Dunque
Aldilà del fatto che io non ho molta esperienza come AS, e ho molto da imparare anche grazie alle vostre esperienze e dai colleghi più anziani di me che osservo in continuazione, volevo solo rispondere per fare un discorso un pò più ampio, perchè in questo discorso la risposta non va ricercata nella pratica ma a livello più alto.
Anzitutto.. il conteggio dei contributi economici fatto per vedere chi ha fornito più contributi... ma io sinceramente , posso dirlo? mi sarei rifiutato di fare una cosa del genere.
Magari sono fuori dal mondo ma è proprio lo specchio dei tempi e della mentalità con cui ci trattano, sottoposti a STANDARD DI EFFICIENZA/come se fossimo una banca che eroga prestiti, sugli inseganmenti di monti e fornero.
Poi non ci lamentiamo se lo psicologo che giustamente fa una diagnosi INDIVIDUALE, professionale, e tratta il caso SINGOLARMENTE ed è formato per agire in maniera indipendente, decide se fare o meno un intervento o avviare una terapia.e a noi ci da fastidio. E perchè ci da fastidio??? Perchè lui fa quello che non possiamo nè sappiamo fare!
Non so, ditemi dove sto sbagliando??
cioè lui non tratta gli individui come numeri. Noi si. (test a parte)
Infatti li contiamo e li inseriamo in un conteggio perchè siamo vittime inconsapevoli di uno sistema che ci tratta come segretarie amministrative.
Ora la vedo solo io la situazione in cui da una parte giustamente sentiamo l’esigenza di parlare legittimamente di counselling vagheggiando professionalismi di eccellenza, per l’autonomia ecc e dall’altra stiamo inserendo INDIVIDUI IN TABELLE.
NOI STESSI percepiamo la contraddizione e forse dobbiamo accettarla...SPESSO NON SEMPRE, ci costringono a far parte di un apparato burocratico per cui dobbiamo fare attenzione per non alimentare parassiti e irresponsabili. Si deve uscire da questa logica. è troppo piccola. bisognerebbe secondo me allargare sociologicamente il problema.
ora, sto teorizzando, però questo non toglie che ci si potrebbe riflettere..la mia idea è che l’ AS deve lavorare per allontanarsi dal discorso del contributo economico. Deve slegarsi da quel ruolo.
Il contributo economico minimo lo deve eseguire un altro tipo di funzionario comunale e l’as si deve occuparsi di “BENESSERE SOCIALE” nella sua accezione più ampia e comunitaria.
lavorare a prescindere dai contributi economici che devono essere garantiti in certe situazioni (rif. è appunto al Reddito di cittadinanza. Le sue teorie rispondono a molte delle dinamiche sollevate a proposito del welfare regionale ecc e che CONSIDERA l’individuo in quanto tale cioè uguale in calabria e in trentino.. slegandolo dalla sua appartanenza geografica)
Allora la nostra attività si svilupperà e le ricerche universitarie promuoveranno nuovi investimenti sul counselling promozionale e partecipativo e altre possibilità per il nostro ruolo che potrebbe quindi espandersi anche con attività private ( ma sempre avviate da uno stato,da un servizio pubblico, cari neoliberisti).
Poi io trovo oramai poco reali e vecchie, di argomentazioni risalenti agli anni 70/80, le diciture ideologiche neoliberiste, da cui siamo ahimè oggi continuamente ri-bombardati, che portano ad esprimersi in particolari modi tipo.. dare a prescindere,pensioni e debito, alimentano l’assistenzialismo, senza produrre “basi di evidenza” e non confrontandosi con altre scuole di teoria economica e giustizia sociale.
insomma, non ci sono prove documentabili che la difesa di un diritto minimo garantito è necessariamente la promozione di un percorso di irresponsabilità/assistenzialismo, che va pesare sui conti dello stato. non esiste questa accusa, non è supportata dai fatti.
A chi parla di scarsità di risorse ci sono tante teorie economiche che spiegano come lo stato all'interno di un sistema capitalista per esistere funziona producendo una sorta di SURPLUS. Per cui lo stato dalle tasse ha sempre a disposizione delle entrate in più da redistrubuire, la spesa funziona a deficit non a pareggio di bilancio come vuole monti e fornero.
In Inghilterra, Svezia ecc ( per cui non mi risulta il sistema pensionistico sia povero tra l’altro ) convivono da quasi un secolo con l’idea che chi non lavora va tutelato. E sono realtà dove non mi risulta non ci sia mercato. Cioè L’IKEA è nata in uno stato col reddito minimo garantito, dove c’era l’assitenzialismo...o sbaglio???
chi non ha possibilità nell’immediato di inserirsi nel sistema capitalista del mercato del lavoro ha diritto ad una PROTEZIONE DI CITTADINANZA basilare diritto umano in un paese democratico.
E se si lavora perchè un cittadino entri a far parte della comunità significa che aumentano le possibilità di crescita per tutti perchè lo stato ha a disposizione risorse umane su cui poter investire e crescere, e gestire politiche di immigrazione, il mercato ha a disposizione più consumatori e produttori, di conseguenza più lavoratori e non è obbligato a ragionare...è meglio se emigri, a te è meglio se ritorni in patria ecc ecc ecc.. può trovare alternative. le può studiare.
Insomma la conseguenza di questo è proprio negli interventi cioè: SOFFERENZA VERSO I DEBOLI (ANCHE INTELLETTUALMENTE) VERSO I DIVERSI, VERSO GLI ESTRANEI, VERSO I COLLEGHI... che li vediamo come veri nemici, come portatori del problema come coloro che ci impediscono di esprimere le nostre potenzialità da professionisti... Ma il problema non sta alla base.
chiedo scusa per la lunghezza, vi saluto. buon lavoro.