petizione RICHIESTA DI CHIAREZZA E RAPPRESENTANZA DEGLI ISC.

Sezione: Riforma degli Ordini Professionali · Aperta il

Petizione RICHIESTA DI CHIAREZZA E RAPPRESENTANZA DEGLI ISCRITTI

Milano 11 gennaio 2011

alla presidente dr.ssa Renata Ghisalberti

ai/alle Consiglieri/e Ordine Regione Lombardia degli Assistenti Sociali

I sottoscritti Assistenti Sociali della Regione Lombardia, regolarmente iscritti all’Ordine Regionale nelle sue diverse sezioni, chiedono di fornire con urgenza e chiarezza, possibilmente in forma pubblica e diffusa (sito dell’Ordine e lettera agli iscritti anche cartacea etc.) chiarimenti in merito a:

1. Programma Elettorale dei nuovi eletti al Consiglio Nazionale e in particolare il primo punto ovvero obiettivo rendere obbligatorio per l’esercizio della professione il titolo di laurea magistrale (3+2) riducendo il triennio ad un non ben identificato “Tecnico di Servizio Sociale” ((....cosa farà mai ? lo sportellista? mentre ci passeranno davanti a selezioni, concorsi e assunzioni i nuovi professionisti in circolazione ovvero i counselors, i mediatori che con uno o due anni esercitano attività anche di libera professione ??))

2. mancata elezione di ALMENO un Assistente Sociale della Regione Lombardia al Consiglio dell’Ordine Nazionale e quindi modalità di rappresentanza degli iscritti che SONO oltre il 12 % degli AASS in Italia ((….. perché non siamo stati informati come iscritti delle candidature espresse dall’Ordine e delle strategie di voto per sostenerle ? non sarebbe stato utile far pesare i numeri delle regioni e non gli Ordini Regionali))

In particolare si chiede al Consiglio dell’Ordine Regionale della Lombardia :

· di sapere se ha appoggiato e o appoggia tale obiettivo e perché

· di consultare apertamente gli Iscritti su future azioni ed elementi di tale importanza quali le elezioni di organi nazionali prima di assumere posizioni senza alcun mandato dai 4500 soggetti che regolarmente pagano le quote di iscrizione per essere rappresentati,

· di dissociarsi da tale obiettivo in modo esplicito, trasparente e netto in considerazione dei danni che ne verrebbero alla professione che gli Ordini dovrebbero tutelare e non contribuire a massacrare, tanto più in un momento di crisi dei servizi sociali che già posta con sé precarietà e incertezze nelle giovani leve della professione.

· Di individuare strategie e fornire agli iscritti informazioni sui rapporti che si terranno con l’ordine Nazionale e con gli altri ordini Regionali per tutelare gli interessi l e a rappresentatività degli iscritti della seconda regione d’italia

Considerando già da ora seriamente compromessa la nostra rappresentanza a livello nazionale e considerando già grave il pregresso percorso inerente il Regolamento sulla Formazione Continua per la mancata informazione e consultazione PREVENTIVA AGLI ISCRITTI su processi evolutivi (la formazione continua) o involutivi (il Tecnico dei servizi Sociali) ,

Considerando le ricadute professionali, personali ed economiche sia sulle giovani generazioni che si affacciano alla professione sia sulle persone già collocate

Ci permettiamo con la presente un ultimo tentativo di ricevere ascolto e vedere rappresentati i nostri interessi almeno a livello locale e in attesa di vostro riscontro porgiamo cordiali saluti

vi allego programma elettorale dell'ordine Nazionale appena insediatosi

vi invito a leggere il punto a) ATTENTAMENTE visto che in pratica il nuovo Consiglio Nazionale dell'Ordine si appresta a chiedere come obbligatoria la laurea magistrale 3+2 eliminando la possibilità di esercitare la professione con i soli 3 anni per i nuovi e quindi declassando nuovi e vecchi laureati triennali a "tecnici dei servizi sociali" ? sportellisti?

mentre i vari Counselor e mediatori altrimenti detti avanzano coi loro corsi di 1 o 2 anni.....

quindi vi chiedo :

se ritenete tale proposta un ennesimo pasticcio operato da chi dovrebbe tutelare e non massacrare una professione....per favore fatevi sentire presso l'Ordine Nazionale e Regionale nelle forme che riterrete opportune.....e teniamoci in contatto, informiamoci a vicenda

i o e altre 54 colleghe (quasi tutte già con laurea magistrale o specialistica presa dopo anni di lavoro)

abbiamo inviato all'Ordine una breve e stringata richiesta di presa di posizione netta ed esplicita da parte dell' Ordine Regionale

nonchè di impegno affinché si informino in tempo reale e con chiarezza gli iscritti sulle attività in corso al Nazionale in merito a tale obiettivo dichiarato dagli eletti e su nuove iniziative o progetti PRIMA che vengano emanati nuovi regolamenti nazionali ....vedi formazione continua .....

ovviamente potete diffondere ai vostri indirizzari di colleghe la presente richiesta e poi se :

siete daccordo ...aggiungetevi ai firmatari...io poi copio e incollo e invio....direi entro il 30 marzo

volete aggiungere o togliere o cambiare qualche cosa , bene ! mandate il tutto autonomamente all'Ordine regionale credo che ...più voci anche diverse arrivano meglio sia

avete già inviato qualche osservazione all'Ordine.....benissimo !! magari teniamoci reciprocamente aggiornati in merito..

siete daccordo con la laurea 3+2 obbligatoria... ....grazie dell'attenzione

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La risposta della Master di Corso di Servizio Sociale dell'Università Milano-Bicocca agli studenti che hanno sollevato il problema:

Caro Grigis

Anzitutto la ringrazio molto per l’invio e avermi coinvolto in un tema così rilevante – e che ha, tendenzialmente, ricadute notevoli sul cdl.

Il documento che mi ha inviato riflette posizioni presenti tra gli AS (anche tra autorevoli componenti degli Ordini regionali/ nazionale), circa la congruità della formazione attuale (3+2) in un contesto caratterizzato da una forte complessificazione della problematicità sociale e della domanda di sostegno sociale.

Credo però che il dibattito a riguardo, all’interno della professione e dell’Ordine, sia molto aperto e, soprattutto, che dovrà tener conto sia dei vincoli normativi esistenti (da un lato per quanto riguarda gli accordi di Lisbona circa la formazione universitaria strutturata in 3+2, dall’altro per quanto concerne la tendenza verso un compattamento dei raggruppamenti disciplinari per i docenti universitari), sia dell’effettiva articolazione del mercato del lavoro nei diversi contesti territoriali e delle ripercussioni che tali proposte potrebbero avere in termini occupazionali e contrattuali, oltre che per gli AS più giovani, per quelli da più tempo inseriti nel mercato del lavoro.

Come forse saprete, per il 1 aprile la prof. Teresa Bertotti, nel suo ruolo di componente della Segreteria dell’AIDOSS (che è l’Associazione dei docenti di Principi e di Metodi del Servizio Sociale), sta organizzando qui, in Bicocca, un convegno sull’impatto che la legge Gelmini sta avendo / potrà avere sui cdl in Servizio Sociale. Credo che in quella sede potrebbero essere discussi anche alcuni dei punti contenuti nel documento che mi avete inviato.

Credo anche che potreste chiedere ai docenti che insegnano Principi e Metodi di affrontare, anche se certo in modo non esaustivo, tali problematiche, in modo da potervi confrontare su temi così rilevanti per il vostro futuro. Per tale motivo metto in copia anche a loro la mia risposta alla sua mail e allego i documenti che lei mi ha inviato.

Un cordiale saluto e l’augurio di una buona serata anche a lei

Carla Facchini

Quindi, chi ha conseguito la triennale pensando di poter fare l'assistente sociale si troverà gabellato?

Con la triennale che ci si fa? Carta igienica? O servirà solo per iscriversi alla specialistica?

mi pare di capire che l'ordine voglia valorizzare la professione tendendo verso una sua completezza formativa anche universitaria per raggiungere in qualche modo le altre professioni.

...scusate ho letto molto velocemente, ma mi sembra di aver colto l'argomento e le perplessità che scaturisce. E' una questione delicata, ma credo, come Marianna, che l'idea di fondo può essere che il ciclo completo dei 5 anni fornirebbe una formazione più seria e completa alla nostra professione...visto che mettiamo mano sulla vita delle persone, non è che abbiamo meno responsabilità di un chirurgo.

C'è però un discorso da fare sulla preparazione universitaria. Per me non ci siamo ancora.

Io mi sono diplomata 11 anni fa, avevo iniziato una specialistica che ho dovuto interrompere per motivi familiari, ma non mi sento ancora all'altezza.. non so se pecco di troppa umiltà...

Infatti ad aprile mi sbatterò da rovigo fino a roma per due week end per fare un corso sulla progettazione . Tanto per iniziare.

scusate l'intrusione, ho scritto di getto..

GABRY

ecco allora prima di rendere obbligatoria la magistrale sarebbe il caso di ripensare o migliorare la formazione universitaria..

salve, innanzitutto mi presento mi chiamo gennaro e sono di napoli, in merito alla questione formazione universitaria, sono si certo che bisognerebbe creare un ciclo unico di studio al fine di migliorare l'offerta formativa e il riconoscimento dello status di assistente sociale, pero devo dire che io in tre anni di corso di laurea alla federico secondo e 41 esami , non mi sento per niente poco preparato, anzi la mia facoltà mi ha dato tanto, anche grazie al mio amore per questo lavoro che mi ha portato ad amare ogni aspetto del ciclo di studio, dalla filosofia, alle scienze umanistiche, al diritto privato, pubblico, di famiglia, etc etc etc. Ecco secondo me è soggettiva la competenza, ed è soggettivo anche il valore che si attribbuisce alla nostra professione. bisogna ancora crare un anello di congiunzione forte tra quelle che si definiscono professioni forti ,e la nostra, ma care e cari colleghi vi dico che in primis dobbiamo cambiare prima noi nel mostrarci al mondo esterno. io gia lo faccio. a presto.

ciao gennaro,

E' giustissimo è fondamentale come ci si pone come professionisti, ma la visione soggettiva-emotiva non è tutto.

Anch'io non posso dire niente della triennale conseguita a Venezia nel 2000, è la specialistica (che non ho concluso-per ora) che ho trovato un pò lontana...

Trovo solo che la nostra deve essere concepita come un'alta formazione, non solo costituita da una buona preparazione in tutte le dimensioni afferenti l'intervento sociale, ma anche da solide basi di programmazione, valutazione, fund rising, etc per contribuire a costruirlo questo sapere, ogni giorno per e con l'utenza ed il territorio, attraverso il ciclo teoria-prassi-teoria.

E' un aspirazione a cui tutti dovremmo puntare , come respons-abilità professionale e a mio avviso la triennale non basta.

Ci serve un di più, un primo passo è la formazione permanente, ora vediamo come concepiranno il discorso ciclo quinquennale.

Buona domenica , Gabry

Ciao, io devo dire che ho frequentato la scuola diretta a fini speciali conseguendo il titolo di assistente sociale nel '97 qui all'università di Palermo(scuola Vittorelli) facoltà lettere e filosofia. Ho dato tutti gli esami entro i tre anni previsti, studiando con molto interesse e profitto. Ho amato alcune materie più di altre ed alla fine mi sono preparata per l'esame di stato con una tesi di diritto civile, molto impegnativa ma che da tempo sognavo di scrivere. Mi sono sentita orgogliosamente degna del titolo di Assistente Sociale perchè, onestamente, sapevo di avere approfondito bene i numerosi campi di intervento pur prediligendo alcuni di essi poichè il tirocinio mi ha portato ad approfondire determinate tematiche direttamente sul campo e grazie all'aiuto dei miei bravi supervisori. Non mi sento una tuttologa ,ma studio sempre tutte le tematiche sociali che le varie opportunità di lavoro a tempo determinato mi hanno portato ad affrontare in questi anni. Ed ho dovuto tornare più volte sui libri e confrontarmi con colleghi anche di altre professioni che hanno arricchito il mio bagaglio culturale. Poi col tempo l'esperienza ha fatto il resto e devo dire che mi sono sempre sentita all'altezza di svolgere il mio ruolo di A.S. nel migliore dei modi offrendo agli utenti la mia professionalità sempre il più aggiornata possibile, anche se ciò comportava alla sera trascorrere ore e ore al computer a studiare leggi, regolamenti, ed approfondimenti vari.

Cari colleghi scusate la lunga premessa, ora vengo al punto: ritengo che nella vita si può sempre migliorare e nel nostro campo è d'obbligo tenersi aggiornati, studiando e confrontandosi con i saperi anche delle varie professionalità con cui ogni giorno lavoriamo. Dunque se una riforma universitaria interviene, come di fatto è stato in questi anni con il D.U.S.S. nel 97/98 ..e con le altre riforme fino ad oggi intercorse nelle nostre università, secondo me è un fatto positivo in quanto apporta degli aggiustamenti metodologici e di contenuto che sono imprescindibili per una professione come la nostra sempre in continua evoluzione.

Non sono invece d'accordo sul fatto che coloro che negli anni passati non hanno potuto godere di una preparazione paragonabile a quella di oggi vengano relegati al ruolo di assistenti sociali di serie B. Chi oggi ha la specialistica e ha potuto conseguire dei master in questo o quello... ha tutta la mia ammirazione ma non mi fa sentire in una condizione di inferiorità professionale.

Inoltre, alla luce delle recenti direttive dell'Ordine Nazionale che ha regolamentato la nostra formazione continua e l'aggiornamento professionale a cui nessuno può più sottrarsi in quanto è divenuto obbligo ( dopo il triennio sperimentale) non capisco perchè molti continuano a sottolineare che non siamo all'altezza , come preparazione, di una professione delicata come la nostra.

Colleghi vi invito alla riflessione su questi temi, seguirò con interesse i vostri interventi, ma ribadisco la necessità , a parer mio, di non svilire la nostra professione, non è attraverso l' ossessiva raccolta di titoli, crediti, convegni e tavole rotonde che riusciremo a dare il meglio nella nostra professione , ma ponendoci l'obiettivo di interpretare i bisogni alla luce delle migliori risposte possibili che sono date da elementi oggettivi ( strutture, burocrazie, budget, )e non solo da nostro sapere accademico.

Cordialità

Grazie per il tuo intervento, cara collega :)

Io credo che non si voglia svilire la nostra amata professione, anzi!

Il fatto di sentirsi un pò incompleti e non perfettamente all'altezza di fronte alla complessità dei bisogni credo sia un atteggiamento costruttivo, proprio di chi è pronto a mettersi in discussione in maniera creativa e dinamica, proprio perchè non si lavora all'unisono, ma con la persona e altri professionisti...ed entrano in gioco mille variabili, mille percorsi imprevisti, a volte strade sconosciute. Per quanto riguarda la formazione , non è che si vuol collezionare corsi come patacche..ma si sente il bisogno, come dicevi tu, di tenersi in costante aggiornamento. Buona serata :)