Reddito minimo

Sezione: Povertà ed Emarginazione · Aperta il

Cari colleghi, lavoro come assistente sociale in un comune della Sardegna. Mi interessa sapere se in qualche regione d' Italia oggi esiste il reddito di cittadinanza, o reddito minimo d' inserimento, o reddito minimo garantito come dir si voglia...

Grazie a chi voglia rispondere...

Cara didina,

purtroppo la risposta è no.

Dopo la l. 328/2000 ci fu la sperimentazione in alcuni Comuni, poi più nulla.

Con la "legge di stabilità" (in discussione al Parlamento) pure questo Governo vuole introdurla, ma "sperimentalmente" e solo in alcuni Comuni.

Secondo me non se ne farà nulla per diversi motivi:

1) mancano le coperture finanziarie;

2) lo Stato di fatto interviene su competenze che, per Costituzione dal 2001, sono delle Regioni:

3) di fatto è un intervento (parlo delle sperimentazioni) inefficace se disgiunto da un più ambio obiettivo di Riforma. La L. quadro infatti ha disatteso le intenzioni di riforma a mio avviso: la L. Bassanini del 1998 prevedeva infatti il passaggio in toto alle Regioni delle competenze, compresi gli assegni iNPS, per capirci, ma è rimasto tutto in capo allo Stato. Chi lavora nei Comuni sa bene come, dietro le invalidità, si nascondono tante situazioni di "minimo reddito garantito".

Risposta un pò lunga e comp0lessa, ma fa capire meglio lo stato dell'arte......

Saluti.

Non vorrei essere inesatta, ma da quel che mi sembra in alcune regioni c'è un reddito minimo universale. Mi pare che ad esempio nella Provincia Autonoma di Trento sia in funzione da un sacco di anni oramai. Io quando ho fatto un concorso in Trentino mi ero letta la legislazione regionale/provinciale e c'erano degli artiocli in merito. Ora non so se di fatto però siano disapplicati...

In Friuli Venezia Giulia c'è l'ISEE e il FAP (Fondo Autonomia Possibile) per permettere agli utenti di poter rimanere al proprio domicilio senza dover necessariamente essere inseriti in struttura (casa di riposo).

Luca, l'ISE/ISEE è uno strumento utilizzato in Italia a partire dalla fine degli anni 90 per calcolare la situazione economica delle persone che desiderano accedere a determinati benefici economici o servizi pubblici. Questo tiene contro dei beni reddituali e patrimoniali dei cittadini, ma non è un sostegno economico in sé.

Mentre il FAP è effettivamente un sostegno economico, ma non è per niente assimilabile a un reddito minimo universale proprio perché si rivolge ad una specifica tipologia di popolazione regionale. In Friuli Venezia Giulia durante la giunta Illy (Legge regionale 6/2006) è stato invece sperimentato un reddito minimo (reddito di base per la cittadinanza) che però è stato affossato dalla giunta Tondo poco tempo dopo. Ora che la giunta regionale ha di nuovo cambiato colore politico con Serracchiani, si riparla di istituire di nuovo in regione un reddito minimo. Ma per ora niente di certo. Staremo a vedere...

Ugo, ricordo la sperimentazione a seguito dell' emanazione della legge 328/2000 del reddito minimo d' inserimento..Anch' io credo che non se ne farà nulla per ora, e credo anch' io che sia inutile una sperimentazione senza una riforma del sistema...ma non mi sembra che ci sia la volontà per procedere, anzi...siamo in un sistema dove regna la confusione più totale, senza nessun punto di riferimento certo...

Saluti

[quote="chiara79"] In Friuli Venezia Giulia durante la giunta Illy (Legge regionale 6/2006) è stato invece sperimentato un reddito minimo (reddito di base per la cittadinanza) che però è stato affossato dalla giunta Tondo poco tempo dopo. Ora che la giunta regionale ha di nuovo cambiato colore politico con Serracchiani, si riparla di istituire di nuovo in regione un reddito minimo. Ma per ora niente di certo. Staremo a vedere...[/quote]

Per le condizioni di povertà in Friuli c'è il Fondo di Solidarietà regionale al quale si accede sulla base dell'ISEE.

E' uno strumento di aiuto economico temporaneo ed è strettamente correlato ad un progetto personalizzato.

Effettivamente in FVG c'è il fondo di solidarietà contro la povertà, ma secondo me non è un reddito minimo vitale. E' più un tipo di aiuto economico discrezionale, cioè attivabile a seconda dello stato di bisogno valutato dall'assistente sociale del Comune.

Io per reddito minimo vitale parlo di un diritto di tutti i cittadini che hanno meno di un determinato reddito o non ne hanno proprio, di ottenere un assegno economico mensile che li protegga dalla povertà assoluta, ovviamente legato ad un progetto che li consenta a lungo termine di raggiungere l'autonomia. Qualcosa che assomigli all'estensione dell'assegno sociale per tutti i cittadini maggiorenni in Italia, legato però ad un progetto di accompagnamento personalizzato gestito dal servizio sociale dei comuni.

Tu che ne pensi del fondo di solidarietà in FVG? Io penso che non sia una grande innovazione. Ovviamente che è meglio di niente, ma sinceramente siamo lontani dai diritti sociali degli altri paesi europei!!!

[quote="chiara79"]
Tu che ne pensi del fondo di solidarietà in FVG? Io penso che non sia una grande innovazione. Ovviamente che è meglio di niente, ma sinceramente siamo lontani dai diritti sociali degli altri paesi europei!!![/quote]

Confermo Fondo di Solidarietà e Reddito minimo sono due cose diverse.

Cosa ne penso?

1- In questi tempi dove i comuni hanno poche risorse è un aiuto importante perchè consente di assegnare a diverse persone un contributo economico (con fondi regionali) significativo, per alcuni mesi, che altrimenti le famiglie non riuscirebbero ad avere

2- essendo prevista la possibilità di un'erogazione per alcuni mesi, questo consente di fare un progetto con la persona e verificare anche l'aderenza a quanto concordato nel tempo

3- Penso che l'ISEE (previsto per l'accesso) sia uno strumento non sempre valido per descrivere la condizione economica familiare, ora vedremo se la riforma poterà a risultati migliori oppure a più obbrobri

4- Il Fondo Solidarietà ad un certo punto finisce, ma nel frattempo non sempre c'è stato il cambiamento necessario perchè la persona possa essere economicamente autosufficiente

5- i contributi lunghi nel tempo che prevedono importi grossi (tali da essere simili ad uno stipendio) a volte possono portare la persona a "sedersi", oppure a rinunciare alla ricerca di un lavoro e aspettarsi ancora contributi

6- alla fine di tutto però ritengo più utili i contributi a contrasto della povertà piuttosto che altre iniziative a pioggia sulla generalità della popolazione che danno un contentino a tutti, ma di fatto nessuno ne trae un reale beneficio

Sono d'accordo su alcune cose che dici, soprattutto il limiti dell'ISEE e il fatto che il fondo di solidarietà è uno strumento che consente di sbloccare un'aiuto economico su fondi regionali in tempi in cui i comuni se la vedono proprio brutta. Per fortuna che c'è, ci mancherebbe altro.

In ogni caso, la questione della durata di questi aiuti e sull'importo è tutta da dibattere, soprattutto per quando concerne i rischi assistenzialistici di cui parli.

Se vogliamo parlare di reddito minimo vitale, ti posso citare la mia esperienza di lavoro qui in Francia: gli importi non si avvicinano di certo a quelli di uno stipendio (470 € per una persona sola e senza reddito), ma consentono ad una persona di sapere di poter contare su una base minima di sussistenza, sapendo che i legami familiari e comunitari sono sempre più scarsi e che le persone non possono contare su una rete informale di aiuto sulla quale si fa spesso troppo affidamento in Italia. Credimi che con importi così bassi si sopravvive e non si vive dignitosamente, almeno in città come Parigi. Tuttavia è vero che alcuni utenti rischiano di sedercisi sopra, pur sapendo di non starci poi tanto comodi. Ma quando le dinamiche di esclusione sociale e marginalità si installano è molto difficile fare un percorso di re-inserimento che scardina queste abitudini.

Ti posso però dire che qui dal 2009 qui è stata fatta una riforma del reddito minimo universale che ora è versato non solo a chi non ha alcun reddito, ma anche a chi lavora e guadagna meno del salario minimo garantito (qui si aggira sui 1100 euro mensili netti). Insomma una protezione non solo dalla povertà assoluta ma anche da quella relativa, come testimoniano i molti lavoratori poveri che incontriamo molto spesso nel nostro lavoro. Io lo trovo un gesto di civiltà. Mi piacerebbe che l'Italia non fosse l'unico paese europeo assieme alla Grecia a non garantire un reddito minimo vitale ai suoi cittadini. Ma forse chiedo troppo...