supervisione tirocini

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[quote="Mac"]in realtà credo sia normale rielaborare l'esperienza del tirocinio[/quote]

Non è una cosa scontata... è infatti una delle capacità la cui acquisizione viene verificata al termine del percorso.

[quote="ventinove"][quote="Mac"]in realtà credo sia normale rielaborare l'esperienza del tirocinio[/quote]
Non è una cosa scontata... è infatti una delle capacità la cui acquisizione viene verificata al termine del percorso.[/quote]

Già dovrebbe essere un passaggio naturale a conclusione del percorso di tirocinio, ma non sempre lo è.

E questo si vede poi nelle "non bocciature" di alcuni tirocinanti che andrebbero fermati.

Non ricordo se ne abbiamo già parlato, ma vorrei tirare fuori il tema del "chi valuta i supervisori?"...cioè come possiamo essere certi che "offrano" un buon tirocinio?

C'è il docente di tirocinio che dovrebbe controllarli durante il percorso, ma molto spesso si fida ciecamente e non chiede loro nulla. Solo quest'anno, durante il mio tirocinio di terzo anno, ho una docente che contatta assiduamente i supervisori, chiede loro come prosegue il tirocinio, si informa sul loro metodo di "insegnamento" e lo mette, se necessario, in discussione. E' anche in vivo contatto con noi (giusto l'altro giorno mi ha persino chiamata al cellulare, con mio stupore :shock: ).

Poi c'è il livello ancora precedente, ossia la scelta dei supervisori. So che c'è un corso di supervisione, ma non so come funzioni e in che modo venga concessa l'abilitazione.

Qualcuno che lo sa lo può spiegare?

Dispiace leggere che qualcuno fa della supervisione una questione di soldi...Sebbene ne sia sottolineata l'importanza per la professione anche all'interno del codice! Concordo sulla "bocciatura" del tirocinante, ma anche il supervisore dovrebbe essere valutato. Secondo me, il supervisore non necessita di una particolare formazione (qualche percorso professionalizzante o di aggiornamento magari), ma di una piena disponibilità di "presa in carico" del tirocinante. Quello che conta infatti è sviluppare la capacità di analizzare il lavoro ed il contesto in cui si va a "fare pratica"; dove sarebbe l'autonomia dell'allievo se si gli si offre un percorso come in un certo senso un"pacchettoconfezionato"?.A parer mio anche il sistema che l'università offre nell'organizzazione del tirocinio dovrebbe essere sottoposto ad una valutazione da parte dell'Ordine, anche come si diceva sullorientamento iniziale al percorso di studi.

Premetto che non ho mai fatto da supervisore, anche perchè ancora non sono di ruolo, ma credo che l' università dovrebbe prendersi alcune responsabilità e quindi, davanti ad una relazione "negativa" del supervisore, bocciare il tirocinio...Sono convinta che il tirocinio dovrebbe essere davvero un' esperienza formativa, non solo un fare tanto per...E ritengo che se il supervisore si rende conto che il tirocinante è davvero immaturo, o con problemi personali tali da non essere "adatto" alla professione, abbia il dovere di scriverlo nella relazione....Perchè quel tirocinante diventerà un collega che non sarà in grado di svolgere la professione...Ne ho visto di alcuni ( di colleghi intendo) che non dovrebbero

svolgere non dico la nostra professione, ma neanche qualsiasi altro mestiere che comporti una relazione con l' altro!!!!

Prossimamente, dopo quattro anni di esperienza con tirocinanti di 2° anno, inizierò la supervisione di una studentessa di terzo anno.

Ammetto che mi sento emozionata perchè avrò l'opportunità finalmente di seguire una persona che ha già acquisito diversi contenuti e prassi, e che potrà finalmente sperimentarsi in cose più complesse!

Sono anche un po' preoccupata perchè non so se riuscirò a valorizzarla nel caos del lavoro quotidiano...

suggerimenti? consigli?

su su...ditemi la vostraaa!! :lol:

Quel che aiuta è seguire un piano di tirocinio. Al terzo anno, per esempio, io prevederei tanta sperimentazione. Per esempio, affidando un caso al tirocinante: ai miei tempi gli davo carta bianca, dal primo colloquio fino alla redazione delle relazioni per il Tribunale. Ma anche dandogli compiti di sviluppo di progetti o di ricerche (che magari il tirocinante connette alla tesi di laurea).

Certo dipende da chi ti capita, ma pure da come il supervisore si pone. Intendere il tirocinio come un semplice affiancamento o, invece, come un vero e proprio percorso di acquisizione di competenze, ciò fa la differenza.

Io sono anni che ho smesso, perchè il tirocinio sembrava una "questione privata" tra supervisore e studente, con la latitanza assoluta dell'Università (ho avuto a che fare con Bologna) ed il basso interesse degli stessi colleghi a condividere un percorso di qualità, per non parlare del disinteresse assoluto dell'Ente (perchè, ricordiamocelo, la supervisione è un "di più" di lavoro che gli Enti non riconoscono).

Saluti.

Un'altra cosa (rivolta agli studenti): una cosa è "fare il tirocinio", uguale dove e con chi, ben altra cosa è "cercarsi il tirocinio" perchè si hanno interessi ad un settore, anche a "quel" supervisore. Ai miei tempi, ricordo, gli studenti mi evitavano proprio perchè li facevo trottare (mentre invece andavano meglio i colleghi che facevano solo "assistere", l'importante è fare x ore, prendere l'attestato e....chi s'è visto s'è visto).

Ma dico di più: in un periodo di blocco delle assunzioni pubbliche, fare un tirocinio in un'organizzazione privata può fare la differenza per poi lavorare.

Ecco, io mi aspetterei dai giovani studenti un approccio di questo tipo: "ho in mente questo modello, ho nei miei sogni questo lavoro, ho delle competenze personali che vorrei trasformare in competenze profesionali" e quindi mi cerco il supervisore adatto. Non porsi questo problema è indice di assenza di interesse per la professione, oltre che per sè.

Oggi, anno del Signore 2014, dovremmo poter parlare di tirocinio come "fucina delle competenze professionali" e non come "vacanza-osservazione in un qualsiasi servizio a fare x ore". O no???

Saluti.

anke io avrò la mia prima tirocinante quest'anno da Milano Bicocca.

Ci vuole un corso xò.

Com'è dalle altre parti?

Laura

Io l' anno scorso ho avuto la mia prima tirocinante, dopo undici anni di lavoro...L' università mi ha lasciato completamente sola, nonostante fosse la mia prima esperienza come supervisore, e per di più di una ragazza al terzo anno..Non è stato fatto nessun piano di tirocinio, ho dovuto fare tutto da sola...la tirocinante fortunatamente era una ragazza seria e appassionata, con una forte motivazione...Concordo con te sul fatto che ci voglia una preparazione, sui contenuti del tirocinio, su come si debba passare dalla teoria alla pratica, su quanta autonomia debba o possa essere data al tirocinante, su come affrontare anche i dubbi del supervisore o i sentimenti di inadeguatezza...Io ti posso dire che ero molto indecisa sul fatto di prendere un tirocinante, anche perchè lavoro in un comune e come saprai siamo sempre più presi dal lavoro amministrativo, e dal carico di lavoro eccessivo..Insomma, sono molto disillusa dalla professione, e mi chiedo quale sia oggi il nostro ruolo professionale...( mi rendo conto che sto uscendo fuori tema!!!) Comunque alla fine ho accettato la proposta, anche per rimettermi in gioco, e posso dire che è stata un esperienza impegnativa, ma positiva, e su cui però ho davvero "improvvisato"..Ah dimenticavo io lavoro in Sardegna..