caro Marketto,
io ho fatto per x anni il supervisore e per x anni il coordinatore di tirocinio, e ciò dopo aver fatto una specifica formazione.
Che dirti? La fatica è tanta, ma molto dipende da chi ti capita, ma anche e specialmente da come tu imposti l'esperienza.
Nel mio caso erano ogni volta 300 ore minimo e stilavo con lo studente un piano, con affiancamenti, incontri di supervisione e sperimentazione (affidavo dei casi al tirocinante), il tutto ad incastro con gli altri colleghi (facevamo degli incontri di formazione ad hoc per gli studenti. C'era poi la valutazione finale con attribuzione del voto.
La mia difficoltà è stata negli ultimi anni: studenti poco motivati, abituati a "raccogliere punti" (fare le x ore previste) senza che gliene fregasse un cavolo del loro percorso formativo. Sono studenti che stancano, in qualche caso li abbiamo spediti al mittente, con l'invito a cambiare lavoro.
Dopo anni posso dirti che si tratta di un'esperienza che va fatta bene: se devi farla tanto per fare, beh, lascia stare. Pensa per esempio al ruolo di "modello" che dovresti giocare con lo studente, quindi le sicurezze che devi fornire, l'autorevolezza che devi saper sviluppare, ecc. Poi tu sei maschio, come me, e la variabilità sessuale incide pure nel tirocinio. Ciò richiede un buon posizionamento sul ruolo. A ciò aiuta l'esperienza, ma pure tanta formazione.
Questo è il mio punto di vista, dopo anni di servizio e di supervisione, proveniente da una formazione diversa da quella attuale. Osservo invece che oggi spesso le stesse università svalutano il tirocinio, a loro interessa che facciano x ore, senza voler sapere che fanno e (specialmente!) se imparano. A queste condizioni io non sono più disponibile a fare il supervisore.
Ma io sono io ed è bene che gli altri colleghi decidano per conto loro. Attenti, però, a non fare una frittata! I "cocci", poi , sono dello studente......
Ugo Albano