Reddito minimo

Sezione: Povertà ed Emarginazione · Aperta il

Beh, è chiaro che parliamo di qualcosa che in Italia non c'è. Il nostro Paese ha - per Costituzione!- un impianto che prevede un "reddito minimo" ai soli disabili. Si può anche non essere daccordo, ma è così.

Io però vi invito a "vedere oltre". Una cosa è la "politica dei redditi" di un Paese, altra cosa è il servizio sociale. Non non stiamo a gestire la politica dei redditi, pure se ci fosse una legge sul reddito minimo. La confusione che oggi esiste è appunto questo cortocircuito tra servizio sociale e "diritto al minimo vitale". Ancorpiù di questi tempi: ma credete fattibile un nostro lavoro, anche di sportello, a contrasto di una povertà "di sistema"??

Mi viene in mente un mio recente articolo che è stato pubblicato sulla Resegna di Servizio sociale, il cui titolo è "servizio sociale in tempo di crisi", in cui sostengo che noi assistenti sociali dobbiamo smettere di fare il bancomat (tra l'altro vuoto) e fare altre cose, dobbiamo passare dal "dare soldi" (che non ci sono) all'aiutare gli altri ad essere autonomi.

Altrimenti andiamo in burnout. E fungiamo da facili capri espiatori di gente ormai incazzata per la crisi, in cui la nostra faccia rappresenta lo "stato assente". Con la differenza che io guadagno 1200 euro (cioè come il "reddito minimo" francese o tedesco) e chi è in politica dieci volte tanto, io da solo a prendermi la rabbia e quegli altri con la scorta ed i vitalizi.

Non so se mi spiego.

Guardiamo oltre il minimo reddito......

in Italia se non ci fosse la famiglia sarebbe un disastro. altro che welfare.

Maddy

Se in Italia fosse applicato il RMI, come nel resto d'Europa e come vedo fare in Spagna con le modalitá basiche che spiegava la collega francese (400 euro mensili per la singola persona), non si riverserebbero ai Servizi Sociali valanghe di persone a chiedere l'obolo per sopravvivere... Quindi io concordo con Ugo che bisogna guardare oltre perché le competenze dell'assistente sociale sono (sarebbero) ben altre, peró... non credi che questa ristrutturazione lo permetterebbe? per esperienza, é piuttosto frustrante e faticoso dover lottare ogni giorno nei servizi per far capire "noi facciamo altro" quando comunque fra le nostre prestazioni c'e' "erogare l'obolo" (é scritto in tutti i regolamenti comunali....). Invece, se proprio non esistono soldi da erogare perché giá li eroga lo Stato a chi di diritto, si partirebbe da una base pulita, no? Io da circa 20 anni (ossia da quando cominciai come a.s. e mi resi conto che sta musica del contributo economico non faceva per me) lo spero e lo predico, peró invano, vedo... :cry:

Questo é UNO degli aspetti ma é basico. L'altro aspetto é che la formazione andrebbe rilanciata. Leggo in questi giorni voci di esultanza per il passaggio del progetto di laurea quinquennale. Nulla da eccepire circa il fatto che la professione é talmente delicata che forse 5 anni vanno bene (anche se, a mio modesto parere, le lauree dovrebbero durarne 4+ 1-2 anni di specializzazione, ma questa é opinione mia personale), peró spero vivamente che non siano due anni aggiuntivi della serie "parcheggiamo la gente", a dare un'altra vagonata di esami di diritto amministrativo, economia e sociologia,diciamolo, inutili e pallosi. Mi piacerebbe invece che si prendessero i piani di studio delle facoltá di servizio sociale europee, per esempio quelle UK che sono l'eccellenza, ma anche quelle spagnole non sono malaccio: e si COPIASSERO. Sí, signori, perché i nostri colleghi europei studiano metodologia della ricerca sociale, tecniche di supervisione, capacitá di comunicazione e tutti i modelli di servizio sociale (individuale, comunitario, ecc.), tra le altre cose, e poi possono accedere a master professionalizzanti secondo l'indirizzo che preferiscono. Certo stavo ragionando proprio stamani, per riempire modulistica, che é quello che ci vorrebbero far fare gli amministratori italiani, non occorre studiare 5 anni e fare un tirocinio post-laurea di 1 anno... no??? a queste condizioni io, personalmente, mi farei piuttosto tutta la carriera di medicina che da ben altri sbocchi.... :mrgreen:

Si fa per riflettere, eh!!

Sai, Chiara, il nostro problema, come italiani - intendo - , è culturale. Noi siamo abituati alla "forma", all' "apparenza", non alla sostanza. Ciò anche a motivo di un certo (falso) cattolicesimo, per cui l'importante è salvare la forza, poi i contenuti sono relativi. Noi siamo il popolo che promette fedeltà sull'altare e poi va a prostitute, non siamo quelli che pretendono una buona sanità e poi paghiamo in nero i medici, ...... noi siamo qualli che pensiamo di risolvere la nostra professione passando dai 3 ai 5 anni, "sanando" la maggioranza (triennali e spesso da decenni senza aver aperto un libro).

Noi assistenti sociali siamo invischiati in questa palude. Chi di noi va all'estero ha l'opportunità di vedere il nostro Paese con altri occhi, semplicemente perchè si confronta con il Paese ospitante. Gli altri Paesi fanno meno politica-spot, fanno più i fatti, probabilmente anche per un pragmatismo di base, che è tipico delle culture protestanti.

Per me l'analisi in Italia è questa: siamo indebitati, abbiamo una classe dirigente "senza palle", sta già avvenendo un ridimensionamento sociale ed economico sulla popolazione, manca una vision e pure il "senso di speranza per il futuro" (lo diceva il CENSIS),....allora che senso ha parlare di reddito minimo? Io trovo criminale ed irrispettoso proporre queste misure quando si sa già che sarà impossibile. E poi, chi lo gestira? Ma se a distanza di 15 anni dalla Legge Bassanini ancora le Amministrazioni non sono collegate tra loro (per esempio Comune e Min. Finanza), come si fa a verificare i redditi? E con quale personale? Ma allora, di che parliamo? Dobbiamo continuare a credere alla Befana?

Cambiamo registro! Anche il quesito iniziale di Didina (sarda, se mi ricordo) deve far riflettere. Ma pure in Sardegna, è la crisi un motivo per "chiedere allo Stato soldi" oppure di "orientarsi verso un diverso modello di sviluppo"? La crisi ci sta dicendo che dobbiamo cambiare stile di vita, stile di consumo. In Francia (leggevo) per esempio la gente ritorna alle campagne, pure nelle città ci sono progetti di "orti urbani", ... vogliamo un pò ragionare su "nuove vie della solidarietà"? Perchè il servizio sociale deve smarrire se stesso dietro alle politiche pubbliche?

Pienamente d'accordo. Anche qui ci sono gli orti urbani, un mucchio di associazionismo volto allo scambio e al riciclo. E per restare in tema di servizio sociale... Come sai io sono consulente per l'allattamento e un mese fa uno Spazio Familiare Comunale mi chiese di fare una riunione con un gruppo di mamme. Giá mi desubica il fatto che qui ogni quartiere ha centri semi-gratuiti dove semplicemente le mamme con bambini si possono incontrare, prendere un té, ma anche avere una educatrice per parlare... E questo viene fatto anche per gli anziani. Comunque vado, e mi fanno visitare un centro spaziale di 3 piani, con cucina, saloni di tutti i tipi, terrazze dove appunto fanno mini-orti urbani. Mi spiegano che fanno attivitá guidate per tutte le fasce d'etá in collaborazione proprio con i servizi sociali. I ragazzi vanno lí all'uscita della scuola, vengono aiutati nei compiti e poi fanno laboratori educativi (orto urbano, informatica, gestione delle emozioni....). Come spesso mi accade, non sapevo se piangere o ridere e mi rivedevo assistente sociale in Italia mendicando due misere ore di sostegno educativo per tappare uno solo dei 20 casi di adolescenti problematici, o prostituirmi con le suorine del paesello perhé accettassero dietro pago il povero bambino marocchino lasciato a se stesso :shock: