Omofobia: CNOAS 'Parlamento approvi al più presto la legge'

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Ho letto tutto e resto assai perplesso sulla polarizzazione dei discorsi. Pur restando della mia opinione sul tema (concordo con quanto elegantemente scritto da Gian Marco) mi fa paura il modo con cui si tratta un argomento semplicemente attaccando l'altro.

In Italia c'è ovviamente bisogno di far sviluppare le culture - addirittura il Papa invita ad un atteggiamento di ascolto e di fratellanza vera con gli omosessuali - , ma credo che sia sbagliata questa teatralità con cui lo si affronta.

Senza offesa:ma se paragoniamo le (assai presunte) discriminazioni verso gli omosessuali alla segregazione razziale tra bianchi e neri, siamo fuori da ogni equilibrio percettivo e dalla stessa realtà.

Io non vedo roghi o crociate in Italia contro gli omosessuali. Eppure io vivo in Italia. Mi fa riflettere però questa veloce fuga rivendicativa verso i diritti quando non c'è ancora un dibattito serio. Quà non si tratta di negare diritti, si tratta di connettere questi ad un quadro logico di società.

Non è un fatto personale: non è che io, eterosessuale, a priori sia contro gli omosessuali. Ognuno è libero di essere come vuole. Con tanto di rispetto, beninteso.

Quando però si traduce questo rispetto in regole, il cortocircuito in base al quale "siamo tutti uguali" produce questa pretesa nel diritto, che però ha le sue dinamiche.

E poi, scusate, il dibattito riguarda le norme contro l'omofobia, NON i diritti civili degli omosessuali, o sbaglio?

Il dibattito sulla masculinità e femminilità è importante, oggi come oggi, ribadire che una famiglia è composta da maschio e femmina significa ribadire assunti in cui si riconosce la maggioranza della popolazione. Ribadirla NON significa essere contro gli omosessuali, significa ribadire la naturalità delle coppie eterosessuali. Si può pure non essere d'accordo, ma se noi oggi esistiamo, è perchè da millenni funziona così.

Questo è il mio pensiero.

RIPETO: essendo questo un tema delicato, mi sarei aspettato dall'ON una "uscita" più equilibrata. Con tutto quello che c'è da rivendicare.......ahimè....

Buona domenica!

Fuga veloce rivendicativa?percezione distorta della realtà?discriminazione assai presunte? sempre senza offesa,ma qui mi pare ci sia molta ignoranza sul tema....innanzitutto gli omosessuali sono largamente discriminati sia sul piano dei diritti che nella società di tutti giorni diciamo....le cose stanno cambiando,per fortuna,ma ci dimentichiamo ad esempio che gli omosessuali furono insieme a ebrei,rom, etc perseguitati durante il fascismoe il nazismo?No,giusto per non andare troppo in llà con gli anni....

Se arriviamo ad oggi,basta pensare a tutti quei ragazzi che stanno nell'ombra,perché altrimenti sarebbero presi in giro...e pesantemente....oppure pensiamo a una coppia di donne e uomini che stanno insieme da una vita e che se uno sta male ed é in ospedale,l'altro per lo stato italiano é nessuno?Ma io dico,chi siete voi eterosessuali,noi,per dire:mi dispiace sai,ma siccome io sono contro le vostre unioni <riconosciute>,anche se a casa tua puoi fare quello che vuoi,se per caso uno dei due sta male,e vabbé pazienza,arrangiati,mica te l'ho detto io di essere omosessuale.

A me questi discorsi fanno rabbrivvidire.si lo so che non avete scritto queste parole,ma sotto sotto é questo che si pensa,che gli omosessuali siano sbagliati,malati.

Gli omosessuali esistono da sempre.

Il resto del mondo ci ride dietro,del resto,pure l'Irlanda ci é arrivata.

A me fa specie che degli assistenti sociali facciano questi discorsi.mi fa un po vergognare della mia categoria professionale,perché il codice deontologico dice tutt'altro e noi dovremmo rispettarlo.poi le opinioni personali sono un'altra cosa.

Ugo,io non so se tu abbia mai avuto un parente,un amico gay,ma io ne ho tantissimi e ti posso assicurare quanto sia dura per loro,per le discriminazioni che subiscono ogni giorno sul lavoro,etc etc.le cose stanno cambiando,ma molta strada c'é ancora da fare...

Non é questione di fare teatrino.io continuo a pensare che certi discorsi sotto intendano un razzismo -omofobia latente,culturale che per me é da scardinare.

Saluti a tutti

Tabellina,

che vuoi che ti dica? A me dispiace che non ci capiamo. Per capirsi, poi, bisogna avere una base comune, vedo però che questa non c'è. La tua è una difesa dell'omosessualità mentre in realtà nessuno fa le crociate o le persecuzioni. C'è semmai una certa concezione sull'uomo e ci sono diverse sensibilità interpretative, ma nessuno discrimina nessuno, mi pare.

Ti faccio un esempio: una frase (la tua) del tipo...."a me fa specie che degli assistenti sociali facciano questi discorsi.mi fa un po vergognare della mia categoria professionale"....per te sicuramente è un forte e sentito richiamo a ciò in cui credi, per me è invece, al contrario, un'offesa gratuita nonchè dimostrazione di intolleranza. Parliamo però della stessa frase, diversamente percepita.

Per esperienza devo dire che su internet (in cui non ci si conosce, in cui non ci si vede in faccia) nelle discussioni un pò complesse è probabilissimo "non capirsi". E' quello che succede, quindi la finisco qui.

Lasciamo parlare gli altri. E specialmente, non parliamo di noi, ma del fatto iniziale, che è il comunicato-stampa.

Si parlava di omofobia e non di diritti, mi pare....

Mi taccio, quindi. Il forum è di tutti.

Un abbraccio.

Ciao,

su questo siamo d'accordo: su un forum è difficile capirsi, se non altro perchè non si capisce il tono dell'altro.

Detto ciò, anche io mi taccio, e spero che qualche altro collega intervenga.

Però il comunicato stampa parla sia di diritti che di omofobia, anzi di riconoscimento di diritti che serve come base contro l'omofobia (concetto di minority stress, largamente studiato nei paesi anglosassoni) insieme ad una fondamentale e necessaria educazione contro le discriminazioni.

Credo che il concetto di minority stress sia l'approccio giusto per affrontare queste tematiche, e non solo per quanto riguarda gli omosessuali, ma in generale per tutte le categorie discriminate.

Saluti.

Caterina

Rispondo a Caterina e riprendo il tema partendo da alcune sue considerazioni, che riporto virgolettate, per chiarezza.

1. “essere omosessuali non è un desiderio è un modo d'essere. Come essere uomini, donne, eterosessuali, africani, cinesi.”

R: Possiamo chiamarlo come preferisci, la comunità gay usa diverse espressioni, e mi pare preferisca ad esempio “orientamento sessuale” (cfr. http://gaynet.it/wp-content/uploads/2015/05/Lo-Stylebook-di-Gaynet-seconda-ristampa.pdf, p. 16). Sui termini bisogna fare molta attenzione, per rispetto e correttezza; io distinguerei tra l’orientamento, il comportamento e i desideri che da questi derivano o possono derivare.

In senso generale, io metto in discussione la pretesa di vedere riconosciuto come diritto un desiderio o una specifica volontà che contrasta con l’attuale assetto giuridico, non giudico il fatto che uno si dichiari omosessuale (o che lo sia o che abbia quel tipo di orientamento).

Per fare un altro esempio, non giudico chi volesse avere tre relazioni stabili contemporaneamente (se mai ci riuscisse …), discuto sul fatto che lo voglia vedere riconosciuto legalmente.

2. “La Costituzione è stata scritta in un periodo storico un po’ diverso da quello che stiamo vivendo adesso. Le cose cambiano”.

R: Appunto, se la vogliamo modificare, parliamone. Non però penso che possiamo trattare la Costituzione in due modi, a seconda del tema trattato:

a) quando ci piace: come legge fondamentale e da applicare,

b) vecchia e superata, quando non ci piace;

mi pare una modalità opportunista.

Il matrimonio è di per sé orientato alla procreazione (orientato non vuol dire che i figli debbano ‘per forza’ esserci), quindi prevede la differenza sessuale. E’ un concetto laico, non religioso. Il matrimonio religioso ha altre valenze che qui non serve richiamare.

3.”Le persone omosessuali pure si sposerebbero, eh, solo che non possono.”

R: La natura del matrimonio è la stessa in tutte le culture e latitudini, indipendentemente da religioni o altre variabili; questo lo dice, tra i tanti, C. Levy-Strauss, antropologo certo non filo-cattolico, in “Razza e storia e altri studi di antropologia”, 1967, p. 149.

Si possono comunque pensare istituti diversi per cose diverse: giustizia non significa dare a tutti lo stesso, ma dare ad ognuno il suo, lo diceva anche Marx. Livellare tutte le situazioni significa disconoscere la specificità di ognuna; e comporta in ogni caso fare un torto a qualcuno.

3. La tutela dei bambini.

R: Io porrei la seguente distinzione. Un conto è cercare di sistemare (passatemi il termine) l’esistente: è il caso dell’adozione dei bambini che ci sono già, e una legge che la disciplina esiste; altro è invece normare una situazione ancora non esistente in previsione che si verifichi: prevedere che un bambino venga concepito o acquisito come figlio di una coppia non composta da un uomo e una donna (che è il dato naturale incontrovertibile) significa sancire che questo sia il suo bene migliore; ebbene, questo mi pone molti interrogativi. Non discuto la capacità di amare delle persone, non sta a me giudicarla, ma la condizione di partenza nella quale quel bambino viene a trovarsi dal suo concepimento in poi. Un bambino ha bisogno, a mio parere, di un papà ed una mamma che si amano, di un utero che lo accolga, di una mamma che, dopo averlo partorito, lo possa anche allattare (il biberon può andare bene come ripiego, ma … vuoi mettere?), di tutto l’amore possibile e di altre cose a completamento (calore, casa, istruzione, stabilità economica, …). Penso di non essere fuori strada, a meno che non riteniamo che l’umanità abbia sbagliato fin qui e che la natura non abbia un suo proprio messaggio (che certamente non è confessionale).

Dire che c’è bisogno di amore, mi sta bene, ma non mi basta. Se basta l’amore, allora perché non riaprire gli istituti (contro i quali il servizio sociale si è giustamente battuto per anni) e li facciamo gestire da personale qualificato e pieno di voglia e capacità di amare?

Due parole sulla tutela o assistenza in ospedale per dire che non è assolutamente vero che al convivente non è riconosciuta la possibilità di essere informato o di prestare assistenza (cfr. ad es. art. 3, L. 91/1999 in tema di trapianti, tanto per citare un argomento particolarmente delicato). In linea generale, non c’è un interrogatorio di stato civile prima che uno venga fatto entrare in camera di degenza a far visita a qualcuno (e se c’è, è illegale): i legami affettivi, tutti, sono riconosciuti; invece, sono le persone non gradite al degente (anche i familiari), che vengono eventualmente invitate ad allontanarsi.

5: “Non parliamo di buon senso, parliamo di studi scientifici e di realtà di fatto”.

Qui indico due questioni: di studi ne possiamo portare tutti, andrebbero visti con attenzione, partendo ad esempio dalle modalità di reclutamento del campione esaminato. Non vado oltre.

Un fatto esistente è certamente un dato di realtà, spero non si pensi che il dato di realtà basti come metro di misura per dire che qualcosa che esiste richiede di per sè un riconoscimento giuridico: è come dire che se mio figlio sa guidare a 15 anni gli devo dare la patente o che se l’amicizia esiste (ed esiste sì!) le devo fare una legge che la disciplini.

” … dietro questi discorsi, che sento da anni, ci sta un'omofobia interiorizzata (o latente)”

Penso che il confronto non si debba condurre sulla base di etichette o pensieri attribuiti ad altri, su cose che uno non pensa e non ha detto. Se il pensiero arbitrariamente attribuito ad altri giustifica attacchi o offese, temo qualche brutta deriva. Confrontiamoci invece su ciò che viene detto e agito, mi pare più corretto.

Per quanto riguarda il comunicato del CNOAS, ritengo si opportuno agire prudenza e riflessione, che se c’è stata immagino sia il frutto di una discussione avvenuta in sede di Consiglio Nazionale, della quale mi piacerebbe conoscere i contenuti, ad esempio un verbale.

Il nostro Codice deontologico al titolo II, parte dai principi ed indica la priorità che va data alla centralità della persona, al rispetto dei diritti universali, al non giudizio di valore sulle persone, al cambiamento, alla non discriminazione; richiama anche i fondamenti etici e scientifici, l’indipendenza di giudizio, il ricorso alla scienza e coscienza. Il Codice non dice, per fortuna, che dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo.

Cari saluti a tutti.

G. Marco

Rispondo solo perché mi hai citato....Temo che questo confronto non ci porterà da nessuna parte.la pensiamo davvero agli opposti e per ogni punto per cui io posso controbattere tu puoi fare lo stesso.

Io continuerò ovviamente per la mia strada,finalmente contenta che il CNOAS abbia preso posizione.

Buona giornata a tutti

Caterina

Dibattito interessante e complesso, soprattutto per quanto riguarda le tematiche sulle unioni civili e sulle adozioni.

Quello che mi stupisce è che non si sia ancora riusciti ad approvare una legga anti-omofobia. Bisogna ricordare che in Italia la legge di riferimento per la tutela dalla discriminazioni (legge n. 205 del 1993) che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose, ha escluso volutamente l'orientamento sessuale. Le persone vanno educate e punite se offendo e discriminano. Questa legge, anche se salvasse una sola persona, dal togliersi la vita, sarebbe un grande passo di civiltà per questo Paese.