Progetto MASTER: pensionati ci rubano il lavoro

Sezione: Lavoro · Aperta il

La graduatoria della mia regione vede ai primissimi posti un'assistente sociale del 1951, che ha lavorato una vita per un ente pubblico e ora è già in PENSIONE.

Ovviamente in un concorso in cui contano i titoli e gli anni di servizio, è stata avvantaggiatissima.

Trovo decisamente deprimente che questa persona, nella situazione attuale lavorativa e ben conoscitrice della difficoltà per noi giovani di trovare lavoro, abbia deciso di portarci via una possibilità così preziosa.

Sono amareggiata e arrabbiata. Datemi voi un'altra chiave di lettura della situazione, perchè non vorrei scadere in sterile polemica.

Scusami Lunaa, comprendo il tuo scoraggiamento davanti alla difficoltà di inserirti nel mondo del lavoro, ma al di là del fatto che il progetto master NON era un concorso, secondo il tuo ragionamento chi già lavora dovrebbe fermarsi dov'è e non fare nessun altro tentativo di cambiamento, selezioni, colloqui, altri concorsi... mi pare un po' limitativo..... La collega che in pensione si è sentita di partecipare ad una selezione per consulenze potrebbe averlo fatto per il desiderio di continuare a rimanere dentro una professione che ha amato, non credo l'abbia fatto per motivi economici visto la miseria dell'incarico e dei benefici economici, e se è risultata idonea al pari di giovani colleghe ben più pronte allo studio, bè complimenti! Ripeto, comprendo il tuo scoraggiamento ma per me il tuo è un ragionamento che non sta in piedi, ai concorsi dovrebbero presentarsi solo disoccupati?

Ciao,

anch'io ho partecipato al progetto master e vorrei esprimere la mia opinione in merito alla questione. Già su un'altro forum ho segnalato che in testa alla graduatoria del mio prap di riferimento c'erano colleghe che lavorano.

Ora, effettivamente Monica ha perfettamente ragione; chi già lavora o è in pensione ha tutti i diritti di partecipare ai bandi che lo consentono e liberamente prestare attività di consulenza. Cosi come chi già lavora ed ha un contratto di assunzione a tempo indeterminato può legittimamente, se il suo ente glielo consente, fare contemporaneamente consulenze.

Ora, forse ciò che amareggia Luna, così come amareggia me, è che per chi è disoccupato o chi lavora in altri settori e vorrebbe svolgere la professione per cui ha studiato, le opportunità di inserimento continuano a diminuire. Se, come dice Monica, la collega in pensione non aveva "motivi economici visto la miseria dell'incarico" pensate quanto è in difficoltà chi vedeva quella miseria come un miraggio...

Siamo in un periodo di crisi vera in cui uno dei problemi maggiori è l'alto tasso di disoccupazione.Credo che la mia aspettativa, forse sbagliata, è che chi ha scelto una professione sociale abbia in se un senso civico ed una propensione alla solidarietà che lo dovrebbero far riflettere nelle proprie scelte.

E' pur vero che non possiamo sapere quali siano le reali motivazioni che hanno spinto i colleghi che già lavorano o in pensione non tanto a partecipare, ma, semmai, ad accettare l'incarico di consulenza.

La realtà amara è che in scarsità di risorse si sviluppano le "guerre tra poveri".

Io comunque preferisco pensare che la collega in pensione, così come quei colleghi che svolgono già altre attività professionali, abbiano la necessità di integrare il proprio reddito e non che semplicemente vogliano continuare ad esercitare una professione che hanno amato... per far ciò esistono tante associazioni di volontariato che hanno necessità di validi professionisti con esperienza.

Credo veramente però che non possiamo sapere cosa spinge le persone, soprattutto se non le conosciamo, a fare alcune scelte che noi reputiamo assurde.

S.

Scusa ShC71, sulla collega in pensione io ho fatto solo un'ipotesi, ovvio che non so quello che le è passato per la testa. Comunque io che sono una vecchia arpia ti faccio una domanda: supponiamo che il tuo sogno sia lavorare nel settore minori e che invece riesci ad ottenere un posto a tempo indeterminato (e te lo auguro si capisce) in un Comune dove l'incarico è sull'area anziani che proprio non ti piace. Venisse fuori un concorso per un Comune area minori tu non parteciperesti perché sei assistente sociale e quindi penseresti ai tuoi poveri colleghi che non lavorano? Guarda, sarò anche una vecchia arpia ma non ci credo neanche se ti vedo. Io penso che il mercato del lavoro in generale sicuramente non è favorevole, ma io anche penso che noi ass soc dobbiamo uscire dallo snobismo professionale che ci hanno inculcato all'università e tentare tutte le strade che ci vengono in mente per iniziare a lavorare. A Lunaa che è evidentemente friulana suggerisco (oltre alla selezione riportata qui per Cividale e Tarcento) di farsi un giro nelle cooperative sociali, siamo a inizio anno, in tanti enti sono cambiati gli appalti e può essere che le cooperative cerchino educatori, è un modo per farsi esperienza, conoscere e farsi conoscere all'interno dei servizi. io proverei con la Duemilauno agenzia sociale di Trieste, con il Consorzio Il Mosaico a Gorizia, con l'Onda Nova di Grado, con la coop. Itaca di Pordenone. Poi mi iscriverei alle agenzie interinali che possono fare sostituzioni di personale dipendente per gli enti pubblici e non disdegnerei qualche altra ipotesi, come per esempio i patronati. In ogni caso il Veneto non è poi così lontano, ci possono essere delle buone opportunità anche là. invece di piangersi addosso e recriminare su quei cattivoni che pur avendo un lavoro vengono a rubarci il nostro (vorrei far notare quanto è bello questo ragionamento per un'assistente sociale.....) io sinceramente farei ben altri progetti.

Non posso fare a meno di dire la mia... É piú forte di me! :D Dunque, quando io vinsi uno, anzi due concorsi (senza alcuna raccomandazione) nel 1998, mi sentii dire da alcune colleghe di ruolo che avevo "rubato il lavoro" a quelle del posto. Siccome io venivo da una provincia dove lavoro non c'era e concorsi nemmeno l'ombra, semplicemente avevo fatto domanda in tutti i concorsi che uscivano (anche a Milano, Bologna....) e avevo vinto due in alta Toscana. Io e altre stavamo antipatiche a tutte perché quelle del luogo secondo loro avevano piú diritto. Poi scoprii che loro, poverine, non avevano fatto nessuna domanda di concorso tranne QUELLA. Erano altri tempi rispetto a ora, uscivano concorsi con tanti posti e io mi chiedevo come potessero le colleghe pretendere di vincere TUTTE il concorso nel loro comune e, in piú, sentirsi in diritto di essere arrabbiate con gente che si era fatta il mazzo rendendosi disponibile a spostarsi ovunque e quindi andando a fare una decina di concorsi in giro per l'Italia.

Adesso io sono fuori dal giro perché mi sono trasferita all'estero, non faccio e non voglio piú fare l'a.s. e sto studiando psicologia, comunque quando lavoravo avrei fatto di tutto per cambiare lavoro e avere altre chances, in quanto non ero assolutamente soddisfatta del mio lavoro e in piú credo che nel nostro settore sia importantissimo cambiare almeno ogni 5-10 anni. Una persona puó aspirare a un incarico come quello non per bisogno economico (che spesso, tra spostamenti e cose varie, o ci vai in pari o ci rimetti) bensí per il desiderio di rivitalizzare i propri orizzonti professionali a fronte di una pubblica amministrazione che spessissimo ti affossa in ruolo standard e spesso molto, molto amministrativo. All'inizio accenderesti un cero tutti i giorni per avere ottenuto il mitico posto a tempo indeterminato, dopo 10-12 anni io speravo di avere un'altra opportunitá e di poter cambiare.

La mentalitá "chi ha giá il lavoro se lo tenga e non lo rubi agli altri" é molto, molto assistenziale, ossia ricalca le dinamiche che noi stessi spesso rimproveriamo ai nostri utenti quando si arrabbiano perché il loro vicino prende dal comune 100 euro in piú o cose simili. Non dubito che la carenza di lavoro e soprattutto di lavoro dignitoso nel nostro settore sia grave, chiediamoci peró quanti giovani medici pensano che i loro colleghi anziani dovrebbero non fare libera professione per non rubare loro il lavoro, quanti psicologi pensano che "eticamente" chi é in pensione non dovrebbe fare lo psicoterapeuta perché se no i giovani non comincerebbero mai... Non ditemi "sono professioni diverse", perché SONO PROFESSIONI, come lo é la nostra, pur diverse. Nell'etica del professionista non ci si pone minimamente il problema di "rubare il lavoro", si sa che si lavora se si é bravi, se ci si fa un nome, se si risolvono le situazioni. Che poi nel nostro settore sia molto, moltissimo piú difficile avere sbocchi "altri", questo é un altro discorso, costituzionale del nostro percorso formativo e di inquadramento professionale, ma non possiamo e non dobbiamo cadere nel pensamento vittimistico e quindi sono assolutamente e completamente d'accordo con Monica. Io quello che tra l'altro non riesco a capire é perché i giovani colleghi italiani non cominciano a guardarsi attorno in Europa, non emigrano, non cercano altrove. Non dico che altrove sia tutto perfetto ma ci sono alcuni paesi europei dove per lo meno nel nostro settore si investe di piú. Non serve a molto restare in un contesto dove i servizi vengono smantellati giorno dopo giorno e gli operatori sfruttati solo come specchietti delle allodole del politico di turno e non serve a molto sperare che "prima o poi" avvenga un miracolo per cui ci sará lavoro per tutti e tutti vivranno felici e contenti....

Scusate,

ma sono proprio un po' arrabbiata.

Cercherò di spiegarmi meglio perché sono stata fraintesa.

Naturalmente non contesto assolutamente chi già lavora e vuole cambiare lavoro o chi potendolo, è disposto a spostarsi per cercare lavoro. La mia amarezza sta nel fatto che essendo il progetto master una consulenza non per moltissime ore per alcune colleghe sarà possibile accettare l'incarico e mantenere il lavoro che già svolgono (o la pensione) sostanzialmente avere 2 lavori... e magari entrambi per enti pubblici!

Ora mi sento costretta a chiarire un paio di cose: A Monica vorrei chiarire che non sono una collega alle prime esperienze, nel sociale ho quasi vent'anni di esperienza di lavoro sulle spalle, non tutti come A.S. (e non conto gli anni di lavoro come cameriera, baby sitter etc.. fatti per mantenermi agli studi) lo snobismo professionale mi appartiene proprio poco! ho fatto l'animatrice, mi sono occupata di formazione, ho partecipato a progetti europei... mi sono sposata ed ho fatto tre bimbe (che sono ancora molto piccole) poi mi sono ammalata, seriamente! (e non voglio dire di più)! ora sono in cerca di lavoro e vivo la frustrazione di vedere altri con due lavori ed io tra poco in seria difficoltà nel garantire serenità alle mie bimbe. Permettimi almeno di pensare che chi, magari in pensione o mantenendo un altro lavoro, sceglie di fare anche la consulenza nel progetto master lo faccia perché ha bisogno di lavorare e non perché vuole tenersi legata ad una professione che ha amato o cose del genere!

Non voglio proseguire oltre, come ho già detto non ci è dato di sapere quali siano le motivazioni che spingano le persone a comportarsi come si comportano, anche se siamo A.S. ed a volte ci sentiamo un po' onnipotenti ed onniscienti!

S.

Ho letto questa discussione e tirato una conclusione:

ognuno vede il proprio punto di vista e agisce in base a quello e quindi in base ai motivi che solo lui conosce, mentre gli altri che hanno altre necessità non comprendono questa posizione.

Questo vuol dire che possiamo guardare questo "evento" chiamato progetto MASTER e dire di tutto e il contrario di tutto.

Mi pare giusto però cogliere la frustrazione e la sofferenza di chi cerca un lavoro e vorrebbe vivere più serenamente.

Fatevi coraggio! :D Buona fortuna!

Non ho volutamente partecipato a questa discussione per non accrescere la sofferenza delle persone che sono intervenute nè la mia.

Concordo in tutto e per tutto con l'ultima affermazione di Nazg.

E aggiungo che non tutti possono andare all'estero, per mille e una ragione, tutte giustificate. Non per questo trovo giusto che ci si etichetti come svogliati o pigri, perchè non è così.

Ai giovani che hanno scritto dico solo che sono loro molto vicina, e che capisco immensamente la loro frustrazione, dato che sono anche io nella stessa situazione.

Come voi sono molto arrabbiata, per tutto, come voi faccio sentire le mie motivazioni, come voi non ho perso la speranza.

In bocca al lupo a tutti.

Si tratta di una polemica che ogni tanto interviene tra i colleghi giovani con gli incarichi del Ministero della Giustizia, per esempio quando ci sono i bandi per Giudice Onorario.

L'equivoco di fondo è questo: NON SONO CONCORSI, sono solo INCARICHI (poche ore a settimana). Gli incarichi sono per professionalità, chi ce l'ha se la gioca.

E' che questa volta, par di capire, il Ministero cerca di aggirare il blocco della assunzioni (perchè è quello il problema) con questi progetti......

Il vero problema è l'assenza del lavoro "normale".

Sul Ministero della Giustizia ci sono molte pressioni, se pensate alle carceri strapiene. Il problema è che politicamente si spinge per i colpi di spugna (amnistie ed indulti), dall'altra si vogliono allargare le maglie della detenzione alternativa (dove c'è l'UEPE). In questo gioco, però, la professione (come al solito) è assente: il Ministero ha bandito di recente un concorso per agenti di custodia.

Non è il caso, allora, di fare pressione politica perchè il Ministero bandisca un concorso per assistenti sociali? La strada è quella.

E' al concorso pubblico che - vecchi o giovani - andiamo a confrontarci sulle competenze.

Gli incarichi non sono "lavoro normale".

Avverto molta arroganza proprio a parte di queste colleghe mature ed esperte. Senza conoscere minimamente la situazione di noi giovani, danno giudizi su come dovremmo vivere...pare che non facciamo altro che lamentarci.

Focalizzo l'oggetto del mio post. Argomentare il fatto che chi già percepisce una pensione (non un lavoro, non una persona carriera!!!), che ha già dato il proprio contributo alla professione, allo stato, etc non possa mettersi da parte e lasciare spazio agli altri.

Faccio notare che la mia non è una generica lamentela su quanto è difficile trovare lavoro.

Non è pura polemica, mentre mi trastullo nel non trovare lavoro.

Non ritengo di dovermi giustificare con nessuno sul mio modo di pormi nel ricerare lavoro .

Ho voluto sollevare la questione in un ambiente che dovrebe essere frequentato da persone che sanno ragionare e capire il fuoco delle discussioni, altrimenti ne avrei discusso al bar con gli amici.

Trovo sia un argomento importante e da condividere, e ringrazio chi è riuscito a darmi quello che chiedevo: un punto di vista diverso dal mio.