La questione è logicamente diversa da persona a persona. Giustamente se non si lavora e bisogna sopravvivere, sono altre le priorità.
Però proprio per i giovani colleghi è importante facilitare l'accesso al lavoro con la formazione. Faccio un esempio astratto, visto che l'ultima collega era sarda: una cosa è "raccogliere i punti" con formazioni varie, altra cosa è formarsi su reali possibilità lavorative. Sempre restando nell'esempio assurdo: se il tren è quello delle cooperative sociali, l'Ordine può favorire una formazione congiunta con una delle centrali cooperative per formare assistenti sociali responsabili di cooperative sociali. Non so se mi spiego!
La questione l'Ordine se la deve porre, se impone l'obbligo. Dal mio punto di vista vedo Ordini "certificatori" e non "promotori". Così facendo, è il mercato che dà risposte, e, logicamente, chi ha soldi paga.
Ora, care colleghe, se pensate che l'Ordine debba farsi carico di un pò di formazione, fatevi sentire. O meglio: candidatevi all'Ordine.
Anche per le formazioni, dipende dai contenuti. Per esempio: preferiamo colleghi-formatori e non docenti che non sanno cos'è il servizio sociale. Preferiamo docenti pratici non i soliti bonzi universitari. Mettiamo in evidenza le competenze e non le teorie astratte.
Io porto la mia esperienza, essendo anche giornalista. Con l'obbligo formativo l'Ordine giornalisti ha creato una fondazione. Un pò con i soldi dell'Ordine, un pò con le quote di iscrizione, c'è un'offerta, dal corso semplice al master.
Invito a leggere bene le linee-guida. Non c'è solo la "partecipazione a corsi", c'è pure tanta altra roba.
OK??