Continuo con servizio sociale.....o passo a psicologia?

Sezione: Laurea e Facoltà · Aperta il

Ragazzi,

pensatela come volete, perchè giustamente ognuno fa la sua strada e soprattutto ha le sue opinioni, ma sentire che l'assistente sociale oggi dovrebbe essere chiamato "burocrate sociale" è davvero doloroso e soprattutto ingiusto. La burocrazia ci sovrasta, certo. Ma se solo penso agli assistenti sociali che conosco io (non solo nel Distretto Sociale ma anche all'USSM, per dirne due)...burocrati? Hanno la testa e le "mani" così immerse nella vita degli altri, ma concretamente, da non saper più distinguere cosa è loro da ciò che non lo è. E al massimo è proprio questo il problema.

I colloqui non li fa solo lo psicoterapeuta, io non so che tipo di modello di servizio sociale conosci. Non so.

Comunque ripeto, i miei non erano solo pensieri. Erano racconti di esperienze vere di lavoro che ho visto e vissuto, e che, proprio per il loro essere così a contatto con le persone, costituiscono la mia prima e più grande motivazione per diventare assistente sociale.

Spero tu scopra la tua strada... in bocca al lupo :wink:

Mac, credimi, per me il percorso é stato dolorosissimo perché ero molto motivata e ancora devo finire di elaborare il lutto. Il fatto é che, ripeto, questa situazione é peculiare dell'Italia. Capisco che ci siano ambiti di lavoro particolarmente illuminati, io peró ho lavorato 12 anni in un Comune dove la situazione era questa (ammetto che sia andata progressivamente in peggio, quello sí). Anche io ho provato a valorizzare la passione ecc., ma credimi, non basta piú dopo tanti anni e tante batoste personali e professionali. Alla fine, nessuna professione deve lottare costantemente per vedere riconosciuto il suo essere professione. Si lotta per riconoscimenti piú o meno fondamentali, ma l'assistente sociale italiano deve lottare per la sua stessa esistenza e alla fine, non ci si fa piú, perché oltre a lottare io volevo anche cominciare a costruire qualcosa che andasse al di lá della mia soddisfazione di persona.

Poi, al di lá di questo, come tu dici, ci sono i percorsi personali. Per quanto mi riguarda, l'ambito della psicologia mi attrae di piú, tutto qui. Mi piace la clinica, la neuropsicologia, mi interessa la psiciologia perinatale e la musicoterapia per percorsi personali che ho fatto indipendentemente dal servizio sociale e che con questo hanno poco a che vedere. Credo che il cambiamento in certi casi sia sano. Per me sarebbe stato patologico continuare ad accanirmi per trovare motivazioni personali nel lavoro sociale, dopo 12 anni ne trovavo sempre meno anche se ammetto che se sono quella che sono oggi é perché ho avuto questa esperienza, che é stata una vera scuola di sopravvivenza. Nel caso del collega, il fatto che si ponga questi quesiti quando la sua formazione é ancora in itinere, ma ben venga, non trovi? Si tratta di lasciare un interesse per un altro molto affine. Tra l'altro, psicologo non vuol dire psicoterapeuta, sono due cose diverse e non necessariamente lo psicologo deve essere anche psicoterapeuta. Io, per mia esperienza, semplicemente preferisco l'ambito della psicologia perché mi sento piú adatta. Io ho scelto servizio sociale (ti giuro) nella totale innocenza, pensando come il collega a un lavoro al 100 per cento di accompagnamento e sostegno. Non é colpa mia se poi mi hanno chiesto di riempire carte per il 50 per cento del tempo, e di presenziare in tribunale il restante 50 per cento....

Infatti io rispetto quello che tu dici, perchè credo che sia stata la tua esperienza, e ci mancherebbe. Io per ora credo ancora in questo lavoro, e le mie colleghe più "anziane", parlo di ragazzi e ragazze di 30 anni, hanno trovato un impiego soddisfacente (intendo come campo di lavoro, non come contratto perchè per quanto riguarda quello, noi come gli psicologi, educatori ecc siamo non siamo messi bene).

Perciò tutto il rispetto per chi cambia strada perchè non la sente propria. Io per quello che ho visto in più ambiti credo ancora nel lavoro sociale, proprio perchè radicato nella vita delle persone.

L'importante è lavorare con le persone e per le persone, da qualsiasi parte questo avvenga.

L'unica cosa che a me dispiaceva era sentire una parola forte e generalizzata come "burocrate" perchè se penso ai tanti che conosco da differenti campi mi vien da piangere (capite in che senso), perchè è davvero l'opposto della realtà. L'importante sia credo appunto non generalizzare, perchè la professione di assistente sociale in tantissimi casi, fortunatamente, è tutt'altro che assimilabile alla burocrazia :wink:

Forse in effetti l'espressione del collega é sta poco fortunata, ma io la intendo come sfogo perché io stessa, alla sua etá, quando ho cominciato a lavorare, tornavo a casa con le crisi di identitá e chiedendomi se al posto nostro non potesse esserci una figura che si chiamasse "impiegato sociale". Di fatto, quando ti trovi a dover esentare 100 persone dalla tassa della spazzatura, te lo chiedi... Ma ripeto, quello che puó consolare é che nel resto d'Europa non é cosí, in effetti l'a.s. é l'operatore del sostegno e il ruolo con lo psicologo é spesso intercambiabile e molto sfumato. Peró c'é anche un mercato del lavoro diverso. In fondo, poi, io la metto cosí: studiare servizio sociale non vorrebbe dire necessariamente fare l'a.s. come studiare psicologia non sempre vuol dire fare lo psicologo e non c'e' nulla di strano. In Italia quello che rilevo (e mi ci metto anche io) é una lettura del servizio sociale forse ancora troppo ancorata all'origine cattolica, dove essere a.s é una specie di unzione sacerdotale, per cui se uno poi fa altro é un fallito, e l'a.s. deve essere una figura stoica che lotta e ci mette del suo (non a caso i "bravi" a.s. sono spesso considerati quelli che si sacrificano, si coinvolgono a scapito della propria vita personale ecc.). Questo atteggiamento poi é all'origine di tante fughe, quando i costi personali superano quelli professionali e un bel giorno ti chiedi chi te lo fa fare.

Ridimensioniamo. Servizio sociale é una laurea che ti permette anche di fare il social worker (io amo definirlo cosí, perché la traduzione italiana non rende l'idea del ruoloI) ma anche possibili altre attivitá.

Sta di fatto che oggi in molte universitá si insegna un ruolo alquanto burocratico e lontano dal sostegno e io lo rilevo perché ho fatto il supervisore di tirocinio e ho spesso raccolto lamentele dagli stessi studenti (universitá di Pisa).

Sì, credo anche io che molto derivi dalla formazione. Forse proprio per questo motivo difendo molto ciò che ho imparato, sia all'università sia sul campo (il mio supervisore di tirocinio è il modello di assistente sociale che prendo ad esempio, e lavora appunto nell'ambito che ho descritto prima).

Comunque alla fine di tutti i discorsi credo sia importante per tutti noi capire qual'è la strada che vogliamo intraprendere, anche se "in ritardo", che poi nel caso del collega comunque tardi non è. Capisco la sua amarezza, ma è ancora tranquillamente in tempo a cambiare se lo desidera e forse, dato ciò che ne è uscito, è necessario che lo faccia.

Se i suoi pensieri sulla professione, per le esperienze vissute, sono di questa misura, credo sia meglio proprio per la sua serenità e soddisfazione personale rivolgersi altrove, anche per non esasperare un vissuto di rabbia/delusione che già vive.

Per quanto mi riguarda ho solo tentato di riportare le considerazioni sul lavoro dell'assistente sociale su una dimensione un pochino più oggettiva; rispetto le vostre considerazioni perchè ho ben presente i campi di lavoro che voi considerate giustamente più attribuibili ad un burocrate, ma avendone anche ben freschi nella mente degli altri opposti e che io utilizzo ogni giorno per rinverdire la mia motivazione, ho ritenuto doveroso portare il mio contributo e farlo presente.

Se non altro per esigenze di onestà e rispetto perciò che mi è stato insegnato, proprio sul campo, più osservando che imparando all'università.

Facci sapere come andrà a finire, in bocca al lupo!

Idem a te pallaspina, e buona giornata :wink:

ci mancherebbe, il nostro ruolo ha chances interessanti, io stessa ho sempre applicato il lavoro di rete e comunitá con grande soddisfazione anche se voleva dire andare in direzione ostinata e contraria rispetto all'ente e alla maggior parte dei colleghi. Credo anche io che per il collega sia una risorsa il cambio, tanto piú che non sta scegliendo di fare economia aziendale, ma comunque sempre un lavoro alla persona. Ciao a tutti, mi inabisso nello studio della psicologia fisiologica :D

Volevo scusarmi se con un termine improprio ho offeso e sminuito tanti bravi assistenti sociali che vanno ben al di là della burocrazia. Il mio era lo sfogo, come ha capito pallaspina, di una persona che aveva affrontato questo percorso con incredibile entusiasmo, assorbendo i valori delle lezioni di principi del servizio sociale, emozionato all'idea di diventare professionista dell'aiuto in grado di contrastare il disagio sociale. Lo scontro con l'esperienza sul campo mi ha decostruito le certezze giorno dopo giorno, portandomi alla situazione che ormai ben conoscete! :) Ancora non so bene cosa farò, sto al terzo anno di servizio sociale, mi manca un anno abbondante alla laurea, e purtroppo psicologia in Italia è un salto nel buio. Mi emoziona incredibilmente l'idea di studiare la mente umana e le discipline psicologiche, ma allo stesso tempo mi frena l'idea di mollare la fatica di questi due anni, già accumulata dando esami extra durante il mio primo corso di laurea in comunicazione. Forse mi abiliterò come assistente sociale e poi se avrò ancora le energie cercherò di diventare anche psicologo: assistente sociale e psicologo. Una follia totale, visto che diventerei psicologo a 32-33 anni e avrei alle spalle qualcosa come 4 lauree! :mrgreen: Ad ogni modo, ancora non ho fatto la valutazione della carriera per un eventuale passaggio a psicologia, vi terrò informati e grazie a tutti voi, a Mac e pallaspina soprattutto, il vostro parere e il vostro vissuto è fondamentale per allargare la mia visione e capire bene cosa è meglio per il mio futuro. 25 anni sono tanti ma diciamo non tantissimi, ho ancora un minimo di tempo per pianificare le mie scelte...