Free, se non vuoi cogliere gli spunti che ti vengono offerti, perché scrivi? Io spesso su questo forum vedo dinamiche assai analoghe a quelle di (molti) utenti dei servizi sociali, che vengono arrabbiati perché non hanno soldi, casa, lavoro, macchina ecc. e poi svalutano ogni spunto che gli diamo, partendo dal presupposto che si danno spunti per quanto in nostro potere.
Se si tratta di uno sfogo, va bene, ma lo sfogo poi é abbastanza fine a se stesso e depressivo. Io rispondo solo perché mi sono sentita chiamata in causa dalle affermazioni circa la raccomandazione di quelli che vincono i concorsi. Allora, io nel 1998 ho onestamente vinto ben 2 concorsi in due comuni (di cui uno medio-grande, uno molto grande) nei quali nessuno aveva la piú pallida idea di chi fossi io, perché venivo da un altro territorio. In quello grande sono addirittura arrivata prima in graduatoria e hio rinunciato perché ero giá in servizio nell'altro. Sí, qualche raccomandato ci sará pure stato, ma non é vero che tutti quelli che entrano nel servizio pubblico sono degli sfaticati raccomandati. Ho continuato a studiare e aggiornarmi fino a che mi sono veramente scocciata delle dinamiche dell'ente pubblico e, complice un progetto di trasferimento all'estero per desiderio di mio marito di realizzarsi meglio a livello professionale, ho LASCIATO il lavoro (di fatto un'altra collega ha avuto una mobilitá e preso il mio posto a tempo indeterminato). Dunque, premesso questo, ammetto di avere avuto tale possibilitá perché i tempi erano diversi e io credo di aver dato almeno 6-7 concorsi dove erano in palio 7-9 posti. Dove non ho vinto, sono quasi sempre stata chiamata per incarichi a termine (che ovviamente rifiutavo, essendo giá in ruolo). Oggi i tempi come vedi sono magri e il senso dell'inetrvento del collega era offrire spunti "altri", perché mi sembra abbastanza oggettivo (e purtroppo non é colpa né della nostra categoria né di quelli di noi che lavorano) che la tendenza attuale é disinvestire nei servizi pubblici. Inveire contro chi ci "ruba" il lavoro (che sia il collega in ruolo, che sia lo psicologo, che sia il politico) mi ricorda tanto, ma proprio tanto, i discorsi demagogici che si danno case e lavoro agli extracomunitari e non agli italiani.
Purtroppo la realtá é quella che tu descrivi: quando va bene, offrono un posto di educatore a 600 euro al mese in cooperativa. Bene, non é cosí in tutto il mondo e forse nemmeno in tutta Italia. Ci sono territori dove la situazione é per lo meno diversa. Non ci si puó spostare? proviamo a cogliere spunti e non chiudersi nella despressivitá assistenziale da "ci devono dare il lavoro". Come dice il collega, non é che per altre categorie ci sia abbondanza di lavoro. Solo che, non essendo mai o quasi mai figure come psicologi ed educatori legate all'ente pubblico, si sono industriate per sviluppare competenze che poi in qualche modo riescono a vendere. Andiamo, o meglio siamo giá, in una societá dove i fenomeni emergenti sono fluiditá delle competenze professionali (il titolo di per sé serve a poco) e precarietá (il che non vuol dire povertá: a grande scala, a un manager non viene offerto un posto a Milano per tutta la vita, ma contratti di 5-10 anni e magari ogni 10 anni la famiglia cambia Paese europeo... ma magari gli danno dai 6000 euro al mese in su....non so se rendo....).
Ci sono paesi emergenti quali l'Argentina dove nei settori psico-sociali fanno cose da far girare la testa. Io vivendo e studiando in Spagna maneggio dati bibliografici che quasi mi spaventano. Mentre noi siamo ancora a piangere perché non abbiamo piú il posto pubblico, rischiamo che fra 10 anni nasca un mercato parallelo di servizi dove potrebbero assumere (secondo me) tecnici specializzati provenienti da questi Paesi. Il piccolo laureato burocrate italiano a che serve in questo possibile e giá in parte attuale scenario?
Come sottolinea il collega, ti posso assicurare che lavorare oggi nell'ente pubblico (almeno in Italia) é la MORTE del servizio sociale. Bisogna cercare altrove, in qualche modo, altre possibilitá.