master in america?utile?qualcuno ha esperienze?

Sezione: Laurea e Facoltà · Aperta il

[quote="Mrc Brz"]Non sapevo che esistesse un esame di stato per assistenti sociali stranieri, lo fanno solo in Francia?[/quote]

Non so se è una cosa solo francese, ma effettivamente qui, come del resto in Italia, la professione è protetta e quindi per l'equivalenza del titolo professionale è previsto un esame di stato "ad hoc" per chi ha un titolo straniero. Viene inizialmente valutato il dossier del professionista e soprattutto se ci sono esperienze di lavoro e/o di stage-tirocinio di almeno 2 anni nel sociale in Francia. Per gli AS europei ai quali non viene riconosciuta automaticamente l'abilitazione, c'è la scelta tra un percorso semestrale di studio&tirocinio alla fine del quale c'è un esame orale unicamente, oppure si può tentare da privatisti un esame scritto + orale ma è la strada più difficile e nessuno la tenta.

E poi se si supera l'esame di stato c'è l'equivalenza del titolo professionale e si può lavorare (tra l'altro tutto senza spese, poiché non c'è un Ordine, ma è lo Stato il garante del rilascio dei titoli professionali abilitanti dopo il superamento dell'esame!)

So invece che in Italia è l'CNOAS ad approvare il riconoscimento dei titoli professionali che abilita all'iscrizione all'albo regionale di residenza, proponendo quasi sistematicamente ai colleghi stranieri che vogliono esercitare in Italia un percorso di tirocinio ldi alcuni mesi, al fine del quale titolarizzano il collega. Ma niente prove di esame di stato previste per gli AS stranieri e nemmeno periodi di studio per integrare e uniformare le conoscenze professionali al contesto italiano. E' un peccato, ma sappiamo come funziona l'Università in Italia e il dislivello tra la formazione impartita e le conoscenze richieste dall'ordine all'esame di stato e dal mondo professionale ai concorsi. Io stessa che ho studiato in Italia ho dovuto integrare da sola un mucchio di cose... figuriamoci i colleghi stranieri in Italia, non vorrei essere nei loro panni, con la regionalizzazione del sistema assistenziale che viene a complicare tutto e le riforme mai attuate. Mah

Figurati.. in Spagna tutto diverso... :shock: Non esiste proprio esame di stato e l'iscrizione all'albo é obbligatoria solo per chi lavora nel pubblico, ma quando si va a omologare il titolo, quasi con certezza si devono sostenere esami in piú e/o un tirocinio.

Io non credo che lo faró mai, a questo punto mi finisco psicologia, peró tra l'altro ho un dubbio... Io ho preso il diploma universitario nel 96 e la laurea magistrale nel 2001. Per fare la famosa equivalenza con i crediti, le segreterie hanno ipotizzato un numero di ore per ogni esame (allora non esistevano i crediti e tutti i corsi erano annuali). Ma nel mio certificato degli esami sostenuti non é affatto menzionato il tirocinio, che pure era obbligatorio e sostanzioso (mi pare che fosse un totale di 500 ore).

Secondo voi.... perché??? una cosa che giá allora era tanto importante e professionalizzante non veniva messa nel piano di studi (almeno a Pisa)?

Per non parlare del fatto che a volte, anche se non sempre, per l'omologazione del titolo ti possono chiedere tutti i piani di studio degli esami e io, nonostante abbia stressato la segreteria, non li ho rintracciati. Mi dissero che l'universitá non aveva una copia di piani di studio tanto vecchi (allucinante) e quei pochi che mi hanno mandato sono vecchi ciclostile o addirittura manoscritti, quando mi ero raccomandata che ci fosse per lo meno in fondo un timbro e uno scarabocchio di firma...

Non so, é vero che é raro che qualcuno della mia generazione emigri... ma insomma.... se io non avessi voluto prendermi un'altra laurea qui, avrei sicuramente voluto omologare il mio titolo perché non é che posso stare con le mani in mano per il resto della vita :shock:

mah....

Probabilmente a qualcuno sfugge che quello che nel mondo anglo-americano si chiama "master" altro non è che la nostrana laurea magistrale. La locuzione "laurea magistrale" è stata inventata dalla Moratti e dalla Squilini (in sostituzione del precedente "laurea specialistica", di berlingueriana e zecchiniana memoria) a traduzione letterale dell'inglese "master's degree".

Tanto premesso, non so quanto sia facile trovare lavoro negli Usa per uno straniero, date le tutt'altro che generose politiche migratorie. Avere la cosiddetta green card (cioè il permesso di residenza permanente per uno straniero) è facile come vincere una lotteria. Più facile è ottenere altri tipi di permesso, ma quello per studenti è correlato al periodo stesso in cui vengono effettuati gli studi e implica l'obbligo di lasciare il Paese entro un certo periodo di tempo da quando si sono conclusi. Per turismo mi pare si possa stare tre mesi, ma durante soggiorni turistici è severamente vietato lavorare e svolgere programmi di istruzione formale (è possibile invece svolgere una vacanza-studio).

In parte é vero e in parte no. Io non conosco la realtá di altri paesi ma ad esempio in Spagna "master" nno vuol dire una sola cosa. Ci sono master "ufficiali" e master non ufficiali, per esempio. Quelli ufficiali sono richiesti per l'accesso al dottorato, gli altri sono di specializzazione e possono dare piú o meno accesso a certe carriere (la psicoterapia, l'insegnamento...). Non direi master= laurea magistrale, in quanto per esempio per l'accesso alla professione di psicologo o assistente sociale non é proprio richiesto nessun master dopo ilo ciclo unico di 4 anni. Diverso é "psicologo clinico sanitario" o "assistente sociale clinico" o specializzazioni affini, perché allora sí, ci vuole un master. Certo é che quando si va a omologare titoli da paese a paese, allora per comoditá piú o meno pare che si faccia uan equivalenza master=laurea magistrale. Ma i sistemi di formazione e di accesso professionale dei vari paesi europei sono cosí difformi che fare equivalenze teoriche in linea di principio é impossibile...

[quote="laurabianchi"]Ma il master è riconosciuto in italia? io mi muoverei sapendo se poi posso spenderlo.[/quote]
Di per sé non è valido, in quanto il TUIS specifica che i titoli di studio conseguiti all'estero (ai quali devi assimilare i diritti di studio di diritto straniero conseguiti in Italia: in Italia ci sono sedi e filiazioni di università statunitensi, maltesi, britanniche e, soprattutto, pontificie) non hanno valore legale in Italia. Tuttavia, è possibile richiedere l'equipollenza a titoli italiani ritenuti corrispondenti, ai sensi di alcune convenzioni internazionali (nel caso di specie, il Patto di amicizia Italia-Usa). La dichiarazione di equipollenza è rimessa ai singoli atenei, i quali possono procedere dichiarando l'equipollenza piena e tout court (alcuni rilasciano pure la pergamena del titolo a cui hanno dichiarato l'equipollenza, il che, a mio avviso, non è del tutto congruo con la normativa) oppure possono confrontare gli esami, e le ore (dato che in Usa ovviamente non adottano l'ECTS), ed eventualmente i programmi, con quelli del titolo italiano a cui è stata richiesta l'equipollenza, richiedendo le integrazioni che ritengano opportune: in tal caso si procede a immatricolazione dell'aspirante al corso cui si è richiesta corrispondenza (previo superamento del concorso di ammissione in caso di accesso programmato; dalle eventuali prove di verifica delle conoscenze iniziali si può essere invece esonerati o si è esentati a seconda dei regolamenti di quella specifica università) con convalida o dispensa di esami. Il manifesto degli studi dell'Università di Firenze dice che è possibile richiedere anche solamente la prova finale (probabilmente la chiedono quando non è prevista nell'ordinamento di origine, comunque è sempre a discrezione dell'ateneo).

Se si tratta di titoli comunitari o di titoli extracomunitari conseguiti da cittadini comunitari abilitanti a specifiche professioni, invece, esiste un'altra e distinta procedura di competenza del Ministero.

Le equipollenze di cui sopra servono rispettivamente per la partecipazione a pubblici concorsi e per l'acceso a esami di Stato e per l'esercizio di professioni regolamentate che già si era titolati a svolgere in un altro paese.

Per l'accesso a studi superiori non è necessario il riconoscimento del titolo ma solo la traduzione e la dichiarazione di valore, effettuate dalle competenti rappresentanze diplomatiche e consolari. Il titolo sarà poi valutato dall'istituzione scolastica o accademica italiana ai soli fini dell'accesso al corso di studi di proprio interesse.

Naturalmente nel privato, per l'esercizio di professioni non regolamentate per legge, non è necessaria alcuna forma di riconoscimento. Fermo restando che non è possibile fregiarsi del titolo estero e delle correlative qualifiche accademiche come appellativi o apposizioni, magari nella firma, a meno da non violare l'art. 498 cod. pen..

In tutti i casi può fornire supporto il Cimea, Centro informazioni sulle mobilità accademiche.

[quote="pallaspina"]In parte é vero e in parte no. Io non conosco la realtá di altri paesi ma ad esempio in Spagna "master" nno vuol dire una sola cosa. Ci sono master "ufficiali" e master non ufficiali, per esempio. Quelli ufficiali sono richiesti per l'accesso al dottorato, gli altri sono di specializzazione e possono dare piú o meno accesso a certe carriere (la psicoterapia, l'insegnamento...). Non direi master= laurea magistrale, in quanto per esempio per l'accesso alla professione di psicologo o assistente sociale non é proprio richiesto nessun master dopo ilo ciclo unico di 4 anni. Diverso é "psicologo clinico sanitario" o "assistente sociale clinico" o specializzazioni affini, perché allora sí, ci vuole un master. Certo é che quando si va a omologare titoli da paese a paese, allora per comoditá piú o meno pare che si faccia uan equivalenza master=laurea magistrale. Ma i sistemi di formazione e di accesso professionale dei vari paesi europei sono cosí difformi che fare equivalenze teoriche in linea di principio é impossibile...[/quote]
A parte il fatto che io ho parlato esplicitamente dei paesi di lingua inglese, dato che si parlava dell'ipotesi di un master in America, e non mi pare che in Spagna, tra le tante lingue ufficiali, si parli inglese... :roll: :D ...In Spagna, con l'entrata in vigore del plan Bologna, cioè della riforma universitaria dello Spazio europeo dell'istruzione superiore, che lì stata implementata circa dieci dopo che in Italia e peraltro con un po' di tempo (mi pare due anni) di sperimentazione in parallelo con il vecchio ordinamento, il máster è un titolo di posgrado che dà accesso al corso di dottorato, cioè il titolo finale di secondo ciclo, che dà accesso al terzo, ovvero esattamente ciò che in Italia si chiama laurea magistrale.

Quello che dici tu è il máster propio, che non dànno accesso a corsi di dottorato e sono paragonabili agli italiani master universitari di primo e livello. La differenza rispetto al máster oficial è che quest'ultimo è regolato da un ordinamento definito a livello ministeriale, pur con le differenze legate all'autonomia universitaria, e quindi è un titolo di studio ufficiale avente valore legale. L'altro è invece "proprio" dell'università che lo rilascia, che lo organizza in completa autonomia, e l'unico valore certo che ha è quello relativo ai crediti di cui determina la maturazione, oltre, ovviamente, alle abilitazioni professionali o ad altro cui consente di accedere in relazione a specifiche convenzioni e disposizioni normative.

Nell'ordinamento universitario spagnolo i cicli unici non esistono. Anche a Medicina, nonostante il percorso duri sei anni, si consegue il grado (in catalano, se non sbaglio, grau) e la specializzazione è un máster (non saprei dire se oficial o propio). Il punto è che, a differenza che in Italia, nella stragrande maggioranza dei casi il primo ciclo (cioè il ciclo che in inglese viene detto undergraduate, quello che si inizia quando ancora non si è graduati, cioè laureati, e che porta al conseguimento del grado accademico di bachelor in GB, baccellierato in Vaticano, laurea in Italia, grado in Spagna etc.) dura 4 anni, non 3, esattamente come la vecchia licenciatura[/Ui] e a differenza dell'attuale [i]diplomatura. Il secondo ciclo (licenza in Vaticano, laurea magistrale in Italia, máster oficial in Spagna etc.) in Spagna dura invece almeno 1 anno (può arrivare a 2 e spesso dura tre semestri, cioè un anno e mezzo, 90 crediti ECTS), mentre in Italia dura 2 anni fissi, infatti alla riforma ci si riferisce comunemente come «3+2». Questo ha fatto sì che a livello culturale in Spagna la nuova laurea venisse percepita come equivalente alla vecchia, e anche per l'accesso alle professioni regolamentate il titolo di primo ciclo rimane il titolo principale (in Italia è così per gli assistenti sociali, che peraltro premono per ottenere una riforma che porti la formazione obbligatoriamente a cinque anni per tutti, e per i consulenti del lavoro, che fino a ieri mattina potevano avere solo il diploma, ma per il resto sappiamo che cosa è successo. Dottori commercialisti, psicologi e avvocati, ad esempio, possono diventare tali esclusivamente attraverso la laurea magistrale, e la laurea semplice è percepita anche sul mercato del lavoro privato come «breve»).