Assistente sociale nel comune

Sezione: Servizio Sociale · Aperta il

Ma che discorso è? Nel privato ti assumono come vogliono loro, non è che se sei assistente sociale/psicologo ecc vieni assunto automaticamente in quel ruolo, anzi. Se in una comunità cercano educatori professionali e di assistenti sociali non ce ne sono, di certo non si inventano un posto nuovo per te...

Sì , forse è vero, pulire dei culi non è una cosa così tragica, a me tuttosommato ha fatto bene, e forse farebbe bene a tanti altri.

Può darsi che io non sappia vedere "al di là del mio naso" come dice lei, vorrei tanto fosse vero, ma ho l'impressione che sto facendo il massimo per quello che il mondo del lavoro può offrire in questo periodo con una laurea di questo tipo, forse pure qualcosa di più, e vedo tanti laureati come me (e magai pure assistenti sociali iscritti all'albo) che a quasi 30 anni sono ancora in cerca di un'occupazione (concorsi pubblici, ripeto, non ce ne sono e quelli per un posto o 2 si sa che sono già assegnati, non stiamocela a raccontare) un pò seria che non sia il cameriere, o la baby sitter, o del pseudo-volontariato (ps: le associazioni, posti spesso gestiti da invasati e squilibrati)

Poi mi scusi, se lei sa addirittura chi è la persona che l'ha sostituita , vorrà dire che questa ragazza già prima si è fatta conoscere... E' passata tramite concorso? (.....)

Per quanto riguarda le competenze dell'assistente sociale: Quali competenze specifiche avrebbe poi l'assistente sociale in sè? Lavorando davvero con le persone, in mezzo alle persone, da qualche anno, non ho ancora capito quali siano le "competenze" dell'assistente sociale, ciò che ho studiato non mi è davvero mai servito. Mi è servito molto di più proprio quello che ho imparato lavorando, giorno dopo giorno, i libri sono stati inutili. Probabilmente le competenze dell'assistente sociale sono esplicabili solo in alcuni posti, tra cui il comune appunto, ma quando si tratta di lavori che hanno componenti più relazionali, queste competenze hanno davvero poca utilità.

In ogni caso, non volevo essere sgarbato ma solo critico, verso chi si lamenta del pubblico senza nemmeno rendersi conto di cosa ci sia intorno

Il problema di fondo in base a cui ci si capisce o meno dipende pure dal fatto che si può - restando anonimi- "parlare di pancia" su di un forum.

Caro Brz, io credo proprio che di persona non si permetterebbe di parlare in questo modo. Se a volte si pone da "umile lavoratore", le sue generalizzazioni fanno evincere ignoranza.

Ora, se uno è ignorante lo si tollera. Il problema è che lo si fa "in quanto assistenti sociali", si alimenta una certa immagine.

Essere assistenti sociali vuol dire valutare la realtà in base alle teorie sociologiche, in base all'elaborazione della propria esperienza, non certo in base al "sentito dire".

Non è una questione di sensibilità, zelo o maturità personale: è una questione di modus operandi di una professione.

Dire che tutte le cooperative sfruttano o che nei comuni non si fa un cavolo, che nei concorsi solo i raccomandati passano o che (come in un Suo altro post) la tesi di laurea è una presa in giro, sono tutti elementi di disprezzo rispetto a tutta quella parte sana dell'Italia che fa il proprio dovere.

Condivido la riflessione di Pallaspina: voi giovani colleghi dovreste avere una visione a 360 gradi, necessaria per il lavoro sociale in questa società complessa. A volte (come in questo caso) vi ponete fin dall'inizio sfiduciati, delusi, traditi: se fin dall'inizio non avete le competenze per reggere (specialmente eticamente) questo lavoro, fate altro nella vita.

Ripeto, ognuno può essere come vuole. Però, se si sta in un gruppo professionale certi comportamenti sono attesi. Anche su internet.

L'effetto - da professionisti bisognerebbe intuirlo - è una pessima immagine che i membri stessi (e non altri!) danno alla professione.

Ripeto: io mi chiamo Ugo Albano e sono di Forlì, Lei chi è?

Non mi sento di pubblicare il mio nome e cognome sulla pagina di un forum visibile a chiunque poichè:

1.non sono tenuto a farlo

2.non ho manie di protagonismo, almeno per quanto riguarda la rete

3.pubblicare qui il proprio nome e cognome, come fa lei, non significa farsi conoscere dagli altri, quindi non vedo nemmeno questa grande utilità nel farlo

Quindi, mi creda, non avrei nessun problema a discutere di persona di certi argomenti e nemmeno a documentarli, non ho certo bisogno di venire su un forum per "parlare di pancia" o per fare il solone e dare titoli di ignorante al prossimo, senza sapere minimamente chi sia (alla faccia della visione della realtà non sul sentito dire, come dice lei, e delle "teorie sociologiche") .

Lei ha capito male alcuni punti del mio discorso, soprattutto quando si parla di cooperative , non ho mai sostenuto che in tutte le cooperative si è sfruttati , bensì quasi il contrario per quello che riguarda la mia esperienza: preferisco essere sfruttato in una azienda, dove all'inizio ho svolto anche mansioni non educative, che avere a che fare con gente che nemmeno sa cosa sia il lavoro educativo ma vengono considerati tali soltanto perchè iscritti a un partito o a un sindacato o perchè attivisti pseudo sinistroidi. Per lo meno in azienda siamo tutti uguali e si lavora tutti.

Quando parlo di chi lavora in cooperativa non mi riferisco a tutti, è chiaro, ma ad una certa parte, soprattutto tra i minori e gli adolescenti (categoria d'utenza sottovalutata) , dove negli anni sono entrati a lavorare cani e porci solo grazie ad appartenenze politiche. Minori che infatti, grazie al bel lavoro svolto da certi personaggi, una volta diventati "grandi" , vanno a riempire le comunità per psichiatrici e/o per tossicodipendenti

Per quanto riguarda il comune, sarà come dice lei, che si lavora tanto... Strano allora che non esca qualche concorso in più, se c'è così tanto lavoro e se c'è così tanto bisogno di assistenti sociali ...

Strano poi che quasi tutti i concorsi che escono per assistente sociale in comune, ultimamente, siano per 1 massimo 2 posti... A me sa tanto di presa per i fondelli!

E' chiaro che io parlo per mia esperienza personale, per quello che ho visto, poi ognuno in base alle proprie esperienze potrà esprimere altri pareri, magari più che fondati... Questo mi pareva sottointeso, del resto il forum non è fatto per confrontarsi e magari, dal confronto, scoprire nuove strade? :wink:

Daccordissimo. E' dal rispetto, dal confronto, dal metodo democratico che esce il meglio.

Ripeto: se fossimo persone x su forum x potremmo sparare tutte le cazzate che vogliamo. Se invece si va su un forum di professionisti e tali si è, bisogna comportarsi di conseguenza. Ciò non per regola astratta: semplicemente perchè chi viene e legge NON DEVE avere un'IDEA NEGATIVA degli assistenti sociali.

Non so se è chiaro: un professionista "dosa le parole", quando parla lui non è lui che parla, ma la professione. Un professionista può pure parlare della sua esperienza, ma con tatto, con equilibrio, mai generalizzando. Va bene la critica (che costruisce), mai la polemica (che distrugge).

Quanto alla trasparenza: non è "protagonismo", ma responsabilità. Io "ci metto la faccia", nome e cognome, chi vuole mi contatta. Anzi: il "metterci la faccia" è uno dei modi di porsi nel mondo da professionista.

Non dico che chi non lo fa sbaglia. Va pure bene l'anonimato per chi è timido, per chi è inesperto, dopo un pò però bisogna che la "persona" ci entri.

Forse è un modo diverso di intendere la rete: per noi "anta coi capelli bianchi" internet è uno strumento, non un fine. Cioè la comunicazione non è fine a se stessa, ma porta alle persone, a cose "reali".

Lei non si deve sentire offeso. Anzi questi confronti La aiutano a crescere professionalmente, a posizionarsi meglio col Suo pensiero. Pure accogliere critiche e stimoli da chi è più anziano è positivo.

E siamo positivi, sappiamo comunicare positivamente. In Italia ci sono tante cose che funzionano, tanti assistenti sociali che fanno bene il loro dovere, tanti germi di cambiamento che vanno stimolati, aiutati,...comunicati!

Saluti.

"Poi mi scusi, se lei sa addirittura chi è la persona che l'ha sostituita , vorrà dire che questa ragazza già prima si è fatta conoscere... E' passata tramite concorso? (.....)"

Vorrei solo chiarire che io ho lasciato il mio impiego non sbattendo la porta bensí con stima da parte dei dirigenti e colleghi, e con rispetto mio verso di loro (oltre che verso i miei utenti), per la qual cosa mi sono resa disponibile a essere contattata via mail e telefono qualora fosse necessario per aiutare la nuova collega a entrare nel caos (visto che non é attuabile, nel pubblico oggi in Italia, un passaggio di casi graduale e affiancato, nemmeno se la persona nuova fosse uscita dall'universitá il giorno prima , cosa che capitó a me quando cominciai a lavorare lí e mi dovetti scoprire tutto da sola o quasi).

Dunque per circa un anno (poi non ne hanno avuto piú bisogno) le colleghe mi hanno chiesto chiarimenti sui casi che avevo lasciato, la nuova collega soprattutto; io la conoscevo giá anche se non approfonditamente perché 10 anni prima aveva lavorato per un periodo a cooperativa con noi.

Peró, oggettivamente, se le hanno dato la mobilitá (giá era in ruolo in altro Comune) per raccomandazione, quetso onestamente non lo so né, a dire la veritá, mi interessa....

Per quanto riguarda i pochi posti di assistente sociale a fronte del tanto lavoro, bé... Si vede che non sai di che parli. Mai sentito parlare di tagli al sociale? Noi eravamo una decina quando avremmo dovuto essere 2-3 di piú. Ed eravamo fortunati, perché in molte altre realtá, tipo la ASL, erano anche meno. Quando qualcuno andava in maternitá o si rompeva una gamba e doveva stare a casa, non veniva sostituito pressoché mai. Risultato: il suo carico si redistribuiva fra tutti, con aggravio, nel senso che se io avevo mediamente 80 casi, me ne ritrovavo una 15ina di piú. Ovviamente era usurante e insostenibile, peró nonostante lotte, scioperi, lettere, la risposta era sempre: "Non ci sono soldi".

Anche per questo non voglio tornare a lavorare nel pubblico.

Saluti

(Adesso per favore non mi dire che prima avevo scritto che la ragazza era senza posto fisso e invece poi il posto fisso giá l'aveva :mrgreen: ... sono vecchietta e la memoria comincia a vacillare... e poi un posto fisso si é comunque liberato.... no??? 8)

In ogni caso... volevo aggiungere qualcosa in merito al punto: "nel privato ti fanno fare quello che vogliono". Non é esattamente vero. Questo perché VOI vi fate mettere in questa situazione, perché capisco che avete disperato bisogno. Ma allora dovete essere coscienti di questo, che é un vostro bisogno e non uno status quo giuridico. Le mie colleghe a cooperativa erano assunte al settimo livello e non pulivano culi; i miei colleghi educatori in cooperativa erano assunti cosí e stop, e non pulivano culi.

Non sono un'esperta in questi temi, peró so che ogni livello ha un suo mansionario. Diciamo che se ti assumono a un quarto livello, poi possono anche farti fare mansioni di psicologo (se hai il titolo, chiaro); se invece ti assumono a un settimo, non possono obbligarti a fare mansioni del quarto.

Ci possono provare, ma... sta a te starci o no.

So bene che chi deve mangiarci con lo stipendio, accetta anche questo, questo peró é un altro piano della questione. Il fatto che nella cooperativa convenzionata con il mio Comune, vedi, questo non accadesse (e non accadeva anche perché furono a suo tempo fatte lotte sindacali), é una dimostrazione che non si deve generalizzare....

Scusate se mi intrometto!

Mi presento, sono un'assistente sociale iscritta all'albo da 4 anni, ho lavorato 2 anni come animatrice anziani, anche prima di laurearmi e da 3 anni lavoro come assistente ai disabili nelle scuole.

Anche io ho fatto tanti concorsi per cercare un posto fisso come assistente sociale,ma credo che le affermazioni di quel ragazzo che critica il settore pubblico e che attacca gli assistenti sociali e la loro professione arrivando a dire che addirittura essere assistenti sociali non implica avere certi requisiti e professionalità siano molto riduttive e non portino nulla di costruttivo a questo forum.

A mrbz voglio rispondere, visto che in parte sto vivendo la sua esperienza, che:1)forse fare l'assistente sociale non è la tua vera aspirazione, ma l'hai fatto solo per avere un posto fisso. chi è assistente sociale lo è a prescindere, anche se in quel momento svolge altre mansioni.Sei iscritto ad un albo e non so se sia proprio deontologicamente corretto ciò che dici verso la professione. Fatti un esame di coscienza e pensa se questo lavoro è davvero quello che vuoi fare nella vita...come puoi voler diventare chi critichi tanto? è assurdo...come se io dicessi male dei medici e poi volessi fare il medico,semmai il contrario. Oppure se vedi gli aspetti negativi della professione cerca di farne tesoro e di non fare gli stessi errori. Anche io lavoro con gli assistenti sociali e lavorando da esterna diciamo che in futuro,quando farò l'assistente sociale potrò avere la fortuna di aver vissuto anche il punto di vista dell'utente e delle famiglie, che purtroppo spesso mettono una maschera davanti alle istituzioni.2)In secondo luogo mi sembra che tu non sia convinto neppure del lavoro come educatore, visto che ti lamenti delle tue mansioni. Io, lavorando con i bambini disabili nella scuola, ho scoperto un lato di me che non conoscevo, mi gratifica molto assistere questi bambini e fare un lavoro diverso,nel frattempo ho conseguito anche un titolo professionale di ADB(addetto all'assistenza di base)e mi piace molto il mio lavoro, ma non lo faccio come ripiego. Secondo me alla fine se uno ama un lavoro cerca tutte le strade per arrivarci.

3)quindi ti propongo una terza opzione,visto che quello che desideri è un posto fisso perché non opti per il terziario? cioè lavorare in qualche grande catena di distribuzione?così forse sarai più tranquillo farai con più passione il tuo lavoro.

Grazie per la tua attenzione! ciao e in bocca al lupo per la tua vita! :P

Il tuo intervento é, direi, molto interessante e lo condivido totalmente. E ti spiego anche perché.

Sono totalmente convinta che il titolo non fa il professionista e che qualsiasi titolo universitario o non non sia come il sacerdozio per i cattolici; a volte per scherzo dico: "Non sono sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedech" :lol: Non é che quando ci laureiamo in servizio sociale, psicologia, o anche medicina, scenda una fiamma dal cielo che ci investa della sacralitá di una missione. É solo un titolo, che posso mettere in un cassetto e non guardare piú, usare per accedere a un concorso, usare per accedere a una formazione ulteriore e specifica o, legalmente, svolgere una professione liberale.

Voglio dire, non é che il fatto di avere una laurea in psicologia mi obblighi a fare lo psicologo, cosí come avere una laurea in servizio sociale non mi obbliga a fare l'assistente sociale. Se la professione non mi quaglia, o se oggettivamente non ci posso campare e io devo mantenermi e magari mantenere la famiglia, posso benissimo andare a fare il coordinatore di reparto all'Esselunga (magari guadagno pure di piú; altra cosa é se ne ho le competenze, ovviamente). Per esempio, una mia amica italiana che fa il tecnico di laboratorio alla ASL, a tempo indeterminato, ma il lavoro le fa schifo, si é fatta tutto il percorso laurea in psicologia+scuola di psicoterapia, ha cominciato a fare la psicologa liberoprofessionista dopo il lavoro alla ASL e adesso sta per licenziarsi dalla ASL per fare solo la psicologa. É stato massacrante, anche perché ha due bambini, peró ce l'ha fatta.

Se avesse avuto una reazione piú negativa, avrebbe fatto a vita un lavoro che non le piaceva e avrebbe rinunciato al suo sogno, ritrovandosi a inveire contro la mancanza di lavoro dipendente per gli psicologi e l'estrema difficoltá ad avviare e mantenere un'attivitá libero professionale.

Non condivido la mentalitá che spesso rilevo fra i nuovi assistenti sociali: "Io ho studiato duro per 3-4 anni e ora mi spetta un lavoro cosí e cosí". Se lo traslado ad altro contesto, mi rivedo paro paro l'utente che sbraitava e picchiava i pugni sul tavolo: "Io ho 3 figli/sono separata/sono italiana/sono disoccupata/ecc. ecc. ecc. e MI SPETTA casa, lavoro, sussidio". Purtroppo non spetta niente (o quasi niente), per ovvi motivi giuridico-sociali.

Io, personalmente, ho amici assistenti sociali che da sempre lavorano in cartiera e sono felicissimi; ho anche un'amica che lavora come impiegata part time in un Consolato (non italiano, precisiamo, no-raccomandazioni....), il resto delle ore fa pulizie a uffici, ha 3 figli e ora si iscrive a "educación social", ovvero a "scienze dell'educazione", perché quella professione é sempre stata il suo sogno e vedrá magari fra 4 anni che ne viene fuori.

Purtroppo in Italia manca molto questa mentalitá perché si pensa che una laurea sia il punto di arrivo e non di partenza...

Cara Pallaspina,

dall'inizio del post siamo "sviati" non poco. Pure il povero Brz lo abbiamo "bastonato" non poco, eppure vorrei un pò difenderlo: va beh che ha sbagliato nel generalizzare, ma pure denunciava un "certo modo2 di alcuni colleghi di lavorare.

Io credo che in tutta questa questione i "condizionamenti organizzativi pesano non poco. Pensa solo ai colleghi ministeriali: bravi professionisti, ma decenni di Ministero li "burocratizzano" fino al punto di apparire inumani. In tal senso, per evitare il burnout, io consiglio ogni tanto di "cambiare". Pure tu, che da Lucca sei in Spagna e fai tuttaltro, fai comunque tesoro del tuo pregresso. L'importante è "digerire" il pregresso, capirlo, posizionarsi rispetto ad esso e poi darci un taglio. Come nei traumi!

Nelle nostre storie ci sono "biografie". Come nell'album fotografico, noi facciamo esperienze lavorative, a volte casualmente, a volte (si spera) seguendo il nostro progetto professionale. E' come se ognuno di noi avesse un "sogno", un modello su noi stessi, e noi cerchiamo di perseguirlo, sovente non essendone neanche cosciente.

Che buffo: cinque minuti fa scrivevo di "vocazione all'aiuto" in un post vicino a questo. Se vi interessa è quà: http://forum.assistentisociali.org/servizio-sociale-e-cristianesimo-vt5620-45.html#p20015

Dite la vostra!

Stavo pensando la stessa cosa :) Io stessa sono molto critica verso la professione, come ben sai. Ma ammetto che salto come una molla quando mi si tocca il tasto "gli assistenti sociali del pubblico sono dei privilegiati" perché io a conti fatti ci ho rimesso un sacco di soldi e di salute :lol:

Per il resto, totalmente d'accordo che molti colleghi non fanno onore alla categoria. Penso peró anche che non siano quelli che sono qui. Per stare su un forum nelle ore non lavorative o comunque (come me) quando nemmeno piú lavori, lo devi fare per passione. Infatti le mie colleghe anni fa mi rinfacciavano che io stessi sui forum di assistenti sociali la sera... invece di guardarmi qualche sano filmetto scemo! :mrgreen: