Omofobia: CNOAS 'Parlamento approvi al più presto la legge'

Sezione: Ordine professionale · Aperta il

Omofobia: Consiglio nazionale 'Parlamento approvi al più presto la legge'

Comunicato stampa del 18 maggio 2015

Roma, 17 maggio 2015. “Ci auguriamo che al più presto il Parlamento italiano doti il nostro Paese di una norma - attualmente è in discussione al Senato la proposta di legge Cirinnà - che disciplini le unioni civili tra persone dello stesso sesso che, prevedendo un regime giuridico equiparabile a quello previsto dal matrimonio, risponda all’obbligo del rispetto dei principi di uguaglianza e di realizzazione della persona sanciti dalla nostra Costituzione. La definizione di un quadro normativo che renda effettivamente esigibile il diritto a vivere liberamente l’identità sessuale di tutti è, inoltre, fondamentale per il superamento di comportamenti discriminatori che restano, tuttavia, fenomeni prettamente culturali e che, come tali, vanno affrontati nei processi educativi delle famiglie e della scuola.”

fonte:

http://www.cnoas.it/Press_and_Media/Comunicati_Stampa/2015_261.html

Mi sconcertano non poco comunicati-stampa come questi. Specie su questi temi sensibili l'Ordine dovrebbe evitare una presa di posizione di parte, a mio modesto avviso.

Io sono contrario alle unioni civili tra omosessuali, ancorpiù se (come recita il comunicato) in direzione di equiparazione al matrimonio. Mi dissocio personalmente da questa presa di posizione.

Credo di non essere il solo....

Speriamo, Ugo, a mio modesto avviso, che tu sia da solo a pensarla così :D

La tutela dei diritti delle persone omosessuali e delle loro famiglie è una battaglia che tutte e dico tutte le organizzazioni europee e non di assistenti sociali stanno portando avanti; semmai la domanda è perchè il nostro Ordine non sia intervenuto prima in tal senso; senza nulla togliere al credo religioso, secondo me è proprio una questione deontologica; pure il nostro codice ce lo dice...

33. L´assistente sociale deve contribuire a promuovere una cultura della solidarietà e della sussidiarietà, favorendo

o promuovendo iniziative di partecipazione volte a costruire un tessuto sociale accogliente e rispettoso dei diritti

di tutti; in particolare riconosce la famiglia nelle sue diverse forme ed espressioni come luogo privilegiato di

relazioni stabili e significative per la persona e la sostiene quale risorsa primaria

34. L´assistente sociale deve contribuire a sviluppare negli utenti e nei clienti la conoscenza e l´esercizio dei propri

diritti-doveri nell´ambito della collettività e favorire percorsi di crescita anche collettivi che sviluppino sinergie e

aiutino singoli e gruppi, soprattutto in situazione di svantaggio.

35. Nelle diverse forme dell´esercizio della professione l´assistente sociale non può prescindere da una precisa

conoscenza della realtà socio-territoriale in cui opera e da una adeguata considerazione del contesto culturale e

di valori, identificando le diversità e la molteplicità come una ricchezza da salvaguardare e da difendere,

contrastando ogni tipo di discriminazione.36. L´assistente sociale deve contribuire alla promozione, allo sviluppo e al sostegno di politiche sociali integrate

favorevoli alla maturazione, emancipazione e responsabilizzazione sociale e civica di comunità e gruppi

marginali e di programmi finalizzati al miglioramento della loro qualità di vita favorendo, ove necessario,

pratiche di mediazione e di integrazione.

37. L´assistente sociale ha il dovere di porre all´attenzione delle istituzioni che ne hanno la responsabilità e della

stessa opinione pubblica situazioni di deprivazione e gravi stati di disagio non sufficientemente tutelati, o di

iniquità e ineguaglianza.[/i]

Chi se non le persone omosessuali sono tra quelle che vedono i propri diritti calpestati e non riconosciuti? Ci dimentichiamo poi di tutti quei bambini nati all'interno di una famiglia omogenitoriale che hanno meno diritti rispetto a quelli nati da una famiglia eterosessuale?

E ci dimentichiamo di tutte quelle persone che vengono picchiate, sono vittime di bullismo e a volte pure si suicidano perchè presi in giro per la loro omosessualità?

Quindi per favore, in generale, e senza rivolgermi a nessuno in particolare, mi piacerebbe che certi colleghi smettessero di fare i cattoassistentisociali retrogradi, e sottolineo retrogradi, che si dimenticano di vivere in una paese LAICO e lottassero un pò di più per i diritti di tutti, compresi quelli degli omosessuali! Certi discorsi mi ricordano le colleghe/i leghiste e razziste che vorrebbero bruciare gli immigrati...sarebbero tutte/i da segnalare come irrispettose/i del codice deontologico...

Comunque, Evviva questo Ordine coraggioso!!!e Laico!Finalmente!

Caterina Zanella

Che dirti?

Ognuno ha le proprie idee, ma sono idee personali. Altra cosa è una presa di posizione istituzionale. La mia critica è a questo, non agli omosessuali e alle loro istanze.

Bollare invece chi la pensa deversamente come "....cattoassistentisociali retrogradi, e sottolineo retrogradi, che si dimenticano di vivere in una paese LAICO e lottassero un pò di più per i diritti di tutti, compresi quelli degli omosessuali......" è chiaro indice di intolleranza e di basso senso della democrazia.

Io sono cattolico, ma non retrogrado. Anzi l'essere cristiani è da sempre un lottare a favore dei diritti. Dipende da ciò che si ritiene un diritto.

Per cortesia: evitiamo i pregiudizi e colleghiamo la spina mentale quando parliamo. Almeno tra colleghi.

Saluti.

"La mia critica è a questo, non agli omosessuali e alle loro istanze".

Ti ricordo che hai scritto: "Io sono contrario alle unioni civili tra omosessuali"

Mi pare che questa sia una critica contro le istanze degli omosessuali (e pure forte) e secondo me, pure contraria al codice deontologico.

"è chiaro indice di intolleranza e di basso senso della democrazia": mah, questione di punti di vista. Io credo che se un assistente sociale è cattolico o qualsiasi altra cosa, la sua visione e il suo credo non può andare contro la tutela laica di diritti laici di una comunità vessata e discriminata. Questo piuttosto mi pare indice di intolleranza e di basso senso della democrazia e di una visione ristretta e miope.

Conosco molti assistenti sociali cattolici che la pensano come me, per fortuna; come assistente sociale non posso che prendere atto che chi continua a discriminare gli omosessuali dicendosi contrario alle unioni civili o ad altri riconoscimenti LGBT per me è un retrogrado e anche un pò omofobo, la cui visione è accecata dalle proprie convinzioni personali. Non è mica un'offesa, è una constatazione, perchè io come assistente sociale devo tutelare i diritti di tutti, anche se vivono in un modo diverso dal mio e che non fa del male a nessuno.

"Dipende da ciò che si ritiene un diritto": appunto. Se tutelare una comunità discriminata non è un diritto, ho paura a chiedere quali siano per te i veri diritti, Ugo. Se un ragazzino che si suicida per bullismo omofobico, dimmi tu se non è un diritto che ci sia una legge contro l'omofobia. Se due uomini o donne si amano da quarant'anni, convivono, dimmi tu se non è un diritto che possano avere le stesse tutele che hanno gli eterosessuali.

"Per cortesia: evitiamo i pregiudizi e colleghiamo la spina mentale quando parliamo. Almeno tra colleghi": la mia spina mentale ti assicuro che è ben collegata.

Queste affermazioni, ripeto, contrarie a tutte le battaglie delle varie comunità di assistenti sociali presenti nel mondo, mi fanno davvero paura e lotterò fino alla fine per rappresentare la voce delle persone discriminate.

Sarebbe interessante che qualche altro collega intervenisse.

Saluti.

E aggiungo: l'Ordine degli Assistenti Sociale è LAICO. Perchè mai non dovrebbe prendere posizione su questa tematica dei diritti LGBT e delle unioni civili? Capisco se fosse un'organizzazione di stampo religioso, ma non lo è. Quindi io sono fiera, fierissima, che finalmente si sia interessato a questa tematica e che prenda posizione, proprio perchè affine deontologicamente al nostro codice!

Finalmente al passo con i tempi!

Caterina

Anche io ho accolto con entusiasmo questo comunicato del CNOAS... Finalmente!!

Questa a mio avviso non è una presa di parte ma un passo verso la tutela dei diritti di tutti. Ricordiamoci che una società più accogliente e più equa verso una minoranza (che è stata resa tale...) rende la società intera più vivibile, accogliente ed equa per tutti.

L'empatia non è uno degli elementi fondamentali del Servizio Sociale? Come può non suscitare indignazione il fatto che una grossa fetta della popolazione possiede una cittadinanza di serie B e non può esercitare appieno i propri diritti solo a causa del proprio orientamento sessuale?

Il codice deontologico, come ha ben puntualizzato Caterina, contiente degli articoli bellissimi e vanno applicati nei confronti di tutti.

invito a leggere questo articolo che mi sembra ben centrare la questione http://www.internazionale.it/opinione/chiara-lalli/2015/05/18/omofobia-lotta-diritti

Cordialmente,

Giada

Ad Ugo Albano dico che certamente non è solo,

alla comunità professionale esprimo alcuni pensieri.

Non è attaccando chi non la pensa come te che una comunità professionale cresce; il confronto si fa sulle idee, sul codice deontologico e sui principi di fondo che supportano le regole di civiltà. Le etichette sono facili da mettere, ma non aiutano.

Il tema dei diritti e della non discriminazione è ampio, serio e delicato; mette in gioco soprattutto una visione antropologica dell'uomo e non va scisso dal tema dei doveri.

Una politica che si preoccupa principalmente di riconoscere diritti senza pensare ai doveri ed all'impatto che le norme avranno sulla società è a mio avviso miope e populista, nel senso che è facile accontentare le richieste, ma forse alla lunga non regge. Se tutto può diventare diritto, alla fine niente rimane diritto. Questo lo esprimo in senso molto generale, vengo ora al tema. E ne parlo in senso laico, nel senso vero del termine, cioè razionale, non ideologico e non confessionale.

1. Mi chiedo quale sia la visione di persona che supporta il riconoscimento dei cd. diritti LGBT; documentandomi, non ho trovato molto di diverso da ciò che qui sintetizzo (consapevole che un riassunto rischia spesso di semplificare troppo, ma se serve, chiarirò meglio): i diritti sono una specifica richiesta di un gruppo (non importa qui il numero che lo compone) che pone al centro dell'attenzione alcuni desideri e comportamenti che dalla sfera individuale si vorrebbero disciplinati come diritto. Ebbene, mi chiedo: ogni desiderio deve diventare diritto? Se così fosse, penso che si aprirebbe la strada a molto altro, in diversi settori: voglio aprire sale slot all'uscita di scuola, desidero vendere alcolici ai minorenni, mi piacerebbe avere tre mogli, voglio vendere il mio sangue anzichè donarlo, mi piacerebbe comperare il figlio della mia vicina che poverina non ha soldi per mantenerlo, voglio che il medico mi faccia morire a spese dello Stato, ecc. Sono volutamente temi disparati, ma c'è un filo che li lega: il concetto di persona, le relazioni umane, il futuro della società, la tutela dei più deboli. Il tema del matrimonio in qualche modo li contiene tutti.

2. Matrimonio. Se la Costituzione va cambiata, parliamone: ma su questo tema è chiara, e molto. Non è un caso se la Costituzione riserva al matrimonio ed alla famiglia un posto specifico con articoli dedicati. Per chi non sapesse, il dibattito della Costituente sul matrimonio ha trovato d'accordo destra e sinistra: è un istituto pienamente laico e che guarda al futuro della società.

3. Inventare un nuovo istituto giuridico che somigli quasi del tutto al matrimonio non ha senso. Se è una cosa diversa quella che si vuole istituire è bene che lo sia nel senso e negli obblighi che ne derivano, altrimenti l'istituto matrimoniale esiste già, ed è collaudato ... da qualche millennio. Chi si sposa sa che stipula una sorta di contratto che impone obblighi e riconosce diritti; "se non ti vanno bene, non ti sposare!".

4. Le carenze o le discriminazioni che vengono spesso citate sono già disciplinate da norme esistenti, percui il ddl Cirinnà risulta superfluo; le tutele per i conviventi in tema di assistenza sanitaria, i permessi retribuiti, l'assistenza ai detenuti, l'equiparazione dei figli, l'assegnazione degli alloggi, il risarcimento del danno, ... sono già riconosciuti dal nostro ordinamento.

5. L'adozione. Questo è un nodo centrale. Non serve essere cattolici per dire che un figlio nasce da un uomo e da una donna, basta il buon senso per dire che la crescita richiede la figura paterna e quella materna. Poi sappiamo che madri e padri inadeguati lo possiamo essere tutti, ma - par condicio! - lo possono essere anche le persone LGBT. Per i bimbi orfani c'è già una normativa. Si tratta allora di soddisfare un desiderio dell'adulto: mi chiedo se normare in tal senso rappresenti il bene migliore per un bimbo. Si chiede quindi di accontentare un desiderio, pur seriamente motivato possa risultare (nessuno mette in dubbio la buona fede), contrapponendolo alle esigenze naturali del bambino. E per me il più debole è il bimbo, ed il diritto, se deve scegliere, deve preferire lui (... che purtroppo non vota e deve essere difeso e sostenuto dagli adulti).

6. La discriminazione. E' vero che ogni fenomeno discriminatorio va condannato, ed ogni discriminazione che porta a tragiche conseguenze va repressa e punita, non per il tipo di discriminazione, ma per il male arrecato, per qualsiasi motivo. Una norma anti-omofobia rischia allora di determinare gli offesi di serie A (una persona con orientamento omosessuale) e quelli di serie B: quelli che non hanno una legge che punisca chi deride gli anoressici, i lentigginosi o i figli dei contadini (ovviamente senza offesa per i summenzionati). E' a livello educativo che bisogna agire, come sempre.

7. Distinguere non significa discriminare, significa chiamare le cose col loro nome. Se per non discriminare, livello tutto in un mucchio indistinto, faccio un torto alla verità delle cose, anche a quelli che vorrei non discriminare, giacchè paradossalmente li omologo agli altri. Fare parti uguali tra diseguali, non sembra essere una buona operazione giuridica nel senso di dare ad ognuno il suo riconoscendo le differenze che di fatto ci sono.

In buona sostanza la domanda di fondo è: il diritto da che parte deve stare? Dalla parte del più debole o del desiderio dell'adulto?

Mi pare di avere risposto in senso laico e di non avere offeso nessuno; se l'avessi fatto chiedo scusa, ma non era nelle mie intenzioni.

Il tema antropologico richiede qualche riga in più, ma mi pare di avere scritto già troppo.

Colgo però l'occasione, per chi volesse, di segnalare il mio libro che affronta in parte queste riflessioni. Non è una propaganda per l'acquisto in quanto è scaricabile gratis:

http://www.ericksonlive.it/catalogo/genitori-e-figli/famiglia/il-bene-comune-passa-attraverso-la-famiglia/

Un caro saluto a tutti.

G. Marco

Rispondo solo ad alcuni punti e in modo veloce.

1. essere omosessuali non è un desiserio è un modo d'essere. Come essere uomini, donne, eterosessuali, africani, cinesi.

i tuoi discorsi sui desideri mi ricordano quelli che si facevano in America sui neri non troppi anni fa: un nero che prende l'autubus con un bianco? e poi cosa vorrà? Magari pure sposarsi con una bianca? oppure i diritti delle donne...Vuole pure la lavastoviglie? e poi, cosa vorrà? Pure fare carriera sul lavoro?

Ecco, questi sono i discorsi che mi fanno paura, ma tanta, perchè la storia si ripete.

2. La Costituzione è stata scritta in un periodo storico un pò diverso da quello che stiamo vivendo adesso. Le cose cambiano. E poi, nella Costituzione, mica si parla di famiglia come formata da uomo e donna, ma solo di coniugi. Ma qesto è un discorso lungo e complesso, molto complesso.

3.Le persone omosessuali pure si sposerebbero, eh, solo che non possono.

4. Eh no, qui non dobbiamo dire cose non vere. Le carenze e le discriminazioni ci sono, eccome. Se per esempio convivo con una donna e muoio, la mia compagna non riceve nulla in eredità di diritto. Uno dice; fai testamento. Eh già peccato che possa lasciarle sono due terzi dei miei beni, perchè un terzo è riservato alla mia famiglia d'origine.

Oppure parliamo di bambini? Se io sono figlia di una coppia di fgay, e per la legge italiana solo uno dei due è il mio papà legalmente, se questo muore, sai che può succedere? Che io vada in adozione, perchè l'altro per la legge italiana è praticamente nessuno. Se questo è tutelare i bambini..

5: Non parliamo di buon senso, parliamo di studi scientfici e di realtà di fatto. I bambini nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali esistono già, ma da tempo e sono pure tanti. QUindi mentre qui ci stiamo ad arrovellare sull'adozione, la realtà di fatto supera i massimi sistemi e richiede tutele, non chiacchere.

6. Auguro a tutti quelli che dicono che non serve una legge contro l'omofobia, di avere un figlio, una persona cara, un amico gay, vessato, picchiato ogni giorno solo per il fatto di essere omosessuale.

TRoppo facile parlare quando certe cose non si vivono sulla propria pelle.

Sai cosa penso Marco? NOn lo so se questo sia il tuo caso e spero di no, ma dietro questi discorsi, che sento da anni, ci sta un'omofobia interiorizzata, di quelle sottili, di quelle che sì, io accolgo tutti, ma per carità, che facciano le cose a casa loro, perchè in fondo si, sono gay, sono checche, lesbicacce, sono sbagliati, noi siamo quelli normali, e questi ci fanno pure paura, non sarà che sono contagiosi poi e diventiamo tutti omosessuali?

ed è per questo che attacco duramente chi continua a non voler tutelare gli omosessuali; perchè non può esserci dialogo con chi, sottilmente, alla fine è solo razzista (nel suoa concezione più ampia).

Saluti

Chiedo scusa, ma c'è stato un refuso: intendevo omofobia latene, non interiorizzata.

Saluti ancora.

Caterina