Per fortuna ci sono ancora professionisti come te, Nuvoletta, che non considerano i ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro dei bambini viziati e incapaci... Sono pienamente d'accordo con quanto dici, è facile dire ai neoassistenti sociali buttatevi nel mondo nel mercato, inventatevi un lavoro, fate i liberi professionisti... guarda caso tutti i freelance che ci sono in giro sono ex dipendenti pubblici con anni e anni di esperienza! Temo profondamente che oggi l'unico modo per lavorare nel sociale sia farsi sfruttare dalle cooperative fino a quando ne hanno bisogno o vincere un concorso, sinceramente non vedo vie di mezzo.
A.A.A. lavorare come Assistente Sociale
Nuvoletta, permettimi..a parer mio il tuo intervento è da applauso. un sunto perfetto...da scienze del servizio sociale.. un ponte tra organizzazioni/istituzioni individuo e professionalità.
comunque volevo aprire una parentesi..
come sottolineato da pallaspina.il servizio sociale "clinico" è un 'anomalia italiana, che non ci possiamo permettere. la psicologia e la medicina italiana si sono perfino rubate la professione di psicoanalista. che a dispetto della sua tradizione...richiede un background non solamente medico. assurdo.
uno dei più grandi centri di psicoanalisi al mondo con sede a londra richiede preferibilmente background multidisciplinari. e nella tradizione dell' AS c'è la psicoanalisi..
la formazione continua è poco..l'assistente sociale lavora alle prese con gli assessment di identificazione dei rischi dei minori e non ha la possibilità di una formazione terapeutico clinica. lo trovo discriminante/invalidante.
piuttosto i laureati in psicologia ortodossi si dovrebbero concentrare sulla ricerca e sugli studi diagnostici/statistici e di ricerca. ma l'aspetto terapeutico clinico/organizzativo e i training per formare le capacità di osservazione devono essere pane quotidiano per l' AS. pedagogisti/educatori/counsellors e quindi una posizione in più sul mercato.
corporativismo italiano.
il discorso della libera professione però è più complesso. andrebbe aperto un bel dibattito. io vorrei solo riportare la mia comprensione a riguardo...ma ho bisogno di leggere di più.
vivo in inghilterra e preparando il progetto per il mio master sono entrato in contatto con professori/documenti/papers e associazioni che da anni allertano sui pericoli etico/metodologici che potrebbe portare la libera professione completamente slegata dall'istituzione/organizzazione.
(escludendo eventualmente il discorso clinico/teraputico..)
lavorando per un'organizzazione, ho visto le dinamiche di valutazione e la preparazione del bilancio sociale di fine anno per ripresentare la richiesta di fondi. le persone sono diventate numeri e risutati. l'approccio umano spariva, il recupero del benessere della persona aveva un significato solo in chiave di efficienza ed economicità...si aveva in mente unicamente la percentuale di interventi..per esempio quanto più un utente aveva partecipato a qualche corso per cuoco all'uscita dal carcere quanto più il team di ass sociali aveva centrato l'obiettivo.
non so se riesco a spiegarmi. io con una preparazione di base da pedagogista con una cultura alla paulo freire stavo rabbrividendo. :oops:
inoltre la solidarietà di cui parla nuvoletta è la nostra base e non possiamo perderla.la garanzia del servizio pubblico non può permettersi di contaminarsi eccessivamente con una cultura managerialista di conteggio/burocratico delle utenze e allontanamento da un'analisi concreta dei bisogni si da vita ad una cultura di efficienza dei risultati che anzichè diminuire aumenta la burocrazia della professione. di questo ci sono numerosi studi a riguardo.
l'assistente sociale non deve perdere la sua identità nella sua evoluzione con i precetti neoliberisti. noi siamo prima di tutto una professione che deve trovare sempre un qualche collegamento con il pubblico interesse proprio perchè la nostra utenza è marginale e va inclusa con interventi di protezione sociale.
il welfare italiano dovrebbe muoversi tenendo conto del ruolo dell'assistente sociale e dei suoi valori e principi.
Leggendo il tuo resoconto di lavoro, ho pensato: allora tutto il mondo é paese... dal momento che valutazioni analoghe (che piú l'utente si iscriveva a un corso di cuoco, piú l'a.s. aveva centrato l'obiettivo) le faceva la mia ex responsabile, tra l'altro assistente sociale... Che oltretutto chiedeva le stampe storiche di tutti gli interventi economici attivati nella storia dell'utente, per ricavarne statistiche e creare un budget personalizzato del singolo a.s.... roba da matti... Ecco, proprio da queste esperienze ho tratto la conclusione che basta, io non reggo tali dinamiche, adesso mi prendo il titolo di psicologa, poi apro consulta come dicono qui, al limite muovo un paio di cristalli :lol: stile guru, chi verrá sará contento perché cercava quello, io mi rilasseró... adesso esagero un pó ma nemmeno tanto...
Per il discorso clinico, io dopo aver lavorato 12 anni nell'assessment ai minori, senza supporto di psicologi perché nel nostro ambito il servizio sanitario rifiutava l'integrazione, francamente trassi proprio la tua conclusione... che proprio la nostra professione avrebbe bisogno di competenze in merito, perché alla fine i tribunali ci chiedono in merito al benessere PSICO-sociale del minore... e avremmo tanto bisogno di un percorso piú profondo, ed é per questo anche che mi iscrissi a psicologia, per avere qualche strumento in piú.... Poi alla fine é vero, lo psicologo scusso-scusso (quello che non fa master post-laurea o scuole di psicoterapia, peró in Italia quasi nessuno, all'estero invece ce ne sono, perché é piú facile lavorare anche senza titoli post-laurea) é piú che altro un conoscitore di come funziona il cervello, la percezione, il pensiero... Conosce gli aspetti statistici delle differenze individuali, al limite puó fare diagnosi (roba che sto studiando ora alla fine del secondo anno) ma riguardo al processo di aiuto, si fa un pó pochino.... Si studiano un pó le varie terapie all'ultimo anno (io peró parlo del piano di studi spagnolo che é estremamente diverso da quello italiano), ma non é che ti "insegnino" a gestire un colloquio di aiuto.... Lo psicologo semplice non é una professione di aiuto... Io infatti, con il mio bagaglio di servizio sociale e una formazione sull'ascolto attivo che ho fatto per la mia attivitá di volontariato, mi sento anni-luce lontana dai miei compagni di corso che si adirano perché il sado-masochismo é considerato patologia dal DSM... Le mie preoccupazioni sono ben altre :lol: É per questo che non ho assolutamente paura di propormi tra due anni sul mercato del lavoro spagnolo come psicologa con esperienza di assistente sociale... Perché vedo che tanti, tanti ambiti sono scoperti... Tutti gli psicologi fanno a cazzotti per mettersi il camice bianco ed entrare in ospedale a trattare con gli psicotici e le anoressiche, ma nessuno ha voglia di trattare con il nonnino in lutto... nessuno ha voglia di sostenere la futura mamma sola e medicalizzata... Io qui non avrei strettamente bisogno di prendermi la laurea in psicologia, perché gli a.s. fanno tante cose... quando mi sono presentata a qualche scuola di psicoterapia, cosí per informazioni, tutti mi hanno steso il tappeto rosso appena ho detto che avevo la laurea italiana in servizio sociale... ma devo dire che mi sono appassionata alla psicologia... Ed é buffo come l'ho scelta attratta dagli aspetti clinici (perché quello che ci é proibito attrae sempre... no?) e alla fine del giro sceglieró un ambito assolutamente non clinico!! :D
Salve, sono una neo assistente sociale(da un anno), ho letto tante interessanti riflessioni dai colleghi con molta, molta esperienza ma, scusate se azzardo, in linea con i tempi....teoria, teoria, teoria....nessuno ha dato delle risposte concrete ai miei precedenti quesiti, ovvero come facciamo noi da poco abilitati ad accumulare esperienza? premetto: non posso lavorare come educatrice, come operatore socio-sanitario, mi rispondono che non ho i titoli, non posso lavorare per anni gratuitamente ( i miei genitori non sono ricchi), invio CV e mi chiedono esperienza...qualcuno oltre alla teoria mi può dare rispèoste concrete? Master? costosi e il più delle volte inutili...poi non possono prendermi ferie per frequentare un master (per campà devo svolgere un lavoro in un altro settore...quindi nessuna esperienza come A.S.....)
qualcuno ha preso valigia di cartone ed è andato all'estero ed ha avuto uno esperienza positiva?
Se sì, mi posso mettere in contatto?
Grazie.
Sara.
Io ora vivo all'estero (UK) ma ho vissuto e vinto progetti/bandi/ per lavorare anche in altri paesi europei.
scriviamoci pure!
però vorrei dirti una cosa.
hai descritto una situazione di stallo/prigione.. e questo mi ha dato l'ansia solo leggendolo... :)
più pensi al risultato meno arriva. più ti chiedi come faccio a fare esperienza meno fai esperienza e rimani in stallo a chiederti quale sia il passo giusto.
più invece ti chiedi cosa devo migliorare, quali competenze mi servono più il tuo cervello si attiva su un piano pratico e si innesca il processo del : "da cosa nasce cosa".
a volte il piano d'azione o una singola esperienza sembrano incoerenti..ma tutto è produttivo anche in termini personali e di crescita.
anche per me ora arrivaranno nuove sfide e cambiamenti di carriera.occorre tenere duro ed essere pazienti...
la confusione secondo è una fase giusta.l'ho vissuta altre volte nella vita, prima dei cambiamenti..
serve ad acquisire elementi.. e prepararci per imboccare la strada più giusta, accoglierla ci aiuta.
a presto Sara!
Giusto... Per fare un esempio, il mio primo lavoro lo trovai in un modo quasi incredibile... Anche allora, non era facilissimo trovarlo e io avevo mandato curriculum a decine di coop sociali senza ottenere nemmeno un colloquio, quando invece tantissimi colleghi erano stati contattati. Un giorno ho visto un bando dell'AISM per borse di studio per medici e ho pensato: bé, non sono medico, ma chi lo sa, io il curriculum glielo mando. Non ci crederete, ma é stata l'unica volta che mi hanno chiamato!!! Ho fatto un colloquio scritto e orale insieme ad altre 3-4 colleghe e hanno preso me, era una borsa di studio di un anno per una ricerca a Firenze, era un ruolo di RICERCA, 1.500.000 di lire al mese (non male come primo incarico...), bellissimo, come mi sono pentita e sempre mi pentiró di averlo lasciato per lavorare in Comune... non era un lavoro "sicuro" ma l'aiuto-primario mi aveva giá detto che da cosa sarebbe nata cosa... E io senza saperlo stavo lavorando con un team famoso a livello MONDIALE, quello di Luigi Amaducci, rimpiantissimo neurologo fiorentino (ogni tanto, a psicologia, faccio la "chula" e dico: IO ho conosciuto Amaducci!!!" :D
Grazie Davide e grazie Pallaspina...un pò è così...sono imprigionata.....io ho voglia di crescere, migliorae, certo, ho studiato tanto nella mia vita...non mi spaventa certo...lavorato e studiato insieme....l'ambito che mi interessa di più è l'ambitpo minorile, ma certo non mi sono mai chiusa tutti altri ambiti. Ma non posso licenziarmi dal lavoro per frequentare un master a Roma o Milano, non sono tempi nè qualcuno può mantenermi, e poi...sarebbe un vero salto nel buoio...molte mie amiche hanno frequentato inutilmente master costosi ....tutto fumo!!Nemmeno lavorare greatis...io non sono giovanissima, perchè ho conseguito precedentemente una laurea in giurisprudenza, i bandi europei hanno un limite di età (a parte che il mio inglese è molto basico).
Davide come posso contattarti privatamente (via mail, magari) avrei tante cose da chiederti, io vorrei provare a venire in UK (certo ci saranno anche lì problemi di occupazione...), ma è difficiòle capire come fare, a chi rivolgersi, se è necessario che io frequenti ancora l'università. Mi avevano proposto un corso di inglese a Cambridge, e potrei "guardarmi intorno", sarei disposta a partire dal basso, fare uno stage, volontariato. Io ho competenza anche con bambini di asilo nido, per arrotondare potrei lavorare con i minori, non so attività ludiche, baby sitter.... mi faresti veramente un grande favore!!!
Grazie.
Sara.