Interessante il quesito. Interessanti le risposte.
Dico la mia.
"Crisi" vuol dire cambiamento. Cambiano quindi anche le identità lavorative.
La "nostra" in questi decenni si è impoverita: molte funzioni nostre sono passate ad altre figure, fino al paradosso che noi stessi (parlo dei giovani colleghi) non ce le riconosciamo più.
Faccio un esempio: se in Inghilterra lo streetsocialworker è un assistente sociale, in Italia diventa "operatore" e, negli ultimi tempi "educatore di strada". Di esempi ne posso fare tanti, ma mi fermo qui. I giovani colleghi - ahimè - vengono formati dall'università ad un "ruolo confuso", la realtà fa il resto. Se continua così ci estinguiamo, di segnali ne vedo già tanti.
Parlavamo di crisi. Se per fare quello che io facevo venti anni fa un giovane collega deve cambiare corso di studi, beh, ben venga. L'obiettivo è trovare lavoro.
Non si tratta di restare assistente sociale con una LM che - da quel che dite voi giovani - non vi porta alcunchè. Se così è io farei un'altra LM, almeno acquisisco un'altra professionalità che mi permette altri sbocchi.
Faccio un esempio. Se il mercato del lavoro richiede educatori professionali e non assistenti sociali, per me diventa naturale iscrivermi alla LM in scienze dell'educazione.
Scusate: ma non stanno facendo così da anni altri laureati (sociologia, giurisprudenza, scienze politiche) iscrivendosi alla LM in politiche sociali, visto che, alla fine, possono fare gli assistenti sociali?
Come in ogni percorso di orientamento: occorre conciliare proprie aspirazioni a spendibilità sul mercato del lavoro. Attenzione quindi a scegliere una LM che dia lavoro o che offra più ampie possibilità di inserimento, a cominciare dalle docenze.....
Buona giornata.