SUSSIDARIETA' ORIZZONTALE E SUSSIDARIETA' VERTICALE

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Salve,

Non so se mi sbaglio ma per come ho capito io la sussidarietà verticale sta ad indicare che l'ente più vicino al cittadino e, dunque il Comune, ha potere di decisione in materia di welfare, di politiche sociali, in quanto essendo più vicino al cittadino è più in grado di interpretate i bisogni della comunità e dunque di decidere, in accordo con le asl, le politiche sociali volte a rispondere alle necessità della comunità. Giusto?

Il principio di sussidarietà orizzontale invece consiste nella collaborazione tra pubblica amministrazione e soggetti del Terzo settore nel fornire servizi e prestazioni al cittadino. Giusto? Poi, con l'introduzione della programmazione partecipata nel Piano Nazionale 2001-2003 i soggetti del terzo settore collaborano con il Comune e con le asl per definere il Piano di zona, dunque le politiche sociali a livello localeGiusto?

Infine, un esempio pratico della sussidarietà verticale e orizzontale?Qual'è?

Grazie!!

[quote="kev"] esempio pratico della sussidarietà verticale e orizzontale? Qual'è?[/quote]

Nella sussidiarietà orizzontale l'ente pubblico collabora con l'individuo e la comunità: mi pare che un buon esempio di questo possa essere la partecipazione nei tavoli tematici dei piani di zona di gruppi e associazioni rappresentativi della realtà locale, per raccogliere i bisogni reali della popolazione, per definire e realizzare progetti specifici, possibilmente innovativi.

Grazie!! Però la sussidarietà orizzontale significa anche che, in base alla legge 328 e alla globalizzazione, lo Stato affida al Terzo settore la gestione dei servizi sociali? oppure la 328 afferma che il Terzo settore deve integrare le prestazioni dei servizi pubblici dove questi non riescono a intervenire in maniere efficace ed efficiente?

Grazie!!

Secondo me in Italia l'applicazione del principio di sussidiarietà è un po' atipica, nel senso che "giustifica" sempre più il ritirarsi dello Stato (inteso generalmente come settore pubblico) per mancanza di fondi e di volontà politica e il suo "rimpiazzo" da parte del terzo settore/del mercato/delle famiglie. Tuttavia il sistema non è così trasparente, sotto ci sono i clientelismi e gli accordi politici sottobanco... Basta vedere il sistema di welfare lombardo!

In Germania, dove questo principio regna da sempre, effettivamente il servizio pubblico finanzia direttamente le associazioni che sono loro ad accompagnare i cittadini ed erogare le prestazioni. Ma tutto è ben supervisionato dal settore pubblico, con standard di qualità e omogeneità da garantire ai servizi sul territorio di ogni Lander. Come dire, il settore pubblico è ben presente ma effettivamente lascia che siano altri attori a gestire concretamente i servizi, lasciando liberi i cittadini di rivolgersi all'associazione che gli è più consona.

Da noi c'è un'assenza sempre più importante del settore pubblico, mascherata dalla sussidiarietà e dal sistema di "governance". Insomma una grande delegittimazione e deresponsabilizzazione dell'intervento pubblico e della garanzia di una base solida di diritti sociali da garantire ai cittadini.

Condivido la lettura, ancor più perchè ho lavorato in Germania in un sistema "veramente" sussidiario.

Da noi è di facciata, c'è un'assenza pubblica, un "privato"(al ribasso) su funzioni pubbliche ed un "privato" a mercato che va per conto suo.

A me dispiace che a ll'università facciano ancora 'ste pippe concettuali invece, per esempio, di insegnare a realizzare impresa in un contesto sempre più a mercato.

Si tratta della dimostrazione ideologica del nostro welfare.....

la sussidarietà orizzontale significa che lo stato affida al privato i servizi sociali. la sussidarietà verticale significa che lo stato affida ai comuni i servizi sociali.

AC

Da come sto studiando la sussidarietà orizzontale in realtà è volta a dare più spazio all'autinomia dei soggetti del Terzo settore quindi riduce l'intervento pubblico, cioè il settore pubblico ha solo il compito di incentivare l'azione dei cittadini e lo Stato,nello specifico, ha il compito di agevolare l'attività dei cittadini.

Dunque CHIARA e UGO, da come ho capito, a differenza della Germania, ciò in realtà in Italia non avviene?

Grazie

A mio modo di vedere no.

Mi rendo conto che c'è un tipo di formazione "teorica" all'Università totalmente sganciata dalla realtà. Questa questione ne è un esempio.

La questione è generale e politica, e serve per legittimare certe realtà come indispensabili, verso cui orientare i fondi.

L'esempio tipico è il dibattito su scuola pubblica/scuola privata. Il settore privato si appella appunto al concetto di sussidiarietà, ovvero "dove lo Stato non arriva, arriva il privato". Il concetto è bello. Solo che dal privato, praticanente, ci va solo chi ha i soldi.

Insomma, attenzione a questi concetti: c'è una comunicazione ufficiale (ma spesso vuota e ridondante) ed una realtà di fatto che deriva spesso da accordi (sottobanco ed al ribasso) tra pubblico e privato.

In Germania (dove sono più seri di noi) mi colpì all'epoca, con l'istituzione della legge sulla sussidarietà, un articolo che diceva "sono assicurati gli stessi stipendi tra pubblico e privato". Ciò per dire: "sussidarietà sì, ma non sulle spalle dei lavoratori.

In Italia il "guadagno" del privato è proprio sulle spalle dei lavoratori. Con la differenza che, se il "costo del servizio" resta uguale, a guadagnarci sono i livelli alti delle organizzazioni private (vedi coop. sociali). Su queste cose ci sono state pure delle interessanti inchieste di Report.....

Insomma, se in Germania un assistente sociale pubblico o privato porta a casa 3000 euro, in Italia se sei al Comune ne porti a casa 1200, se sei di coop. a malapena ne porti 1000.

Insomma, abbiamo il coraggio di una "lettura critica" della realtà. Anche perchè noi assistenti sociali ci lavoriamo............

Saluti.

Molto interessante, anche perché posso dire che persino in Spagna hanno coniugato la cosa un pó come in Germania. In pratica la Seguridad Social ti permette di accedere sia al pubblico che al cosiddetto privato convenzionato, sia in ambito sanitario che sociale. Dove non arriva il pubblico, interviene il privato convenzionato, ma con livelli analoghi al pubblico e con un controllo del pubblico. Poi la persona puó anche scegliere di farsi un'assicurazione privata e allora va dove vuole, a prezzi comunque "politici" (questo sistema fa sí che il pubblico intervenga piú in situazioni di mancanza di risorse, perché chi ha i soldi si rivolge alle assicurazioni). Per la scuola, analogo discorso: esiste la scuola pubblica, esiste la scuola privata ma esiste anche la scuola concertada, a mezza strada, che offre prezzi competitivi con il privato e garantisce comunque un controllo da parte dell'agenzia regionale dell'istruzione. Sugli stipendi non so bene, diciamo che sono bassi tutti come in Italia, peró sí, non vedo disuguaglianze tra pubblico e privato (oltretutto, la cosa che per me é stata un pó sconvolgente é che in Spagna il pubblico puó assumere a tempo indeterminato e licenziare. Chi entra per concorso é definito "funcionario" ed é inamovibile; chi entra come "laboral", puó essere anche a tempo indeterminato ma possono rescindergli il contratto se, ad esempio, vengono meno i fondi per il posto che occupa).

Effettivamente, pure qui in Francia, stato da sempre centralista e dove il servizio pubblico è molto presente (c'è stato un processo di deconcentrazione e decentralizzazione, ma non si parla assolutamente di sussidiarietà orizzontale!), c'è una stretta collaborazione con il terzo settore a cui vengono delegati alcuni compiti e servizi (con convenzioni e appalti).

Tuttavia, posso assicurarvi che per gli assistenti sociali è addidrittura più interessante lavorare nel privato sociale (che ha stipendi molto più alti e assume tranquillamente a tempo indeterminato) che nel pubblico (con stipendi più bassi, anche se c'è più sicurezza della salvaguardia del posto di lavoro se si è funzionari pubblici ovviamente).

Solo in Italia, dietro la facciata della sussidiarietà orizzontale, si nasconde molto altro... tra cui il precariato. E ci rimettiamo noi per primi. C'è decisamente qualcosa che non va. Quando raccontavo come funziona da noi, qui tutti inorridivano. Per loro il precariato è un contratto a tempo determinato ben pagato nell'associazionismo no-profit, che però facilmente "rischia" di diventare a tempo indeterminato :lol:

Va bene che lo spirito critico dei francesi è altissimo (non dimentichiamo che sono i discendenti dei rivoluzionari del 1789 :wink: ), ma in Italia ho sentito solo raramente critiche in ambito accademico al modo di realizzare la sussidiarietà in Italia. Siamo anestetizzati o cosa? :?