Esatto, Davide. Complimenti per l'analisi. Invito i colleghi di questo Forum a non sminuire questo vissuto dicendo che "la vita é bella e il nostro lavoro lo é di piú". No, signori. Io ho lavorato 12 anni in trincea e ho sperimentato sulla mia pelle queste dinamiche: la termenda solitudine dell'operatore di fronte al sistema. A parole, tutti parlano di collaborazione e di sistema; a fatti, quando sbagli, sbagli TU, nome e cognome, che "avresti dovuto sapere". Lo psicologo non sbaglia mai, eppure lui sí studia la diagnosi psicologica e lui sí DEVE sapere. Ma guardacaso, la colpa é sempre dell'assistente sociale perché, ti dicono, la presa in carico dell'intero intervento socio-assistenziale é nostra.
Come tu dici Davide, stiamo parlando di un modello anni 70, il casework, importato da un sistema totalmente diverso dal nostro e ormai caduto in disuso in tutto il mondo. Ma ancora nei servizi si ha questa visione dell'assistente sociale alla scrivania, con il computer e il telefono, che, chissá come (questa sí sarebbe sciamaneria....) DEVE leggere e interpretare i segnali di disagio dei suoi "assistiti", tra un progetto della Regione e una commissione assistenza, tra un modulo di attivazione SAD e un corso di formazione sull'intervento amministrativo....