A.A.A. lavorare come Assistente Sociale

Sezione: Lavoro · Aperta il

Salve colleghi,

sono un'Assistente Sociale laureata ormai nel 2005 ed iscritta all'Albo dal 2006. Mi sono sempre data da fare tra corsi di aggiornamento di ogni genere e corso post-lauream in Mediazione Familiare. Ho avuto un'esperienza biennale dal 2009 al 2010 c/o l'A.U.S.L di Siena con un contratto a tempo determinato che mi è stato rinnovato per 2 volte ma poi mi è scaduto e purtroppo ho terminato il mio incarico. Partecipo a selezioni e avvisi pubblici, concorsi sia a tempo determinato che in (inserita in tutte le graduatorie a cui ho partecipato), ho inserito annunci, invio curriculum vitae per le offerte di lavoro nel privato in tutta Italia ma non vengo chiamata o contattata...non so davvero più come poter fare x riuscire a realizzarmi nel settore sociale! Non mi voglio arrendere perchè per me lavorare come Assistente Sociale è davvero importante! Immagino di non essere la sola a vivere questa condizione...il mio è uno sfogo e vorrei poter ricevere da parte vostra (da chi è già "sistemato") qualche suggerimento in più su come muovermi, perchè non so davvero cosa altro fare più di quello che faccio in quest'attesa snervante!!! :shock:

Grazie a tutti!

Spesso capitano questi quesiti su questo forum, ed io dico sempre le stesse cose:

1) le difficoltà ad assumere le le ha la pubblica amministrazione, non il settore privato;

2) al settore privato ci si candida "per competenze" e meno "per titoli";

3) occorre anche scegliere contesti geofrafici più o meno favorenti;

4) per mia opinione, il terzo settore non ci conosce, ci considerano "semiburocrati ibridi generici e poco competenti". Forse offrire loro delle specificità può aiutare: dire "sono assistente sociale" non serve a niente. Dire "so selezionare il personale, so fare i PAI, so fare il counseling, so partecipare ad un procetto europeo" è altra cosa, non so se mi spiego.

Consiglio sempre di lavorare, anche come educatore o operatore: è un modo per farsi conoscere.

Io ho a che fare ogni giorno con cooperative e queste cercano sempre personale capace, che non trovano.

Scusate, ma anche gli altri (pedagogisti, educatori, sociologi, psicologi) sono disoccupati, eppure si piazzano "adattandosi" sulle posizioni che il mercato offre.

Non voglio generalizzare, per carità. I tempi sono comunque difficili, la flessibilità diventa però virtù e, devo dire, anche un'occasione per la nostra professione di concepirsi diversamente dal "passacarte comunale".

Saluti.

Dire sono un'Assistente Sociale vuol dire prima di tutto essere umili e altruisti (caratteristiche che x quello che mi riguarda se non si hanno non si può esercitare questo lavoro), vuol dire dedicarsi alle persone non ai casi, vuol dire non arrendersi mai e provare a raggiungere insieme all'utente gli obiettivi prefissati, vuol dire calarsi nella situazione problematica della persona o famiglia in difficoltà sempre con un certo distacco, vuol dire aggiornarsi continuamente per acquisire sempre più capacità professionali!!!

La mia domanda era un'altra...non ho bisogno di leggere cosa significa per un'altra persona il significato di Assistente Sociale, e non mi va certo di stare qui a far polemica ma giustamente ho la facoltà di poter rispondere a un commento che mi stizzisce!!!

Non ritengo che la mia sia una domanda ripetitiva...ma semplicemente una richiesta di aiuto!!!

Settore privato?ahahahahahahahahah...ma magari, certo non aspiro al pubblico, ritengo che lì ci siano per la maggior parte dei casi solo persone incompetenti ma con una "spinta" in più...ed io non voglio realizzarmi con gli aiuti ma con le mie sole possibilità!

Ho lavorato come operatrice sociale con turni di 12 ore a 600 € al mese a tempo determinato, come Assistente Sociale con ritenuta d'acconto x 980 € in una comunità minori dove dovevo pagarmi anche l'assicurazione!!!Ho fatto la commessa, la cameriera, la promoter, la segretaria...quindi mi sono sempre data da fare...l'umiltà mi appartiene...ma la realtà di oggi ti fa sopravvivere con una miseria di stipendio, ed io invece vorrei vivere!!! Cmq se non ci si passa, non si può capire!

Free, se non vuoi cogliere gli spunti che ti vengono offerti, perché scrivi? Io spesso su questo forum vedo dinamiche assai analoghe a quelle di (molti) utenti dei servizi sociali, che vengono arrabbiati perché non hanno soldi, casa, lavoro, macchina ecc. e poi svalutano ogni spunto che gli diamo, partendo dal presupposto che si danno spunti per quanto in nostro potere.

Se si tratta di uno sfogo, va bene, ma lo sfogo poi é abbastanza fine a se stesso e depressivo. Io rispondo solo perché mi sono sentita chiamata in causa dalle affermazioni circa la raccomandazione di quelli che vincono i concorsi. Allora, io nel 1998 ho onestamente vinto ben 2 concorsi in due comuni (di cui uno medio-grande, uno molto grande) nei quali nessuno aveva la piú pallida idea di chi fossi io, perché venivo da un altro territorio. In quello grande sono addirittura arrivata prima in graduatoria e hio rinunciato perché ero giá in servizio nell'altro. Sí, qualche raccomandato ci sará pure stato, ma non é vero che tutti quelli che entrano nel servizio pubblico sono degli sfaticati raccomandati. Ho continuato a studiare e aggiornarmi fino a che mi sono veramente scocciata delle dinamiche dell'ente pubblico e, complice un progetto di trasferimento all'estero per desiderio di mio marito di realizzarsi meglio a livello professionale, ho LASCIATO il lavoro (di fatto un'altra collega ha avuto una mobilitá e preso il mio posto a tempo indeterminato). Dunque, premesso questo, ammetto di avere avuto tale possibilitá perché i tempi erano diversi e io credo di aver dato almeno 6-7 concorsi dove erano in palio 7-9 posti. Dove non ho vinto, sono quasi sempre stata chiamata per incarichi a termine (che ovviamente rifiutavo, essendo giá in ruolo). Oggi i tempi come vedi sono magri e il senso dell'inetrvento del collega era offrire spunti "altri", perché mi sembra abbastanza oggettivo (e purtroppo non é colpa né della nostra categoria né di quelli di noi che lavorano) che la tendenza attuale é disinvestire nei servizi pubblici. Inveire contro chi ci "ruba" il lavoro (che sia il collega in ruolo, che sia lo psicologo, che sia il politico) mi ricorda tanto, ma proprio tanto, i discorsi demagogici che si danno case e lavoro agli extracomunitari e non agli italiani.

Purtroppo la realtá é quella che tu descrivi: quando va bene, offrono un posto di educatore a 600 euro al mese in cooperativa. Bene, non é cosí in tutto il mondo e forse nemmeno in tutta Italia. Ci sono territori dove la situazione é per lo meno diversa. Non ci si puó spostare? proviamo a cogliere spunti e non chiudersi nella despressivitá assistenziale da "ci devono dare il lavoro". Come dice il collega, non é che per altre categorie ci sia abbondanza di lavoro. Solo che, non essendo mai o quasi mai figure come psicologi ed educatori legate all'ente pubblico, si sono industriate per sviluppare competenze che poi in qualche modo riescono a vendere. Andiamo, o meglio siamo giá, in una societá dove i fenomeni emergenti sono fluiditá delle competenze professionali (il titolo di per sé serve a poco) e precarietá (il che non vuol dire povertá: a grande scala, a un manager non viene offerto un posto a Milano per tutta la vita, ma contratti di 5-10 anni e magari ogni 10 anni la famiglia cambia Paese europeo... ma magari gli danno dai 6000 euro al mese in su....non so se rendo....).

Ci sono paesi emergenti quali l'Argentina dove nei settori psico-sociali fanno cose da far girare la testa. Io vivendo e studiando in Spagna maneggio dati bibliografici che quasi mi spaventano. Mentre noi siamo ancora a piangere perché non abbiamo piú il posto pubblico, rischiamo che fra 10 anni nasca un mercato parallelo di servizi dove potrebbero assumere (secondo me) tecnici specializzati provenienti da questi Paesi. Il piccolo laureato burocrate italiano a che serve in questo possibile e giá in parte attuale scenario?

Come sottolinea il collega, ti posso assicurare che lavorare oggi nell'ente pubblico (almeno in Italia) é la MORTE del servizio sociale. Bisogna cercare altrove, in qualche modo, altre possibilitá.

salve,

mi intrometo nella discussione non per polemizzare ulteriormente ma per commentatre criticamente le parole fin qui dette e riportare la discussione in toni più calmi..

ugo albano (di cui ho da poco terminato di leggere il libro "servizio sociale e libera professione") dice delle cose condivisibili nel suo intervento che vogliono essere dei consigli su come agire in linea generale, free non credo volesse essere un attacco a te perchè non ci conosciamo su questo forum quindi ciascuno non può sapere tutto di un'altra persona non da poche righe che uno scrive almeno.. tuttavia le parole di ugo lasciano l'amaro in bocca certo.. perchè come dice lui stesso dipende dai contesti geografici.. ogni contesto è diverso dall'altro e noi lo sappiamo molto bene. perciò che il privato ha meno difficoltà ad assumere ripetto al pubblico non è Dovunque vero, perchè ad esempio sto trovando molte difficoltà e sono anche operatrice socioassistenziale, sto per fare un corso aec, con il nuovo anno cercherò di diventare assistente sociale formatore, ecc tante altre cose, ma anche il provato sociale sta avendo diffioltà e vi posso dire che non sono una di quelle che mollano, ora fino al 16 dicembre lavorerò poi altro troverò, intanto arricchisco il bagaglio di competenze, mi sto specializzando in due settori, ma l'esperienza neppure il privato sociale l'ha fa fare (ripeto nel MIO TERRITORIO, poi in giro non lo so), e avere tante competenze e non metterle in pratica ha lo stesso valore di nulla, perchè in tasca non ti entra nulla, per ora tante uscite, perchè le competenze arrivano studiando e quello costa, e si rischia di ritrovarsi come il gatto che si morde la coda, se non lavoro non mi pago i corsi (per fortuna tantissimi convegni sono anche gratis), se non faccio corsi per competenze, resto ad un livello più basso quindi non lavoro.. e così via. io vorrei solo dire ad ugo albano, che rispetto, di non elargire sempre questi consigli uguali per tutti perchè ognuno vive situazioni diverse, in constesti e territori diversi, perchè quello che ha vissuto lui, che è stato in grado di fare e costruire lui, non vale per tutti. ci sono persone votate alla disperazione facile che non sapranno fare altro che piangersi addosso per tuti i mali intorno, c'è chi come dice mio padre fanno le cose a "tre quarti e una gazzosa", ovvero credono di fare tanto ma gli manca sempre l'ultimo passo per concludere, per portare aventi le proprie idee, e c'è chi va avanti a gomitate, a bracciate nel fango della società, arranca sopravvive ma avvolte mentre riprende fiato si lamenta unpò per la fatica ma poi riprende e cerca di salire, di raggiungere un punto mogliore.. free forza e coraggio e uno schiaffo alla fatica del sopravvivere ma non sperare, costruisci, trova il tuo modo!

Non è così semplice trasferirsi x lavoro. E' fattibile solo se si vince un concorso pubblico a tempo determinato

Qualcuno ha mai sfogliato il contratto collettivo delle cooperative sociali? provate a osservare il minimo contrattuale e a prendere in mano una calcolatrice ed a equiparare il tutto al costo della vita...

chi lavora x le cooperative non può godere di tutti i "privilegi" dei dipendenti pubblici:

- buoni mensa;

- aggiornamento professionale in orario di lavoro, con costi a carico dell'Ente

- ecc...

Io credo che la comunicazione mediata dal computer sia da una parte utile (non costa nulla, è veloce), dall’altra apra facilmente ad “ipereffetti” spesso non voluti. Ci si scambia “parole scritte”, spesso queste inducono reazioni emotive che trasbordano i limiti e creano dei veri e propri black-out. E’ il limite di questo mezzo. Meno male: la comunicazione umana è ben altro.

Sul tema non posso che ribadire il mio pensiero. Attenzione a “leggere i tempi” e lo stesso mercato del lavoro. Tutti quanti vorremmo un mondo lavorativo diverso, se questo però non esiste, occorre convivere con ciò che è possibile.

Dobbiamo recuperare inoltre, a mio avviso, una “diversa identità” come assistenti sociali: quella fornita dalle università è antistorica e pensata su di un’idea di “welfare pubblico anni 80” che non esiste più.

La flessibilità non è solo da intendersi come “adattamento al ribasso”, è pure da concepire come ricerca di “vie nuove” per conquistare aree di mercato. Tante cose che oggi fanno educatori e psicologi, lo facevamo noi venti anni fa, non so se mi spiego......

E’, in buona sostanza, una questione di “comportarsi da professionisti”, anche se disoccupati. Ve bene lo sfogo ed il lamento e le recriminazioni, ma guardiamo oltre. Essere "dottori" significa pure questo!

Per esempio, sarebbe interessante vedere “buone pratiche” di collocazione nel settore privato: non è mica solo sfruttamento.

Vorrei inoltre sottolineare a chi parla di “privilegi nel settore pubblico” di essere male informato. Scusate, ma conoscete i Contratti? Chi ci lavora potrebbe pure dire la sua....

Buona giornata.

... é che quando io provo a dire che il settore pubblico é, passatemi un toscanismo, una gran "sola", vengo puntualmente lapidata perché mi viene detto: almeno tu avevi un lavoro, figurati come sta peggio chi non l'ha. Io continuo a vedere un parallelo con l'utente assistenzialista: quando gli si dice che le 100 euro non gli cambiano certo la vita, lui risponde: oh, sí, ma meglio che non avere nemmeno quelle...

Dunque, di per sé il contratto del settore pubblico non sarebbe male, a mio parere, SE le responsabilitá effettive fossero commisurate allo stipendio. Esempio: guadagnamo esattamente come il collega amministrativo che fa carte d'identitá ma abbiamo responsabilitá penali e civili pari a quelle di un primario ospedaliero. Le 1400-1500 euro al mese alla fine sono POCHE, non so se rendo. Inoltre, non é vero che in tutte le cooperative siamo sfruttati. La cooperativa con cui era convenzionato il mio ente e dove lavoravano alcuni colleghi (oltre agli educatori e gli assistenti domiciliari) pagava l'assistente sociale secondo il suo inquadramento effettivo. Questo era stato ottenuto tramite lotte sindacali ormai 20 anni fa e mantenuto come sacro diritto. Se i colleghi guadagnavano meno, era solo perché i contratti prevedevano meno ore. Inoltre, i miei colleghi educatori in cooperativa avevano una flessibilitá cje io gli invidiavo. Per esempio, siccome facevano tutti l'universitá, se volevano assentarsi un giorno, recuperavano il giorno dopo e via. Io dovevo contrattare un giorno di assenza, oltre che con l'ufficio personale, anche con tutti i colleghi mugugnanti e invidiosi perché io ero l'unica che studiava all'universitá. Quindi alla fine, nella mia recente fase di vita, io avrei anche volentieri fatto a cambio con loro, visto che per le mie condizioni familiari mi interessava lavorare meno (e guadagnare meno) e l'ente mi tolse addirittura il part-time di 30 ore perché secondo lui "era un privilegio". Non so se dovrei fare esempi diversi, adesso mi vengono questi.

Ammazza che polverone... :) !!! Interpreto e rispondo a tono, per essere più chiara tratto come vengo trattata. Non c'è l'ho con Ugo Albano figuriamoci, semplicemente non si può mettere in pratica ciò che dice, ai tempi di oggi!

Cara pallaspina anch'io ho lavorato nel pubblico come Assistente Sociale come dicevo inizialmente...poi ho partecipato a tanti altri concorsi e selezioni e sono inserita nelle graduatorie ma ancora non tocca a me! Continuo a fare corsi di aggiornamento, invio Curriculum e certo non mi arrendo mai...quindi NON SONO DEPRESSA, ho semplicemente espresso la condizione dell'Assistente Sociale nel 2012! Quando parlo che la maggior parte degli Assistenti Sociali che lavorano nel pubblico...dico la MAGGIOR PARTE, NON TUTTI!!! Esprimere una mia condizione non vuol dire essere disperati...ma dire ciò che si pensa, punto.

A Nemesi86 rispondo che ho un carattere forte e determinato...e certo di inventiva ne ho da vendere ed uscirò da questa condizione! La positività mi appartiene, infatti mi sto muovendo per realizzare un nuovo progetto...senza aspettare che qualcun altro mi dia la possibilità!!!

Grazie a tutti ai belli e ai brutti! :D