Zuccherina ho capito benissimo perché mi sono trovata nell'identica situazione... sono entrata in un servizio in cui il contributo economico veniva erogato solo dopo un colloquio e con la richiesta del famigerato ISEE e di altra documentazione utile! Inizialmente mi fu detto che si era sempre fatto così e che si trattava di microprogettualità, nel senso che si erogavano contributi per far fronte ad un mero bisogno temporaneo e poi gli utenti sparivano!
Le difficoltà iniziali da affrontare sono state su due fronti, il primo con l'utenza abituata all'assistenzialismo da anni che di fronte ad un no o cmq ad un ridimensionamento della progettualità con la restituzione della propria responsabilità nella situazione, ha assunto atteggiamenti a volte anche aggressivi, a volte di apertura e il superamento della reale problematica che si nascondeva dietro il disagio economico sia con interventi di counselling, che orientamento lavorativo ecc.... il secondo fronte è stato sia quello degli amministrativi che dei colleghi, sostenendo (ancora ora) secondaria tale area di intervento rispetto ad es. all'area minori!
Fatto sta che a distanza di tempo e grazie anche alla collaborazione con un'altra collega con la stessa visione professionale, si è riusciti a fare un passo avanti in un servizio dove prima i contributi economici venivano elargiti da amministrativi!
Per questo dico che come assistenti sociali dobbiamo parlare di globalità della persona e non di singolo intervento e molto dipende da ciascuno di noi, dalla modalità con cui si pone con la propria professione e soprattutto dalla consapevolezza della propria identità professionale!