Ciao,
anch'io ho partecipato al progetto master e vorrei esprimere la mia opinione in merito alla questione. Già su un'altro forum ho segnalato che in testa alla graduatoria del mio prap di riferimento c'erano colleghe che lavorano.
Ora, effettivamente Monica ha perfettamente ragione; chi già lavora o è in pensione ha tutti i diritti di partecipare ai bandi che lo consentono e liberamente prestare attività di consulenza. Cosi come chi già lavora ed ha un contratto di assunzione a tempo indeterminato può legittimamente, se il suo ente glielo consente, fare contemporaneamente consulenze.
Ora, forse ciò che amareggia Luna, così come amareggia me, è che per chi è disoccupato o chi lavora in altri settori e vorrebbe svolgere la professione per cui ha studiato, le opportunità di inserimento continuano a diminuire. Se, come dice Monica, la collega in pensione non aveva "motivi economici visto la miseria dell'incarico" pensate quanto è in difficoltà chi vedeva quella miseria come un miraggio...
Siamo in un periodo di crisi vera in cui uno dei problemi maggiori è l'alto tasso di disoccupazione.Credo che la mia aspettativa, forse sbagliata, è che chi ha scelto una professione sociale abbia in se un senso civico ed una propensione alla solidarietà che lo dovrebbero far riflettere nelle proprie scelte.
E' pur vero che non possiamo sapere quali siano le reali motivazioni che hanno spinto i colleghi che già lavorano o in pensione non tanto a partecipare, ma, semmai, ad accettare l'incarico di consulenza.
La realtà amara è che in scarsità di risorse si sviluppano le "guerre tra poveri".
Io comunque preferisco pensare che la collega in pensione, così come quei colleghi che svolgono già altre attività professionali, abbiano la necessità di integrare il proprio reddito e non che semplicemente vogliano continuare ad esercitare una professione che hanno amato... per far ciò esistono tante associazioni di volontariato che hanno necessità di validi professionisti con esperienza.
Credo veramente però che non possiamo sapere cosa spinge le persone, soprattutto se non le conosciamo, a fare alcune scelte che noi reputiamo assurde.
S.