Questi non sono tempi facili, lo so bene che con uno stipendio ci si paga da vivere e resta assai poco.
Ma è un prezzo che paga chi si è laureato e vuole lavorare. E' un prezzo che pagano molti meridionali da sempre, purtroppo. E' un prezzo che pagano sempre più giovani, lasciando l'Italia ed andando all'estero.
Ora si può anche "non voler pagare" questo prezzo. Ma a fronte di cosa? Di voler continuare a dipendere dai genitori? O di dipendere dal marito? Di continuare ad essere sconosciuti per l'INPS (se ne accorgerà quando andrà in pensione)? Di alzarsi la mattina senza sapere cosa fare? Di umiliarsi alla Sua età a chiedere i soldi alla mamma per farsi pure una pizza? Di farsi vincere dalla depressione di chi ha studiato e non trova sbocchi?
L'importante nella vita è essere consapevoli di quel che si fa, evitando i rimorsi.
Chi Le parla viene dal profondo sud. Per fare l'assistente sociale io ho fatto la famosa "valigia di cartone" e me ne sono andato all'estero. Esperienza durissima, mi creda. Ma ne è valsa la pena. Io mi reputo sempre più fortunato dei miei nonni: io sono espatriato con una laurea in tasca, loro solo con l'analfabetismo e con le braccia. In comune abbiamo avuto coraggio e volontà.
Ora, già i tempi oggi sono duri. Ma se il blocco siamo noi stessi, non andiamo da nessuna parte.
La questione su cui La invito a riflettere -che, ahimè, vedo presente nei giovani di oggi - a vedere il rischio, l'incertezza, il viaggio, l'emigrazione, tutte ANCHE dal lato positivo.
Oggi si emigra in aereo, con una laurea in tasca e con una voglia di affermarsi. Guardi che nessuno finora nella storia dell'uomo l'ha potuto fare. E' un peccato non capirlo.
Saluti cari.