sono laureata in scienze dell'educazione e vorrei ..

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Questi non sono tempi facili, lo so bene che con uno stipendio ci si paga da vivere e resta assai poco.

Ma è un prezzo che paga chi si è laureato e vuole lavorare. E' un prezzo che pagano molti meridionali da sempre, purtroppo. E' un prezzo che pagano sempre più giovani, lasciando l'Italia ed andando all'estero.

Ora si può anche "non voler pagare" questo prezzo. Ma a fronte di cosa? Di voler continuare a dipendere dai genitori? O di dipendere dal marito? Di continuare ad essere sconosciuti per l'INPS (se ne accorgerà quando andrà in pensione)? Di alzarsi la mattina senza sapere cosa fare? Di umiliarsi alla Sua età a chiedere i soldi alla mamma per farsi pure una pizza? Di farsi vincere dalla depressione di chi ha studiato e non trova sbocchi?

L'importante nella vita è essere consapevoli di quel che si fa, evitando i rimorsi.

Chi Le parla viene dal profondo sud. Per fare l'assistente sociale io ho fatto la famosa "valigia di cartone" e me ne sono andato all'estero. Esperienza durissima, mi creda. Ma ne è valsa la pena. Io mi reputo sempre più fortunato dei miei nonni: io sono espatriato con una laurea in tasca, loro solo con l'analfabetismo e con le braccia. In comune abbiamo avuto coraggio e volontà.

Ora, già i tempi oggi sono duri. Ma se il blocco siamo noi stessi, non andiamo da nessuna parte.

La questione su cui La invito a riflettere -che, ahimè, vedo presente nei giovani di oggi - a vedere il rischio, l'incertezza, il viaggio, l'emigrazione, tutte ANCHE dal lato positivo.

Oggi si emigra in aereo, con una laurea in tasca e con una voglia di affermarsi. Guardi che nessuno finora nella storia dell'uomo l'ha potuto fare. E' un peccato non capirlo.

Saluti cari.

"Fare i conti con la realtà"GIUSTO..PERO' se significa combattere ogni giorno e sfidare la "vita",non agendo per ipotesi mentali e possibili rimorsi MA quasi sempre per "tentativi"...nel senso: come fai a sapere che qualcosa funzionerà o meno se non ci provi nemmeno?

Tu inizia ovunque poi avrai modo di organizzarti passo dopo passo. Miseria o meno è pur sempre un inizio!Conosco bene la realtà del sud e le difficoltà che si vivono..ma non "arrenderti"(incentivo "scontato") perchè chi vuole ottiene, a fatica ma ottiene. Se non ci muoviamo noi giovani per primi qui non cambierà mai nulla..e non ti parlo di discorsi teorici ma molto pratici e reali,il modo lo decidi tu ma il principio non cambia.

Io sono certa di muovermi in questo senso,tu ?:)

Ancora auguri.

ps.Concordo con Ugo albano.

[quote="azzurra86"]il sud è pessimo[/quote]
Una persona che fa un’affermazione del genere non merita di trovare lavoro.

Fossi in te, mi farei un esame di coscienza.

Ciò premesso, al momento in cui scrivevi le lauree specialistiche non esistevano più già da anni. E le lauree magistrali non sono «associate» a niente, ma semplicemente i relativi corsi prevedono dei requisiti, peraltro sovente abbastanza blandi da poter essere facilmente sormontati se non addirittura aggirati e perfino derogati, d'accesso. E comunque né con la LS né con la LM ci si specializza. La specializzazione è ancora un'altra cosa.

Ciao, io sono laureato alla triennale in Sociologia. Ti dirò, la laurea in sociologia non offre maggiori sbocchi di quelli di scienze dell'educazione, anzi. Nel senso che i sociologi lavorano prevalentemente presso i Comuni/ASL/Piani di Zona (ma servono soprattutto i concorsi che non sono frequenti, soprattutto per le ASL), come coordinatore di strutture o progetti d'area (area anziani, area servizi educativi e sociali ecc...), responsabili risorse umane o tutor per il lavoro (dopo essersi specializzati con qualche master magari). Gli educatori invece oltre che potersi inserire nell'ambito risorse umane e lavoro o coordinamento progetti sul territorio, in base anche alla magistrale o alle specializzazioni post-laurea, possono lavorare con disabili, centri diurni, comunità, servizi educativi domiciliari per minori in situazioni di disagio ecc... Quindi c'é qualche possibilità in più.

Ovvio, siamo nel sociale dove non ti lanciano il lavoro addosso e comunque se si va al nord ci sono più alternative e progetti perché il Welfare funziona meglio, soprattutto in regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Volendo potresti anche provare a fare la triennale in educatore professionale (quella di ramo sanitario della facoltà di Medicina e chirurgia) invece di una magistrale. Quella so che é abbastanza ricercata ed hanno anche un albo.

Saluti.

Punto_Interrogativo, in base a una riforma oramai in vigore da un po' (artt. 594 sgg. legge 205/2017), di cui si è già parlato, le cose non stanno più come dici tu. Nello specifico, alcune attività da te elencate sono suddivise tra tre figure professionali distinte, e segnatamente quella di educatore professionale socio-sanitario, educatore professionale socio-pedagogico e pedagogista.

Per svolgere la professione di Educatore professinale socio-sanitario occorre la laurea di classe LSNT/2 abilitante (durata normale del corso: 3 anni); per svolgere la professione di educatore professionale socio-pedagogico occorre la laurea di classe L19 (durata normale del corso: 3 anni); per svolgere la professione di pedagogista è necessario possedere una laurea magistrale in una classe tra LM50, LM57, LM85 e LM93 (durata normale: 2 anni post lauream) abilitante sulla base di un percorso di specializzazione specifico.

La riforma prevede delle disposizioni transitorie per sanare la posizione di chi già svolgeva la professione di educatore (per il pedagogista non servono perché la figura è di nuova introduzione).

Altra cosa: non esiste una correlazione tra laurea e laurea magistrale. Puoi conseguire una laurea magistrale di àmbito pedagogia/educazione anche dopo una laurea in Sociologia, così come puoi conseguire una laurea magistrale in Sociologia e ricerca sociale dopo una laurea in Scienze dell'educazione e della formazione. Nel corso degli anni hanno partecipato a questo forum persone che si sono magistralizzate in Sociologia e ricerca sociale dopo una laurea in Servizio sociale o, viceversa, hanno conseguito una laurea magistrale della classe LM87 dopo una laurea in Sociologia (e anche in Scienze della comunicazione. Personalmente ne ho conosciuto anche qualcuno laureato in Scienze politiche e in Lettere). A seconda della sede potrebbe essere richiesto l'assolvimento di obblighi formativi aggiuntivi, poca roba comunque.