Il nome dell'assistente sociale

Sezione: Fuori Tema · Aperta il

Carissime,

il problema che vi ponete NON ESISTE: il nostro Ordinamento fa salva la legislazione pregressa. Sono abilitati TUTTI i titoli iscritti all'Ordine, e ciò in forza di Legge. e non si discute.

Quanto alla COMPETENZA, questa è personale e non dipende dal "tipo" di titolo. E' come avere i capelli biondi: c'è chi ce li ha, c'è chi non ce li ha. Punto.

Anzi, è mia opinione che tante scuole del precedente Ordinamento erano MOLTO migliori delle attuali università, almeno per quanto riguarda il servizio sociale.

Voi giovani che siete "dottori" per "fase storica" siete al pari dei colleghi provenienti dal precedente Ordinamento (DU, Scuole Universitarie dirette a fini speciali, ecc) e ciò per semplici motivi anagrafici. Fa comunque fede l'iscrizione all'Ordine.

Io appartengo ai "vecchi". E come molti vecchi mi sono rimesso a studiare, laureandomi a 40 anni. E non siamo pochi. Quanto a competenze e contenuti siamo belli "tosti". Siccome per noi "portare l'assistente sociale" all'università è stata una lotta (tuttaltro che scontata, visto che la si voleva relegare fuori come "corso professionale", e ciò perchè altri laureati volevano -e vogliono!- l'esclusiva) e ci siamo messi, pur lavorando e con figli, a studiare, diamo molto significato al fatto di essere dottori: per noi significa "comportarsi" da dottori.

Il problema lo vedo sui colleghi giovani: spesso mi dicono che non ci tengono all'uso del titolo. Il vero problema, però, è che NON sono formati per essere dottori (cioè "padroni" della materia) e quindi si nascondono dietro il "gruppo" degli operatori. E' più comodo, si vive tranquilli ed il settore pubblico pure lo richiede...............

Quindi non generalizzerei. Dipende da ognuno di noi. Il nome determina il "vestito" di una persona. Ma questa non è solo vestito, deve pure avere un "corpo". Questo corpo siamo noi, nel senso che ognuno è se stesso come frutto della formazione universitaria certo, ma pure di quella personale, anche degli atteggiamenti etici, dei pregressi lavorativi, il tutto (possibilmente) integrato.

Ugo Slbano

infatti la critica non era rivolta a te Ugo che ti sei laureato nonostante appartenessi alla "vecchia" categoria......perchè hai sentito il bisogno di laurearti?....scusa non voglio sapere i fatti tuoi....quindi se non ti va di rispondere...capirò!!!!

Il fatto è che trovo profondamente ingiusto che ora come ora non ci sia alcuna distinzione tra laureati e non.....Con questo non voglio dire che pretendiamo posti da dirigente una volta usciti dall'università...(bisogna fare tanta gavetta e la cosa deve essere meritata)ma almeno sappiamo con una laurea dove potremmo arrivare...tutto qui!

CHI NON è LAUREATO è PERCHè ALL'EPOCA NON C'ERA LA LAUREA E HA SEGUITO IL GIUSTO PERCORSO DI FORMAZIONE CHE CI VOLEVA PER DIVENTARE ASSITENTE SOCIALE. NON DEVE IN NESSUN MODO ESSERE PENALIZZATO PERCHè HA FATTO TUTTO SECONDO LE REGOLE

E INOLTRE ALCUNE VECCHIE SCUOLE ERANO MOLTO DURE, SI STUDIAVA E SI FACEVANO 600 ORE DI TIROCINIO OGNI ANNO, FREQUENZA OBBLIGATORIA, MENTRE ADESSO SI ESCE DALL'UNI E MAGARI MANCANO TANTE NOZIONI PERCHè PER PASSARE UN ESAME COL MINIMO BASTA LEGGERSELO UN PAIO DI VOLTE UN LIBRO E A VOLTE NEMMENO PER INTERO( HO AMICHE CHE VANNO AGLI ESAMI COSì, PER PROVARE, SI AFFIDANO ALLA FORTUNA)

E NEMMENO è GIUSTO QUELLO CHE DICI RISPETTO AL PRENDERE UNA LAUREA DOPO AVER INTERROTTO PER ANNI E MAGARI CON UNA FAMIGLIA A CARICO. E' UNA COSA DIFFICILE E DEVE ESSERE UNA SCELTA.

NESSUNO DOVREBBE ESSERE PENALIZZATO SOLO PER ESSERE NATO PRIMA. SE UNO HA FATTO UN PERCORSO DI STUDI REGOLARE NON SI PUò CON IL TEMPO TOGLIERE MANSIONI SOLO PERCHè IL PERCORSO DI STUDI è CAMBIATO.

E' LA STESSA COSA PER CHI HA LA LAUREA INFERMIERISTICA. SI TROVA AD AVER LE STESSE MANSIONI DI CHI HA FATTO LA SCUOLA ANNI FA E NON HA NEMMENO LA MATURITà.

non si tratta di togliere niente a nessuno....semmai di aggiungere qualcosa!!!!!Quindi la penalizzazione non potrebbe avvenire in questi casi!

Per quanto l'università sia "buona" o "cattiva" rilascia sempre come attestato una laurea simile a tutte le altre lauree.....con niente in meno!!!!Poi sta ad ognuno di noi....dimostrare di avere delle competenze ed essere in grado di dimostrare che la laurea è stata meritata!

[quote="Zuccherina"]
Per quanto l'università sia "buona" o "cattiva" rilascia sempre come attestato una laurea simile a tutte le altre lauree.....con niente in meno!!!!Poi sta ad ognuno di noi....dimostrare di avere delle competenze ed essere in grado di dimostrare che la laurea è stata meritata![/quote]

appunto, come ogni altra laurea può essere meritata o meno. I furbi ci sono in tutte le facoltà :lol:

Ma non puoi presumere che la preparazione universitaria sia maggiore di quella di certe scuole di servizio sociale del passato solo perchè non erano abilitate a rilasciare un titolo accademico

E comunque quello che tu proponi è contrario alle norme di legge che ha citato Ugo.

E una qualifica è velida al di là del fatto che il percorso di studi sia cambiato negli anni per ottenerla.

io credo che a livello formale(purtroppo si può parlare solo di questo livello supponendo che ci sia la buona fede di tutti)una laurea rappresenta un livello "superiore" ad una scuola o diploma universitario(e questo lo dimostrano le lotte che sono state fatte per arrivare sin qui).....ora è anche giusto aggiungere altre "mansioni" e altre responsabilità a quelle già esistenti valide per coloro che per motivi anagrafici hanno fatto la scuola o diploma universitario......deve essere un evoluzione in positivo.....se le "mansioni" restano uguali che evoluzione sarebbe?Nessuno ritiene di dover togliere delle responsabilità a chi ha fatto la scuola(sempre assistente sociale resta) ma di dover dare qualcosa in più a chi ha una laurea...altrim. non ha senso avere il titolo accademico se non c'è un riscontro di questo tipo!Opinione discutibile la mia per carità!

Cara Zuccherina,

non so perchè ti ostini in questa tua visione, che è davvero opinabile. Sul piano giuridico l'attuale laurea corrisponde ai precedenti diplomi universitari. Semplicemente prima della riforma del 1999 le "lauree" (triennali) si chiamavano diplomi.

Il "di più" di oggi è solo formale, e scaturisce semplicemente dal fatto che ci troviamo in un diverso Ordinamento, tutto qua. L'attuale laureato non ha PER LEGGE altre funzioni o altre prerogative rispetto al suo collega. ANZI: per mia esperienza, la "formazione al ruolo professionale" è calata, fate troppa sociologia che non serve a niente e troppo poco rispetto agli ambiti di competenza......scusate la generalizzazione, è per capirci.

Anche interpretando il tuo pensiero: "se la laurea è un di più", beh, allora tocca dimostrarlo, non solo sul piano formale (che è farsi chiamare dottore), ma anche su quello reale , "agendo" da dottori, comunicando da dottori, riflettendo da dottori, teorizzando da dottori.

In effetti diciamo ed auspichiamo la stessa cosa. Il più è COME.

Inviterei inoltre a non considerare come "meno" i non laureati. Considera che tanti si stanno laureando "ex-post" e portano con sè un bagaglio esperienziale di tutto rispetto in termini teorici. Lo si vede alle lezioni, ovvia, una cosa è lo studentello di primo pelo, altra cosa è chi ha già sulle spalle una professionalità acquisita. C'è insomma un diverso modo di voler imparare: ai primi manca la pratica (e scusate se è poco!) ai secondi serve il modo di "sistematizzare teoricamente" tutto quello che fanno.

Ugo Albano

in pratica.......noi abbiamo bisogno di fare pratica(scusa il gioco di parole)....che dire.....speriamo che questo accada....lo auguro a tutti.......

e chi non ha una laurea ha bisogno di sistematizzare teoricamente la prassi....quindi dovrebbe ritornare a studiare per averla!

Quindi entrambi abbiamo bisogno di qualcosa.....e nessuno dovrebbe rimanere senza l'una o l'altra!

Io sinceramente scinderei il concetto di formazione/aggiornamento professionale dalla laurea (versione attuale).

Chi non ha la laurea può essere estremanente competente se nel suo percorso professionale ha mantenuto un continuo impegno all'aggionamento.

Io stessa che sono una laureata di nuova generazione penso che la laurea in sè sia poca cosa se poi non viene da subito integrata con la prassi. E' il contatto diretto con l'utenza, i fenomeni ed i problemi, se affrontato con occhio critico, che ti consente di introiettare e sedimentare le conoscenze teoriche.

Ogni professionista deve sviluppare un moto circolare di passaggio fluido dalla teoria alla prassi e viceversa.

Mi piacerebbe molto che tutti i colleghi non si arenassero nella prassi, ma fossero capaci di riflettere e costruire un servizio sociale sempre più moderno.

Non è facile, ma possiamo aiutarci a vicenda, magari anche tramite questo forum...

Si Nazg hai ragione.....io sono stanca di vedere pricipi e metodi del servizio sociale insegnato dai sociologi, con tutto rispetto! La nostra laurea è "debole" proprio perchè non può vantare conoscenze specifiche e scientifiche condivise dalla comunità professionale......il nostro spesso è solo un copia ed incolla delle teorie di altre discipline.......

Purtroppo ancora oggi regna l'idea che il servizio sociale sia solo prassi! :cry: