Bene, Silvia Ghita.
Studiare in un Paese e praticare la professione in un altro è uno stress non da poco: lo so perchè l'ho fatto.
E' però un grande arricchimento per i colleghi "locali", i quali dovrebbero aprirsi a "diversi modi" di intendere il lavoro.
Da noi in Italia, come capirai, l'assistente sociale sta diventando un "burocrate", la stessa formazione non forma più all'aiuto, bensì alle "procedure".
Anche per noi italiani spesso la soluzione (cioè la consapevolezza professionale) scatta quando andiamo all'estero: è quello che consiglio vivamente ai giovani.
La cosa bella è che tu, io, e tutti i colleghi in giro per il mondo, siamo dei "pionieri interculturali". Se ogni Paese può avere il proprio welfare, noi assistenti sociali "multiculturali" portiamo aria nuova e ci aiuta tanto l'aver praticato l'aiuto in contesti diversi.
Benvenuta tra noi!!!!