lavorare in un piccolo Comun...

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Ciao carissimi colleghi, oggi per fortuna è sabato ma ho ancora sulle spalle (e soprattutto in testa!) il peso della settimana...io lavoro da 9 anni in un piccolo Comune, e vorrei scambiare qualche opinione con chi fa (o ha fatto) lo stesso lavoro.

Io sono in un momento di stanchezza: le competenze delegate ai Comuni aumentano di mese in mese, il peso del lavoro amministrativo di fatto mi schiaccia, ponendomi davanti tutta una serie di scadenze inderogabili che non posso ignorare - sennò il mio responsabile, che tra l'altro non è un assistente sociale ma un segretario comunale- mi sanziona... poi ci sono anche le varie statistiche da compilare, vari seminari e convegni e riunioni a cui partecipare..

Il risultato è che il lavoro sociale proprio della nostra professione è relegato ai ritagli di tempo; gli utenti sono visti sempre più brevemente; vorrei fare tanto per alcuni attraverso dei percorsi di aiuto, che però richiedono tempo ed energie che non ho, per forza di cose.

Vorrei sentire l'esperienza di qualcuno...scusate lo sfogo, ma a me fa bene confrontarmi con gli altri, e imparo sempre tanto!

anch'io lavoro in un piccolo comune e le incombenze sono tante.

per fortuna ho delle ottime amministrative che mi aiutano e mi hanno sostenuta soprattutto nei miei primi giorni di lavoro con tanta tanta pazienza.

L'inserimento all'inizio è davvero essenziale, anche per comprendere le procedure amministrative e se si ha dei colleghi che non abbiano stitichezza nel dare informazioni è già un buon inizio, altrimenti il lavoro si raddoppia!

[quote="Nazg"]anch'io lavoro in un piccolo comune e le incombenze sono tante.

per fortuna ho delle ottime amministrative che mi aiutano e mi hanno sostenuta soprattutto nei miei primi giorni di lavoro con tanta tanta pazienza.[/quote]
Concordo con te, ma io non ho amministrativi! Per cui faccio tutta da sola, ed è per questo che per forza di cose dedico poco tempo agli utenti e più alle scartoffie. Anche perchè se non rispetti una scadenza il responsabile del servizio te lo contesta....se magari hai poco tempo da impegnare in favore degli utenti, invece ti rimorde la coscienza...

E' una questione di carico di lavoro, mi pare.

Prova a codificare il tempo per una settimana-tipo e poi poni la questione al Comune per delle scelte.

Queste possono essere decidere di semplificare certe procedure, oppure ottimizzare certi percorsi (p.e. esternalizzando certi servizi amministrativi, vedi CAF e Patronati) o anche assumere personale.

Questioni prettamente sindacali, mi pare. Ergo,....

Il fatto che la bassa possibilità di vedere gli utenti di "morde la coscienza" è una trappola: il problema non è tuo, ma del Comune. Certo, però, se vai dal segretario a dirgli "non vedo le persone", gliene frega assai!! Se invece gli dici che le erogazioni ed i servizi sono fuori controllo per assenza di controllo di progettualità,...beh, gliene frega.

Impariamo a distinguere i nostri obiettivi da quelli dell'organizzazione. I primi sono motivazionali ed etici, i secondi economici e politici (con la p piccola) Certo, nei servizi sociali dovrebbero coincidere, ma in Italia quasi mai sono coincidenti. In tutto ciò è importante posizionarsi rispetto all'organizzazione raggiungendo un equilibrio, pena il nostro burn-out.

Scusate la supponenza, è che sul tema ho scritto un libro quattro anni fa e di riflessioni me ne vengono a iosa.

Insomma: sappiamo governare la distanza tra noi ed il contesto.

Ugo Albano

Gentile Ugo, ti ringrazio tantissimo per la tua riflessione: hai centrato il mio problema e mi hai aiutato a vedere le cose obiettivamente: certo, io cerco di fare il mio meglio, ma con i mezzi e le possibilità da essere umano che ho! E' vero che il problema è del Comune, che non vuole assumere personale ma che comunque vuole i servizi ben avviati e vuole anche sentire gli utenti soddisfatti...

Ti faccio un esempio di ciò che è capitato in questo ultimo periodo: sono assente per malattia da quasi 20 giorni, non prevedevo che l'influenza mi portasse complicazioni ma invece me le ha portate...ieri ho richiamato in Comune per dire che rientravo lunedì, e il segretario tutto agitato mi ha detto che gli utenti stanno andando in ufficio ma questo è chiuso, e che sono adirati e dicono che il servizio sociale è inefficiente...io mi son sentita tremendamente in colpa! so bene che ci sono scadenze e cose urgenti fa dare: piani della legge 162, pratiche di abbattimento barriere architettoniche, apertura ludoteca, ecc ecc.

Ma non ho colpa se mi son ammalata! E che colpa ne ho se Il Comune non mi sostituisce??

Cosa ne pensi, visto che sei esperto dell'argomento?

grazie e saluti

Caro/cara FRaver (con 'sti nick-name non so neanche se sei maschio o femmina....),

se al comune un vigile urbano si ammala, ce n'è subito un altro, altrimenti servizi (ritenuti) essenziali, come le notifiche, le residenze ed il traffico vanno a pallino. Se ciò non viene considerato verso l'assistente sociale (non sostituendolo), allora vuol dire che il servizio (e parliamo di persone, di tutela e di diritti!) non è essenziale. Allora che sbraita a fare il segretario comunale? Vuole la botte piena e la moglie ubriaca??

Il nostro servizio viene riconosciuto essenziale solo quando manchiamo? Allora MANCHIAMO!! Che serva a costringere i Comuni a far assumere colleghi disoccupati!!!

Il problema è dell'Amministrazione. Il problema è suo, non tuo. Togliti quindi i sensi di colpa che non servono a nessuno, men che meno a te. Si tratta di un'igiene mentale necessaria per non andare in burn-out.

Il problema è organizzativo? Si risolve cambiando l'organizzazione, non sovraccaricando le persone. E poi, scusa, se io devo fare Mandrake voglio pure uno stipendio da Mandrake. Se devo accontentarmi di 1200 euro, io do per 1200 euro. Certo è che non torno al lavoro mezzo malato per il senso di colpa. Ma che te frega?

Non è disfattismo, ma amore per se stessi. I problemi organizzativi vanno affrontati a livello alto, al Comune avete pure una RSU, o sbaglio?? Inoltre: iscrivetevi ad un sindacato, ce n'è pure uno per soli assistenti sociali (www.sunas.it ), che volete di più?? E' insieme che si risolvono i problemi comuni, non da soli! Da soli siamo perdenti!

Ugo

Caro Ugo, mi è piaciuta troppo la frase sull'igiene mentale che dobbiamo farci per non andare in burn-out!!

Son contenta di aver condiviso questo mio stato d'animo con i colleghi del sito, e soprattutto con te che mi hai risposto. Io ascolto sempre con interesse le opinioni e le esperienze degli altri, soprattutto quando hanno più anni di lavoro alle spalle di me, e quando sono indiscutibilmente più preparati. Quindi grazie ancora per le tue considerazioni.

Devo comunque confessare che in questi ultimi 2-3 anni avevo già iniziato a pensare e considerare il lavoro nel modo in cui tu l'hai posto, perchè sennò mi "faccio male" prima io, poi ne faccio alla mia famiglia e infine divento succube degli utenti e degli amministratori.

A volte mi dico frasi tipo: "Faccio del mio meglio, ma siccome mancano risorse, servizi o buona volontà dell'utente posso anche non risolvere niente..pazienza, non posso cambiare il mondo!"; oppure "non sono un medico, nons alvo vite da un momento all'altro, quindi se questo non sono riuscito a farlo oggi lo farò domani"...e via discorrendo.

Questo mi serve sicuramente per vivere meglio..quindi via con i sensi di colpa e avanti con tutti i limiti che ci sono!

Veronica

mi è stato detto spesso di recente "cosa fa il Comune per me?" oppure "i servizi sociali valgono zero, il Comune non ha fatto niente per me" e io personalmente mi sono fatta in quattro per trovare delle soluzioni a problematiche per cui non siamo attrezzati come a.s. o come servizi sociali (per esempio trovare il lavoro o la casa per tutti), soprattutto nei piccoli comuni di provincia.

...se fosse per gli utenti noi dovremmo fare i MIRACOLI (es. trovare una casa agli sfrattati grande, con tutti i confort e magari gratis oppure elargire contributi economici come un bancomat)...

...se fosse per gli amministratori noi dovremmo fare solo cose che producano una visibilità ampia e positiva per l'amministrazione o che non irritino la cittadinanza...

...se fosse per (alcuni) operatori di altri servizi dovremmo fare pure le cose che dicono loro ,quando lo decidono loro...

(scusate la volgarità...) MA CHE PALLE!

e chi pensa a noi??

Questi vissuti fanno capire cosa c'è nel "welfare italiano": molta enunciazione di principi, poche risorse, scollamento tra la politica dell'immagine e la realtà agita. In mezzo a tutto ciò ci stiamo noi.

Le bugie della legge-quadro stanno venendo al pettine, il diritto sociale che non esiste,..........siamo in Italia, un Paese che non è sociale perchè non ha il coraggio di fare politiche sociali: vedi il lavoro precarizzato, vedi il mercato della casa, vedi l'incompetenza dei politici nel welfare.

In tutto ciò noi dobbiamo posizionarci. Siamo la mano-longa dell'Ente? Ma neanche per sogno, altrimenti gli schiaffi me li prendo io! Sono un compagno dell'utente? Forse, e mi conviene insistere in quel senso. Quando l'utente capisce che io "non do", ma "aiuto a fare in modo che se la cavi", forse lavoro diversamente.

Dov'è il problema, quindi? E' semplicemente essere dipendente di un Ente erogatore che non può erogare e che ha bisogno di un capro espiatorio. Sta però pure a me, negli anni, modulare il mio ruolo. Dopo venticinque anni di lavoro per me non c'è dubbio alcuno: io sto dalla parte dell'utente. E' qualcunaltro a dover dire di no, non io.

E' logico che tali vissuti si risolvono ponendosi fuori da questo gioco, per esempio lavorando in organizzazioni mediatrici di aiuto (patronato, caritas,....). C'è ancora tanta strada da fare............

Buona notte!

Ugo