L'idea è buona, occorre però lavorarci.
Inviterei prima di tutto a fotografare la motivazione: perchè andare all'estero? Per "fuga da casa"? Per tendenziale esterofilia? Perchè adesso tra i giovani è di moda?
Ciò è importante: trovarsi all'estero all'improvviso, in una cultura nuova, in un ambiente che comunque non ti aspetta a bracce aperte, in cui si mangia in modo diverso, non è facile. Si tratta di trovare un equilibrio tra sè e l'ambiente.
Faccio degli esempi teorici. Se sei di Trento e vivi in un mondo cattolico, se vai in un paese anglofono ti trovi immersa improvvisamente in un mondo ad etica protestante. Se a Trento la mamma ti fa le tagliatelle con i porcini, in un paese anglofono ti portano la pasta scotta di grano tenero con un sugo dolce. Se a Trento i ragazzi ti corteggiano con gli occhi, in un paese anglofono o non ti guardano, o ti molestano se sbronzi......
Dico ciò per esperienza (io ho fatto l'assistente sociale in Germania): integrarsi in un altro luogo non è facile, dipende da come ti accolgono, da come ti poni, da cosa fai, ma pure da come emozionalmente sei concepita. Per me, per esempio, c'era un "problema climatico": abituato, da sudista, a "vivere al sole", tolleravo poco i mesi di buio e nebbia, con effetti sull'umore.
Poi, va beh, si prova. Va bene l'erasmus, ma pure il tirocinio con i rifugiati.
Se vai sul mio sito internet (vedi sotto) nei link d'interesse trovi gli assistenti sociali senza frontiere: agganciati a loro per fare un periodo all'estero, per esempio facendo il tirocinio con loro. C'è pure un link "voglio vivere cosiì" dedicato alle esperienze di italiani che fuggono all'estero: sono riportate le loro testimonianze.
OK??