Crisi economica? Di questi tempi le persone, se vogliono essere proattive, sono invitare a cambiare costumi. Anzi la crisi può essere anche un bene per abbassare lo spreco delle migliaia di tonnellate di cibo che ogni giorno finiscono in spazzatura. Un' esigenza ecologica ed antropologica, direi. Ecologica perché ottimizziamo i prodotti di madre terra consumandoli e non buttandoli; antropologica perché reimpariamo a cucinare.
Quanto ciò lo registriamo nel lavoro sociale? Ebbene si, dietro la crisi economica c’è anche l’incapacità a saper cucinare. C'è chi cucina, ma pure chi è abituato a mettere i piatti pronti nel forno a micro-onde.
Secondo me cucinare non vuol dire solo “mettere assieme gli ingredienti”, ma usare la fantasia con quel che si ha, per esempio riciclando gli avanzi o riscoprendo la “cucina povera”, che è quella delle nostre nonne. Saltare in padella croste di formaggio oppure combinare le patate lesse avanzate, ma anche rielaborare le carote usate in un brodo o macinare le fette di pane rimaste sul tavolo, sono tutti trucchi efficaci sia per alimentarsi, sia per “stare nei conti”.
Nelle mie verifiche domiciliari alle persone che chiedono aiuto effettuo pure questo screening sulle competenze culinarie. Oltre a capire "che cosa comprano", aprendo cassetti e frigoriferi: gli stessi prodotti, se di marche famose o se di sottomarche, fanno la differenza sul budget.
Che ne pensate?
Ugo