l'AS italiano e l'albo: e se si lavora all'estero?

Sezione: Ordine professionale · Aperta il

Ciao Davide, adesso capisco la tua situazione. Ti conviene cambiare sede di esame di stato, anche se il tuo racconto sul corporativismo in sede di esame di stato non è il primo che sento. Infatti ora la riforma dell'ordine professionale, se passerà, non renderà più possibile presentarsi all'esame di stato dopo il quinquiennio di studi se il percorso (3+2 o laurea a ciclo unico) non è stato tutto nell'ambito delle lauree in servizio sociale.

Io che avevo alle spalle una laurea del vecchio ordinamento (tra l'altro dichiarata equipollente a fini concorsuali alla classe delle lauree specialistiche del nuovo ordinamento in servizio sociale), proprio per evitare di incappare in una situazione simile a quella in cui ti trovi ora, ho preferito iscrivermi alla laurea triennale e ora sono iscritta all'albo B. Tra l'altro se ora mi dovessi disiscrivere ho il terrore che poi non potrei più rifarlo perché se passa la riforma professionale per essere iscritta all'albo sarei obbligata a fare la specialistica in servizio sociale (che già ho!!!) e rifare l'esame di stato. Ecco perché anche se lavorerò all'estero pagherò SEMPRE la mia iscrizione. Ma ti rendi conto?!?

In Italia non si può mai stare certi, ci sono riforme ogni giorno e si rischia improvvisamente di non essere più in regola. Che sconforto! Fatti forza e fai l'esame di stato al più presto, altrimenti se passa la riforma sei fuori dal giochi.

Che tristezza, Davide!

Da come scrive ed argomenta io l'avrei promosso senza problemi. Chi Le parla è stato per quattro volte commissario ed io sono stato severissimo, mi creda.

In questi esami ho molto stimolato il dibattito con quei (assai pochi) candidati provenienti da percorsi "spuri", vedendo la contaminazione di saperi come un'opportunità e non come un ostacolo. La questione non è solo "sapere", ma anche connettere ciò al ruolo professionale. I migliori candidati che mi ricordo erano proprio questi: educatori, sociologi, teologi, finanche o.s.s...

Il problema è invece che, quando ci si pone con competenze con commissari ignoranti, scattano le difese. Siccome certi sanno solo "1+1=2", è il caso di rispondere 2 e nulla più. Porsi con competenze a persone incompetenti, che però hanno il potere, fa succedere queste cose.

Nostro Signore raccomanda nel vangelo di "non dare perle ai porci", altrimenti questi "vi si rivoltano contro. Se lo dice Gesù Cristo.....

Lei deve però tramutare le Sue conoscenze in "strategie". Lo so che non è facile per voi giovani. Lei è inoltre (come me) un uomo, noi abbiamo il vizio di dire le cose come le pensiamo, quando l'interlocutore è dell'altro sesso, prevalgono umori, impressioni ed emozioni.

ERGO: le prenda per culo! Rifaccia l'esame di stato, dica loro quel che si vogliono sentir dire e poi via!

Io credo, penso ed affermo che la nostra professione abbia un immenso bisogno di persone come Lei.

Rifaccia l'esame. Logicamente cambiando sede.

Non dia poi giudizi di arretratezza sul Sud. La questione è (purtroppo) "trasversale", mi creda: da Lampedusa a Bolzano la testa è sempre quella. Anzi (se vogliamo essere razzisti fino in fondo) è dal sud che viene una forte spinta all'innovazione. Parola di meridionale!

Grazie Chiara per il tuo incoraggiamento e Grazie Dott. Albano per la fiducia che mi ha accordato mi da ottimismo.

concordo con ciò che avete scritto e cercherò di fare tesoro delle vostre esperienze. in effetti rileggendo la mia mail, c'è ancora molta rabbia rispetto ad un episodio che è giusto come sottolinea bene dott. Albano affrontare con uno spirito diverso,ed è bene canalizzare questa rabbia in qualcosa di costruttivo e tenere duro, d'altronde il commissario è purtoppo l'espressione o il risultato di un sistema ben più complesso per cui occorre agire in maniera propositiva.

insomma è proprio vero "tramutare le nostre conoscenze in strategie "e qui riconosco il fatto che spesso l'esperienza è sempre importante, e a me manca; inoltre Dott. Albano ha proprio centrato il punto alla perfezione a parer mio, anche col discorso "difese" psicologiche,è quello che ho percepito anche durante l'interrogazione, e la valutazione. una sensazione mai provata prima, ma è un atteggiamento dott. Albano che le persone oltre i 55 60 anni hanno, una certà rigidità piscologica, una "strutturazione" dei loro principi, psicologici,umani, professionali e caratteriali che fanno una resistenza incredibile..dannosissima.

ed è per questo che è molto dannoso perchè sono chiusi al cambiamento, alla nuova proposta,sono chiusi alla "crisi" delle loro idee, dimostrando una scarsissima capacità critica, provenendo da percorsi educativi post fascisti, democristiani, immersi in culture conservative cattocomuniste, in realtà molto rigide, scolasticamente e lavorativamente parlando. oggi la loro mente davanti alle solleccitazioni davanti anche alla semplice "formazione continua" reagiscono in modo pigro, e come lei ha scritto prima, nei convegni si parla di cosa??questo è un discorso sociologico ma è un discorso "psicologico" e va affrontato con grande senso di umiltà e voglia di dialogare in maniera aperta. la messa in discussione non è facile per nessuno, io l ho sperimentato spesso nella mia breve esperienza, basti pensare ai quei genitori che dicono..." io ho i miei principi..."

le idee fisse le posizioni rigide, rappresentano un blocco della società, qui manca uno scontro generazionale.. e i confronti/scontri generazionali che in italia non sono mai avvenuti rappresentano il passaggio inevitabile per poter crescere liberarsi dal vecchio... se il figlio litiga con i genitori e non si scontra col padre non potrà mai diventare persona consapevole capace di crescere realmente.

certo ...cambiare sede, adeguarci a chi abbiamo davanti, per raggiungere l'obiettivo personale tutto giusto,tutto bene. ma risolviamo il problema? io non so, lo faccio si, ma dentro di me permane un senso di disorientamento e non so quel meccanismo di "l'importante che io riesca poi"...sia il percorso giusto da fare. non so parlo come "giovane" che è comunque spaventato davanto al suo futuro come molti altri in questo forum ne sono convinto.

.. e allora non possiamo lamentarci se le immense problematiche che gli assistenti sociali sollevano, l' immagine professionale, lo scarso aggiornamento formativo, la scarsa cultura rispetto alle dinamiche sociali contemporanee..ci caratterizzano, in fondo questa pigrizia è l'approccio comune trasversale che caratterizza questa professione...ed è ovvio che l'assistente sociale sia anche questo.

concludo scusate i miei quasi monologhi..pessime capacità di sintesi.

ha fatto molto bene dott. Albano a sottolineare il discorso sui giudizi del Sud.. volevo solo se mi è possibile dire, che spero di no, rifletterò su questo,ma non credo di avere pregiudizi sul sud, io stesso sono meridionale, isolano per giunta, e ho studiato e lavorato al nord e al sud..e concordo sul discorso della trasversalità. purtoppo la questione è ben complessa. le risorse economiche sul sociale che hanno in lombardia, in emilia romagna o in piemonte sono tante e vengono investite in maniera diversa e questo alla lunga negli anni...incide..

forse da meridionale le dico che è perchè amo cosi tanto le mie origini che sono particolarmente deluso e quindi severo con ciò che vedo nella mie realtà..

un caro saluto buona giornata.