Buongiorno a tutti,
sono un'assistente sociale, lavoro in un servizio affidi e sono anche mamma di 3 bimbe. La questione portata da Ilmarinen mi ha colpito parecchio, sia come professionista che come mamma.
Vi porto prima la mia esperienza e le mie riflessioni di mamma.
Le mie bimbe hanno tra i 10 ed i 5 anni, ed anche io ho scelto di non vaccinarle, non ho dato mai loro l'antibiotico (solo in un'occasione ad una di loro), anche le mie bimbe non guardano quasi mai la tv. Io e mio marito poi abbiamo scelto di non usare pannolini usa e getta, ma i vecchi ciripà, non abbiamo dato loro pappe precotte, liofilizzati o omogeneizzati; neppure la carne, ne il pomodoro, ne le fragole ecc ecc... prima dei 18 mesi (ed anche ora cuciniamo cercando di seguire "l'alimentazione naturale"), non abbiamo il tablet, la playstation o la wii. Quando erano più piccole in casa nostra non è mai entrato uno di quei fantastici giochi con mille luci e mille colori che tanto stimolano i bimbi, ma abbiamo sempre optato per giochi semplici, preferibilmente di legno e sopratutto per POCHI giochi in termini di oggetti, ma tanto tanto tempo di mamma e papà per giocare con loro.
Abbiamo fatto insomma scelte un po' fuori dagli schemi classici, che a volte ci sono anche costate (part tine al lavoro e conseguenti drastici tagli sulle spese, tempi più lenti per preparare le pappe ecc...), ma sono state scelte ragionate e condivise. Possiamo apparire genitori un po' strani, eccentrici o anacronistici ma ciò non significa che non ci prendiamo cura delle nostre bambine, che anzi sono sanissime, ben inserite a scuola ed hanno un bel giro di amichette pur non guardano mai ne le Winx, ne Violetta.
Certo frequentiamo più facilmente genitori (e bimbi) che hanno fatto scelte simili alle nostre, ma capita spesso che le mie figlie mi chiedano di giocare con compagne di classe che hanno esperienze e stili di vita molto diversi dai nostri e non c'è mai stato nessun problema: da parte nostra a facilitare queste esperienze, e da parte loro ad essere amiche anche di chi fa giochi diversi o adora le winx, anche se loro non le sopportano. Insomma la diverstità di stile di vita non è mai stato motivo di isolamento per le mie figlie, anzi le ha facilitate a sapersi relazionare con tutti i compagni, dalla bella figlia del notaio alla meno bella bimba con handicap grave, al bimbo "terremoto" che vive nelle case popolari.
Sono stata molto orgogliosa pochi giorni fa, quando la mia bimba di mezzo (3a elementare) nel raccontarmi un episodio accaduto a scuola mi ha detto: "...lo sai mamma, io sono amica di tutti e anche di Tizia (bimba straniera) anche se i miei compagni non vogliono giocare con lei perché dicono che ha i peli e puzza, io gioco anche con lei...". Subito dopo le ho chiesto se le andava di invitare Tizia a casa nostra e presto mi accorderò con i suoi genitori per una merenda insieme, ma questa è un'altra storia!
Ciò che mi ha colpito molto è il pregiudizio che c'è verso chi fa scelte diverse dalle nostre. Non è detto che le scelte compiute dalla maggioranza delle persone siano le migliori (o viceversa), oppure che chi fa scelte diverse dalle nostre sbagli.
Ricordo un episodio che mi è capitato circa 7 anni fa. Mi ero da poco trasferita a vivere in una nuova città dove ancora non conoscevo molte persone. Mio marito per un grave problema familiare che riguardava i suoi genitori, si era allontanato da casa per più di una settimana ed io ero sola, con una bimba di 26 mesi ed una di 8. La piccola si è ammalata e, come è nella mia natura, non mi sono allarmata ma ho atteso i classici 3 giorni (come molti pediatri consigliano) prima di farla visitare, ciò, nonostante la febbre fosse salita molto, ma consapevole del fatto che in quella fascia d'età un innalzamento elevato della temperatura può essere sintomo di precise patologie poco pericolose. Ovviamente ho messo in atto tutte le strategie che ho ritenuto necessarie per abbassare la febbre (spugnature, cura omeopatica, ecc...). Ho passato un'intera notte, oltre che insonne, in continuo contatto con telefonate ed sms a mio marito per un confronto continuo circa il da farsi, ma mi sono fidata del mio istinto materno. La mattina successiva, come mi aspettavo, la febbre è scesa e due giorni dopo è scomparsa, contemporaneamente è apparso il classico esantema della 6a malattia. Su pressione di mia cognata e di alcune amiche ho portato la bimba in ospedale (era domenica) per farla visitare, la pediatri ha confermato la diagnosi invitandomi ad andare velocemente a casa perché in ospedale la bimba avrebbe potuto contrarre malattie ben più gravi!
La storia di Ilmarinen mi ha riportato alla mente quell'episodio e l'atteggiamento di due persone che anziché sostenermi o aiutarmi si dicevano preoccupate perché non portavo la bambina dal pediatra.
Nel caso specifico credo è che gli elementi portati da Ilmarinen siano troppo pochi per valutare la situazione di questo bimbo. Concordo con (e mi fa molto piacere) ciò che hanno scritto Mario e Luca; e come professionista la riflessione che faccio, e che vorrei stimolare, riguarda gli indicatori che utilizziamo nel valutare le capacità genitoriali, e quanto queste possano essere influenzati dal nostro stile di vita o dalle nostre esperienze.