laurea triennale L39 senza abilitazione

Sezione: Laurea e Facoltà · Aperta il

Scusa, Federica, abbiamo risposto simultaneamente e non ho letto il tuo post.

D'accordo su tutto. La questione "gerarchica", come da te posta, non è così.

L'equivoco è sempre quello: tu parli dell'educatore professionale (con laurea breve), mentre io parlo di "educatore senza titolo" (così recita il CCNL delle coop.), che ha il solo titolo di maturità.

Ora, se io con la laurea vado a fare un lavoro in cui è richiesto il diploma di maturità - dall'impiegata alla cassiera del discont- perchè non lo posso fare? E se lo faccio sull'educatore senza titolo, dov'è il problema?

Questo equivoco io lo dibatto spesso con i colleghi educatori professionali: ma dove sta scritto che gli educatore semplici devono essere professionali? "Unti dal Signore"???

Solo per capirci, per carità. E' che qua già a capirsi ri risparmierebbe una gran fatica....

Allora... Il medico secondo me è capacissimo di fare le funzioni dell'infermiere. Altro discorso e' che un medico appena laureato non abbia spesso idea di come si cambia um catetere o trova una via... Perché soprattutto in Italia lo studio della medicina e' meramente teorico e si rimanda la preparazione vera alla scuola di specializzazione, dove però si sceglie un'area fin troppo specifica e parcellizzata. Le lobbies hanno tutto l'interesse a che si creino percorsi super rigidi e legalistici... Mangiando vere e proprie competenze professionali. Altro discorso e' che un infermiere possa complementare il medico e viceversa. La mia esperienza attuale in Spagna e' secondo me molto particolare. Sono stata assunta come assistente sociale e psicologa e faccio anche da arteterapeuta sia nel mio luogo di lavoro principale che in un altro dove faccio solo quello (arteterapia). Il metodo di lavoro e' tale che io in Italia pur avendo lavorato tanti anni non ho mai visto una cosa del genere. Non esistono gerarchie. E' ovvio che ognuno ha competenze specifiche (solo l'infermiera fa un prelievo e solo io applico il mini mental) però se un giorno telefona un tutore e io non vi sono... Bè ci parla la direttrice che e' fisioterapista e che cominciò a lavorare lì da educatrice (e' una residenza per anziani) così come se una persona vuole alzarsi e io sono lì non aspetto la gerocultrice che magari e' di là con l'infermiera... La alzo io... Personalmente ho anche preso la chitarra e cantato le canzoni di Natale senza aspettare che lo facesse l'educatrice... Ma ora come psicologa organizzerò una formazione sull'ascolto attivo per i colleghi... Insomma... A me piace proprio lavorare così!! Chiara

Puoi lavorare cosí anche in Italia basta non arroccarsi sulla posizione dell'assoc duro e puro che si preoccupa piú di pensare "questo non é di competenza di un laureato che ha tanto studiato" ma ti apri alle possibilità professionali.é la differenza che corre tra in laureato in servizio sociale e un assistente sociale.se tenti come me la libera professione te ne rendi conto benissimo di questa differenza e di quante cose puoi fare

Ciao Monica... Infatti sono libero professionista. Ho la partita iva e fatturo come psicologa, come a.s. e come arteterapeuta. Per ora a due centri... Con la possibilità che entrambi mi offrano ore ulteriori e con l'idea anche di cominciare a integrare dando terapie individuali. Anche io sono contenta della libera professione. Non ho orari rigidi, non ho capi. Certo i costi non sono bassi (per ora si... Ma al terzo anno arrivano a 300,euro mensili) e io non prevedo di lavorare tante ore anche perché c'è vita oltre al lavoro, però indubbiamente sono più contenta ora di quando lavoravo a tempo indeterminato in comune e quindi non credo che darò concorsi pubblici qui, perché lavorare così e oggettivamente un'altra cosa...

Ciao

Grazie per le risposte volevo solo sapere se in attesa dell' esame di abilitazione potevo svolgere qualche mansione inerente al Mio Corso di studi in modo da iniziare ad avere un' esperienza pratica, dopo l eccessiva teoria accademica.

Ringraziandovi per le risposte, vi porgo gli auguri per un Felice 2016.

Cordialmente, Alessandra

[quote="Federica72"]Scusate, questa cosa mi fa' un tantino arrabbiare.[/quote]
Fa = terza persona indicativo presente verbo fare.

Fa' = seconda persona imperativo verbo fare.

Fà = non esiste.

[quote="ugo.albano"]La laurea in scienze dell'educazione permette di svolgere l'attività di "educatore professionale".[/quote]
Attenzione: la laurea in Educazione professionale, abilitante all'omonima professione sanitaria (regolamentata), è diversa dalla laurea in Scienze dell'educazione.

La prima afferisce a una classe del gruppo SNT.

[quote="ugo.albano"]A ciò si è aggiunto la formazione universitaria poco orientata al profilo giuridico che invece le competenze le contempla.[/quote]
Parole santissime.

Una volta conobbi una ragazza che si era trasferita dal corso di laurea in Servizio sociale dell'Università di Catania a quello dell'Università di Bologna. Il motivo? A Catania il piano di studi prevedeva praticamente un anno su tre di diritto, e lei non era riuscita a superare un esame banalissimo (mi pare Istituzioni di diritto pubblico, che è fondamentale per affrontare poi Diritto amministrativo e Diritto penale) sostenuto non so quante volte, mentre a Bologna, benché il corso afferisse alla facoltà di Scienze politiche, aveva un taglio assai più umanistico, con esami di filosofia, psicologia, letteratura… Mi apparve subito chiaro che questa ragazza non aveva la più pallida idea di ciò in cui consistesse la professione che desiderava intraprendere, però mi sembrava poco carino prenderla di petto, anche perché ero in pubblico. Allora la presi per il largo: le chiesi che senso avesse trasferirsi dalla Sicilia alla via Emilia, facendo spendere tanti soldi ai suoi genitori, per conseguire lo stesso titolo di studio, relativo a una professione regolamentata e in quanto tale esercitabile allo stesso e identico modo con il titolo conseguito a Catania (università di tutto rispetto) e a Bologna (università di cui personalmente negli anni mi sono fatto una pessima opinione), dato che hanno lo stesso valore legale. Cosa mi rispose? Che a Catania c'erano tutti quegli insegnamenti di diritto per ragioni baronali, perché è l'unica spiegazione possibile dato che non c'entrano assolutamente niente con il servizio sociale (?) e sono inutili (??), mentre a Bologna avrebbe almeno potuto studiare ciò che è attinente alla professione (???) e che ha scelto in quanto le piace e si sarebbe ritrovata con un titolo spendibile e non che non serve a niente come quello che rilasciano le università del Sud, che nei concorsi non è riconosciuto. A questo punto ho, per ovvie ragioni, lasciato cuocere la colonizzata mentale nel suo brodo, insieme con quell'idiota, laureato in Storia sempre presso l'ateneo felsineo, del docente del corso (con tre discenti in tutto) che stavamo svolgendo presso l'agenzia per il lavoro presso cui ci siamo conosciuti.

[quote="Federica72"]Solo i primi ricevevano una formazione universitaria, i secondi invece un training molto pratico in scuole parauniversitarie.[/quote]
A cui si poteva accedere anche senza diploma.

Ma poi venne la distinzione tra infermieri ausiliarî e infermieri professionali, e poi i primi sono diventati OSS, OSA e OSS+S.