Troppi lecchini nel servizio sociale...

Sezione: Fuori Tema · Aperta il

Troppi lecca lecca nel servizio sociale... tanta ipocrisia... lo dicevo all'inizio e lo dico adesso, troppe donne nel servizio sociale... una professione in disequilibrio e non perché reputo le donne non all'altezza ma solo per il fatto di una sensibilità e un apporto culturale inculcato dalla nostra società... più maschi nel servizio sociale, altrimenti non se ne esce!!

Ciao TAO.

XKE' ce l'hai contro le donne???

Sei micha gay???

:oops: :oops: :oops:

Laura

No no, io invece sono d'accordo con TAO, assolutamente d'accordo. Anche io vorrei ci fossero più maschi, in particolare ne vorrei qualcuno veramente bello, non quelle cose tristi che vedi in giro con la pancetta, lamentosi, inetti..... e poi lo vorrei intelligente e brillante, capace, e che mi permetta anche di toccargli il sedere ogni tanto, così quando capita. Ops...scusate il commento sessista.....

[quote="MonicaB"]No no, io invece sono d'accordo con TAO, assolutamente d'accordo. Anche io vorrei ci fossero più maschi, in particolare ne vorrei qualcuno veramente bello, non quelle cose tristi che vedi in giro con la pancetta, lamentosi, inetti..... e poi lo vorrei intelligente e brillante, capace, e che mi permetta anche di toccargli il sedere ogni tanto, così quando capita. Ops...scusate il commento sessista.....[/quote]

ragazze facciamo un passo in avanti...fate le brave...non si riferiva ad un discorso sessuale...se voglio maschi da scopare non vado al servizio sociale... ;)

[quote="laurabianchi"]Ciao TAO.

XKE' ce l'hai contro le donne???

Sei micha gay???

:oops: :oops: :oops:

Laura[/quote]

Laura impara a scrivere... che è meglio... poi cerca una risposta pertinente... fregatene con chi vado a letto... contro le donne non ho nulla era solo una osservazione ed una mia opinione... una professione troppo al femminile oltre il 90% (da una sommaria statistica), forse anche di più a livello nazionale. Il genere è importante anche nella relazione... non te lo hanno insegnato? Ad esempio alcune etnie non gradiscono assistenti sociali donne, con le quali discutere i propri problemi familiari... ti risulta?

Nonostante il suo modo "forte" di esprimersi, Tao ha sottolineato una delle nostre caratteristiche più radicate: siamo tante donne, e spesso in competizione tra di noi, capaci di distruggerci l'un l'altra invece di fare squadra.

Però per fortuna non è ovunque così! Ci sono tante donne assistenti sociali splendide, capaci di grande professionalità e che meriterebbero di emergere.

Io non disprezzo i colleghi maschi, ne conosco diversi e ho collaborato benissimo con loro; non mi dispiacerebbe se ci fosse una professione più equilibrata in termine di presenza di maschi e femmine.

Mi piacerebbe però puntare sulla professionalità a prescindere dal sesso.

Vorrei che si dicesse che gli assistenti sociali sono persone motivate, competenti, capaci di accogliere le fragilità umane e accompagnare le persone nel cambiamento anche nelle situazioni in cui nessuno ci crede....

Io voglio incontrare colleghi assistenti sociali umani...

Ne parlammo altre volte su questo portale, spesso con la difficoltà a capirsi. Quì posso ribadire il mio punto di vista.

1) la questione maschile/femminile non è solo “statistica”, ma di contenuti. Per distinguere maschio/femmina non basta solo guardare agli attributi genitali, occorre vedere a certe “caratteristiche psicologiche” in relazione alla variabilità di genere.

2) e cioe: ci sono certi comportamenti dell’helper che sono “tipicamente” maschili o femminili? Io partirei da li.

3) Nel processo di aiuto intervengono infatti dimensioni dell’helper che, se sono personali, sono pure “sessualmente” orientate. Ciò se l'helper è una persona sana ed equilibrata, o almeno è consapevole di chi è e come funziona.

4) Inoltre dovremmo stabilire come risorsa (e non come problema) il fatto che la combinazione sessuale helper/cliente è fortemente determinante l’esito del processo di aiuto.

5) esiste secondo me un "razzismo di genere" nella professione. Per esempio, se è fuor di dubbio che il collega maschio NON si deve occupare delle donne vittime di violenza, al contrario le colleghe femmine NON CAPISCONO perchè diversi utenti (maschi, soventi musulmani) si rifiutano di essere aiutati dalle donne.

Tradizionalmente l’aiuto è inteso come “assistenza, dazione, protezione”, tutti nomi che –guarda caso!- sono femminili. Non a caso la funzione di cura/care è prevalentemente femminile in tutto il mondo.

Ora noi (pochi) maschietti siamo in grande difficoltà, perché se (a parole) l’aiuto oggi trascende dalla variabilità sessuale, i paradigmi sono ancora al femminile.

Io sono un “maschio tradizionale” e nell’interazione con le colleghe mi rendo conto di giocare schemi tipici del rapporto maschio-femmina. Io ne sono consapevole. Mi rendo però conto non solo di essere in minoranza, ma pure di non aver alcun supporto da parte dei pochissimi colleghi maschi: ho il sospetto che in parte siano gay o dall’identità vaga, certo poco “maschili” quando bisogna far funzionare il testosterone nelle mediazioni sul lavoro.

Quindi, per rispondere a TAO: pochi maschi? Dipende. Basta che abbiano le palle!!!

Maschilisticamente vostro……………….

[quote="ugo.albano"]Ne parlammo altre volte su questo portale, spesso con la difficoltà a capirsi. Quì posso ribadire il mio punto di vista.

1) la questione maschile/femminile non è solo “statistica”, ma di contenuti. Per distinguere maschio/femmina non basta solo guardare agli attributi genitali, occorre vedere a certe “caratteristiche psicologiche” in relazione alla variabilità di genere.

2) e cioe: ci sono certi comportamenti dell’helper che sono “tipicamente” maschili o femminili? Io partirei da li.

3) Nel processo di aiuto intervengono infatti dimensioni dell’helper che, se sono personali, sono pure “sessualmente” orientate. Ciò se l'helper è una persona sana ed equilibrata, o almeno è consapevole di chi è e come funziona.

4) Inoltre dovremmo stabilire come risorsa (e non come problema) il fatto che la combinazione sessuale helper/cliente è fortemente determinante l’esito del processo di aiuto.

5) esiste secondo me un "razzismo di genere" nella professione. Per esempio, se è fuor di dubbio che il collega maschio NON si deve occupare delle donne vittime di violenza, al contrario le colleghe femmine NON CAPISCONO perchè diversi utenti (maschi, soventi musulmani) si rifiutano di essere aiutati dalle donne.

Tradizionalmente l’aiuto è inteso come “assistenza, dazione, protezione”, tutti nomi che –guarda caso!- sono femminili. Non a caso la funzione di cura/care è prevalentemente femminile in tutto il mondo.

Ora noi (pochi) maschietti siamo in grande difficoltà, perché se (a parole) l’aiuto oggi trascende dalla variabilità sessuale, i paradigmi sono ancora al femminile.

Io sono un “maschio tradizionale” e nell’interazione con le colleghe mi rendo conto di giocare schemi tipici del rapporto maschio-femmina. Io ne sono consapevole. Mi rendo però conto non solo di essere in minoranza, ma pure di non aver alcun supporto da parte dei pochissimi colleghi maschi: ho il sospetto che in parte siano gay o dall’identità vaga, certo poco “maschili” quando bisogna far funzionare il testosterone nelle mediazioni sul lavoro.

Quindi, per rispondere a TAO: pochi maschi? Dipende. Basta che abbiano le palle!!!

Maschilisticamente vostro……………….[/quote]

sapevo che avresti risposto tu...ahhahahaha anche 5 anni fa rispondesti tu... ma sul fatto che i gay siano poco maschili...dipende dai gay che conosci tu... non generalizzerei... tu se non sbaglio non sei solo assistente sociale... quindi sei in una categoria "elevata", molto comoda... come posizione... ;)non sei un subordinato...quindi non fai testo...

ahahhahah Albano sei forte non ci conosciamo ma avremo l'occasione spero. Grazie per l'interesse. ;)