Ciao a tutti. Anche qui, come in facebook, sottoscrivo e condivido in pieno la riflessione della collega, soprattutto perchè anche io continuo a leggere tanti interventi veramente poco costruttivi , a tratti denigratori (ma noi AS siam bravissimi a darci la zappa sui piedi e poi pretendiamo di essere credibili) nei confronti di tematiche generali (politiche sociali, apertura manicomi, etc) ma anche per quanto riguarda la ricerca occupazionale. Spiace leggere tanti post di colleghi, non solo studenti,che sconsigliano la professione o che la denigrano per le scarse o scoraggianti opportunità di lavoro.
A mio modesto avviso è comprensibile lo sconforto ma siamo dinanzi a dinamiche, come sottolineava Monica,che condizionano l'intero mondo del lavoro e in questo noi assistenti sociali incontriamo ogni giorno le stesse difficoltà che incontra ogni singolo cittadino nel ricercare un'occupazione. Nel nostro caso -è vero- sono, per una parte, connesse a scelte politiche, diverse allocazioni di risorse economiche, dratistici tagli sul sociale, etc. ma è proprio per questo che è il nostro modo di cercare lavoro e di proporsi come assistente sociale che deve mutare. Insomma se aspettiamo esclusivamente il posto fisso o statale o il posto canonico.. stiam freschi :)
Inoltre, sempre riguardo i post che citavamo io e Monica, io non mi sentirei mai di scoraggiare qualcuno a lottare per realizzare l'esercizio di una professione: non si tratta di fare o non fare, ma di essere un Qualcosa. Poi per carità, se da un lato, come Darwin insegna, non tutti posson fare tutto, dall'altra , c'è chi ci crede e persevera ... a cui OGGI è richiesto di diventare piu capace di crescere professionalmente, in senso verticale .. ma anche orizzontale, adattandosi alle nuove competenze richieste da fratture, sgiunture, buchi creati dal fallimento delle politiche di welfare e dalle nuove tecnologie dell'informazione di quesa attanagliante postmodernità, in cui , cavolo, non sei mai al passo.
Quindi non è che non comprendo lo sconforto, anzi ho vissuto sulla mia pelle tutte le difficoltà economiche, e non solo, connesse alla ricerca di un lavoro e di un "buon" lavoro , che per alcuni è il posto fisso o statale, per altri magari un lavoro meno "canonico" che porta soddisfazioni e sonni tranquilli (si è agito professionalmente e secondo il codice deontologico). Aggiungo infatti che è sacrosanto ricercare, con autorevolezza, riconoscimento economico per il nostro operato, ma anche quella impagabile serenità interiore a volte intaccata dalle ingerenze di altri, dai plurimandati, dalle esiguità di risorse..etc.
Insomma trovo sia davvero una bella sfida scommettere su noi stessi come professionisti in tempi di crisi, non vendendoci come meri erogatori di servizi, aprendoci di più alla ricerca di senso dei fenomeni che osserviamo e su cui andiamo ad intervenire con risposte preconfezionate, pensate da altri ..sociologi, psicologici , politici.
Magari non è pertinente, ma concludo dicendovi un pò di me: dopo qualche anno di lavoro a tempo pieno ed indeterminato in servizi sociali comunali e qualche mese in struttura protetta, per motivi personali e di salute dei miei cari, non potendo procedere con richiesta part time (ente aveva già probl) ho cercato, in prestezza viste le urgenze, diverse soluzioni occupazionali che bilanciassero bene quei fattori suddetti...
Da circa un mese, scartando l'aspettativa senza assegni perchè ho mutui, bimba etc, ho accettato una piccola sfida, dimettendomi dal pubblico. E non è che mi sia costato poco, ma son serena. E' bene valutare cosa sia di prestigio, cosa no. Ma è una valutazione assolutamente personale.
Attraverso una cooperativa sociale, ora seguo come assistente sociale un progetto di segretariato sociale in un piccolissimo comune (che avrebbre l'ass soc a poche ore settimanali). E' un vestito cucito su di me, sulle mie capacità acquisite e sul mio potenziale . In quel comune sono e faccio l' Assistente Sociale, ma in più , come sportello di segretariato seguo tutto quello che le Amministrazioni chiamano il "sociale" e che portano a prendersi in carico la persona, la famiglia a 360°: coordinare il sad, org il trasporti, pubblica istruzione, rilevazioni per piani di Zona, gestione dei rapporti con Ulss, associazioni e sindacati, contributi, Ater, filo diretto con Consiglio e Giunta per incontri, eventi , e molto altro. E per esperienza, questo è un ruolo d prassi LASCIATO ad amministrativi factotum (con buone competenze relazionali) dei piccoli comuni che collaborano con gli ass. sociali. Nessuno mi ha spiegato prima di questo mese quello che dovevo fare.. ma credetemi non sono stata nemmeno un minuto ferma :) Non credo che riprenderci questi spazi, allargando le nostre competenze, sia da demonizzare. Basta proporsi, reinventarsi un pò. I RUOLI NON SONO STATICI; IMMUTABILI..E ASPETTARCI SOLO IL LAVORO FISSO..MAGARI TRAMITE CONCORSO, ecco...CREDO SIA RIDUTTIVO..
Gabry