Beh, è chiaro che parliamo di qualcosa che in Italia non c'è. Il nostro Paese ha - per Costituzione!- un impianto che prevede un "reddito minimo" ai soli disabili. Si può anche non essere daccordo, ma è così.
Io però vi invito a "vedere oltre". Una cosa è la "politica dei redditi" di un Paese, altra cosa è il servizio sociale. Non non stiamo a gestire la politica dei redditi, pure se ci fosse una legge sul reddito minimo. La confusione che oggi esiste è appunto questo cortocircuito tra servizio sociale e "diritto al minimo vitale". Ancorpiù di questi tempi: ma credete fattibile un nostro lavoro, anche di sportello, a contrasto di una povertà "di sistema"??
Mi viene in mente un mio recente articolo che è stato pubblicato sulla Resegna di Servizio sociale, il cui titolo è "servizio sociale in tempo di crisi", in cui sostengo che noi assistenti sociali dobbiamo smettere di fare il bancomat (tra l'altro vuoto) e fare altre cose, dobbiamo passare dal "dare soldi" (che non ci sono) all'aiutare gli altri ad essere autonomi.
Altrimenti andiamo in burnout. E fungiamo da facili capri espiatori di gente ormai incazzata per la crisi, in cui la nostra faccia rappresenta lo "stato assente". Con la differenza che io guadagno 1200 euro (cioè come il "reddito minimo" francese o tedesco) e chi è in politica dieci volte tanto, io da solo a prendermi la rabbia e quegli altri con la scorta ed i vitalizi.
Non so se mi spiego.
Guardiamo oltre il minimo reddito......