Bei tempi all'Università...

Sezione: Laurea e Facoltà · Aperta il

l'articolo di Ferrario é molto interessante... Io credo, ventinove, che il succo della questione non sia solo o tanto emigrare. Del resto, come diceva il latino, "caelum non animum mutant qui trans mare currunt", ovvero se pensi di cambiare casa per fuggire dai tuoi problemi, te li porterai dietro. Dipende, come spesso si é detto, dal progetto di vita di ognuno. Sulla scia di Ferrario, nulla vieta che una persona trovi qualche sbocco nel suo ambiente naturale quotidiano. Nel mio caso era questo che era difficile, perché avevo altri limiti. Per esempio, studiare psicologia mi stava aiutando non poco a sopportare il grigiore e soprattutto le dinamiche mobbizzanti del mio settore; peró avendo dei figli, non vedevo molte chances di poter poi realizzarmi davvero se fossi rimasta in Italia e soprattutto in una realtá medio-piccola e molto, molto chiusa e in mano alle lobbies di potere. Qualche chance la vedo invece dove nessuno sa chi sono, dove mi posso fare apprezzare per quello che so fare davvero e dove l'ambito é talmente grosso che ci puó essere una certa concorrenza, diciamo, di mercato. Per una donna, come ho spesso detto anche su Asit, é oggettivamente tutto piú complicato. Un uomo, al limite, puó senza problemi gestire due attivitá lavorative parallele (per caritá, io ho un'amica italiana che la mattina fa il tecnico biomedico alla ASL e il pomeriggio la psicologa libero-professionista, ma ha degli aiuti familiari che io non avevo).

Ora, mi é venuto peró un dubbio. Sei sicuro che un'aspettativa per motivi di studio non ti spetti per legge? Il discorso é che io mi informai un pó perché, nell'ottica di prendere anche la specialistica in psicologia, in Italia questa aveva un obbligo di frequenza se pure minimo-minimo e, soprattutto, un tirocinio post-laurea di un anno. La frequenza l'avrei coperta con le 150 ore, mentre per il tirocinio avevo visto che c'e' una legge (che ora non ricordo quale) che stabiliva l'OBBLIGO per l'ente pubblico di concedere periodi di aspetattiva per periodi formativi. Si trattava ovviamente di un'aspettativa non retribuita e non coperta previdenzialmente. Prova a sentire un patronato, io avevo visto un libretto informativo molto ben fatto dalla CGIL con la spiegazione di questa legge oltre ad altre.

Inoltre, se non hanno cambiato, esisteva anche una aspettativa per dottorato di ricerca (io le stavo studiando tutte per fuggire :lol: ) che addirittura prevedeva che, se il dottorato era senza borsa, l'ente doveva continuare a pagare il dipendente. Sapevo peró che volevano modificare questa cosa, togliendo l'obbligo di concessione di questa aspettativa (poi non so com'é finita).

Io capisco e avrei capito lo scorno delle colleghe che si sarebbero trovate con una collega a metá o a tre quarti e senza che l'ente coprisse la carenza; peró io ho sempre pensato che dobbiamo scindere quello che é responsabilitá nostra da quello che é "colpa" dell'ente. Poi, per caritá, parla una che avrebbe potuto prendersi tutto l'assegno di maternitá e non l'ha fatto (siccome io sono in aspettativa, quando ho avuto l'ultimo bimbo, in teoria avrei potuto interrompere l'aspettativa,dichiarare che "rientravo", prendere subito la maternitá e cosí mi avrebbero dovuto pagare e tutto). Non l'ho fatto perché francamente non avevo voglia di rogne, non avevo bisogno di quei soldi (certo 5000-6000 euro fanno comodo a tutti, ma mi sono chiesta: ti cambiano la vita? la risposta é stata NO) e non avevo voglia di risentimenti da parte del mio ente (tanto lo sapevo che sarebbe successo). Peró, finché ero lí avrei difeso con le unghie e con i denti quei pochi diritti che abbiamo come dipendenti pubblici.

Per esempio: io credo che un dipendente pubblico che chiede un'aspettativa per sperimentare un contratto di lavoro all'estero, ha diritto ad averla. A me risulta questo. E poi, perché non dovrebbero darla? un'aspettativa non presuppone costi per l'ente, che puó tranquillamente assumere un'altra persona nel frattempo. Il motivo per cui non viene data é spesso uan presa di posizione personale nei confronti del dipendente, oppure, come succedeva nel mio Ente, i soldi "risparmiati" dal non pagare il lavoratore in aspettativa si sapeva giá che sarebbero stati "stornati" su qualche altra voce di bilancio (per esempio, per prendere un vigile urbano in piú, dal momento che un a.s. spende e un vigile urbano invece fa incassare multe... sentita con i miei orecchi....) per cui si prefereriva mantenere lo status-quo.

Ecco perché io in un altro post ho detto che il privato sociale, che apparentemente sembra "garantire meno", alla fine no... perché io ho visto coi miei occhi dipendenti della Caritas prendere periodi liberi dal lavoro per fare master all'estero, idem dipendenti di cooperative sociali. Ho visto coi miei occhi un educatore che ha detto: sono fuso, ho bisogno di un periodo di stacco, vado a Barcellona a fare un corso di orti urbani" e la settimana dopo aveva l'aspettativa da parte della cooperativa e noi ci siamo messi a selezionare il suo sostituto.... E potrei continuare.... invece nel pubblico si impedisce e si blocca tutto perché il lavoratore non viene visto come una risorsa personale ma come un numero.

Tu non lasceresti il Comune se il CEIS ti offrisse un contratto a tempo indeterminato pagato piú o meno la stessa cifra? Io personalmente l'avrei fatto senza pensarci un minuto e stavo giá cominciando a lavorare in quel senso con i contatti che avevo....

P. S. avete visto quanto costa il master? interessantissimo, lo farei subito se avessi tutti i requisiti richiesti (tanti) e tutti quei soldi. Come hai fatto a trovarlo? Ne conosci altri in UK?

Grazie!.

Volevo complimentarmi con Pallaspina, una persona davvero in gamba, solidale e concreta...lo deducato da quello che scrivi e come lo scrivi. Quindi secondo te, io potrei (dovrei) rischiare, lasciare un contratto annuale come educatrice di asilo e "tentare di vedere se risco a fare qualcosa e realizzarmi come Assistente Sociale in UK"? è da molto tempo che ci penso....(lo so che tu non puoi darmi la risposta ma vorrei proprio da te un consiglio). Premetto che è una scelta difficile, ho un inglese molto molto basico, ancora nessuna esperienza come assistente sociale, nessun appoggio, poche lire da parte con cui mantenermi massimo un mese, non ho più l'età per partecipare a bandi europei in quanto ho conseguito una precedente laurea in giurisprudenza. Dovrei andare in loco, informarmi sul riconoscimento titolo, trovarmi un lavoretto per mantenermi nel frattempo, vedere se ci sono opportunità si stage, volontariato, master, per inserirmi nel settore e capire come funziona, perchè proprio non ho contatti di nessun genere....non è facile di questi tempi, rischio di tornarmene subito a casa, senza più soldi nè più un lavoro, seppure precario....però mi rendo conto che se resto qui e continuo a fare l'educatrice di asilo, niente concorsi, niente esperienza come assistente sociale....che resterà quindi un sogno....non ho possibilità di ferie, permessi, e tempo per studiare..

Grazie mille!

Sara.

In relazione al prezzo del master, credo che si allinei ai prezzi europei medi. Rapidamente ho letto (se non erro) che dura un anno e che costa 4000 euro (2000 a semestre) per gli studenti europei. Ho visto alcuni master qui in Spagna che costano piú o meno cosí o poco meno (meno se li offre una uni pubblica, piú se l'uni é privata). Il discorso é che mentre in Italia il master é un "di piú" che di solito non serve per il lavoro, nel resto d'Europa é professionalizzante e puó fare la differenza tra lavorare o no. Per esempio, fare un master di un certo tipo (non tutti vanno bene) in Spagna é imprescindibile per accedere a un dottorato. Peró sono "signori master", quasi sempre richiedono una frequenza a tempo pieno o, comunque ogni fine settimana) e i contenuti sono super-pratici e includono un tirocinio serio.

Mollare tutto e partire? dipende da quello che vuoi. Non é solo un discorso di etá, io vedo gente che parte e si arrangia anche a ben piú di 30 anni. Se il lavoro attuale qualche prospettiva te la dá e ti piace... forse non é nemmeno azzeccato volere a tutti i costi fare "l'assistente sociale", avendo in testa un tipo di operatore piú immaginato che reale, appunto un sogno...

Io da qui, con la crisi, vedo gente che parte a tutte le etá, eh... siccome la mia é un'universitá frequentata per lo piú da adulti che spesso hanno giá altri titoli, leggo spesso sui forum che qualcuno va o cerca di andare in UK o Germania, perché con la crisi attuale qui avrebbero pochi sbocchi, peró non vanno proprio allo sbaraglio. Generalmente rispondono a annunci di settore e partecipano a selezioni nel loro ambito o in un altro, in modo da avere un punto di partenza.

Capisco che non é facile la scelta ed emigrare non é nemmeno la soluzione universale né fattibile per tutti. Io quello che spesso dico peró é che conosco tanti a.s. italiani che fanno tutt'altro che l'a.s. e sono contenti lo stesso, quantomeno non hanno il rimpianto di non aver fatto l'a.s. Siamo sicuri che tutti i laureati in servizio sociale debbano fare l'"assistente sociale" per realizzarsi?

Grazie Pallaspina, io ho 36 anni, comunque non avrei i requisiti per quel master (certificazione di lingua, aver lavorato per un anno come assistente sociale, etc....).

Diciamo, io svolgo questo lavoro per mangiare e arrivare a fine mese, non è certo quello che volevo fare, visto che dopo essermi laureata in giurisprudenza, due anni di praticandato gratis, mi sono iscritta a Servizio Sociale, studiando di notte e rinunciando a tutti i fine settimana per tre lunghi anni...mai sai bisogna guardare la realtà, poi non mi sono mai messa alla prova come assistente sociale (finora non ne ho avuto l'opportunità...quindi magari sarei un fallimento, oppure no...chi lo sà!...).

Coraggio, io ho solo 3 anni in meno di te ma come te ho conseguito una seconda laurea in Servizio sociale dopo una laurea del vecchio ordinamento e anche io zero esperienza come assistente sociale (escludendo i tirocini ovviamente). Tuttavia mi appresto a partire tra poche settimane per l'estero per ottenere l'abilitazione e iniziare a lavorare lì come assistente sociale visto che qui in Italia la vedo durissima. Però è vero che questa partenza l'ho "preparata" già 10 anni fa ottenendo certificazioni linguistiche e partendo all'estero per l'erasmus, il servizio volontario europeo e i tirocini di servizio sociale di 2° e 3° anno. E già un anno prima di partire ho fatto tutte le pratiche per il riconoscimento del titolo di studio e ottenuto le borse di studio che mi permetteranno di ammortizzare le spese che sosterrò.

Insomma, andare all'estero per lavoro sicuramente non si improvvisa e rappresenta certamente una grande spesa iniziale che non tutti hanno a disposizione. Però sono sicura che sei ancora in tempo per andare all'estero, le opportunità ci sono se cerchi bene. Quindi domandati se è fattibile, indubbiamente è un salto e non ci sono certezze. Però chi non rischia...

Grazie Chiara89, anche io sto studiando seriamente l'inglese e facendo le pratiche per il riconoscimento del titolo, vista la tua esperienza avrei tante cose da chiederti, perchè da qui è difficile capire come funziona in UK (scusa non ho capito dove andrai). Certo non posso pretendere di arrivare e trovare lavoro come assistente sociale, ma non ho contatti, recapiti in loco; non saprei dove andare, anche per iniziare con uno stage, volontariato, tirocinio e magari mantenermi come baby sitter... pensavo un master per entrare nel settore e conoscere professionisti, enti, associazioni, che mi aiutassero a capirci qualcosa... non a Londra magari, ma in città più piccole per cominciare, ma in internet non trovo nulla....anzi tante info che fanno tanta confusione....mi consigliavano Cambridge....tu come hai fatto a richiedere una borsa di studio? dove hai svolto il tirocinio? non c'è proprio modo di contattarti "privatamente" per chiederti alcune info?, in merito magari ad associazioni che organizzino e diano l'opportunità di stage, info in merito a master con stage, avevo pensato di iscrivermi alla specialistica lì, ma se c'è frequenza obbligatoria non posso lavoriccHIARE PER MANTENERMI...mi faresti una grande cortesia!!

Per Davide: grazie Davide gentilissimo, io ero più intenzionata ad un master (6-12 mesi) in UK (non a londra) se hai info mi faresti sapere?

Ciao Sara, io andrò a Parigi quindi non so dirti nulla sull'Inghilterra... :wink: Ho scritto solo per "testimoniare" la mia esperienza all'estero a un'età simile alla tua e per incoraggiarti. Per le borse di studio informati presso la tua regione. Nella mia (Friuli-Venezia Giulia) i corsi post laurea all'estero sono finanziati (copertura dell'80% delle spese di iscrizione + 350 euro al mese) per tutti i residenti che ne fanno richiesta tramite il FSE, senza limiti di età. Anche nel 2013 sarà così, ma non penso proprio che sia l'unica regione che procede in tal senso!

Sara.....

io mi sono attaccato anni fa a vari progetti europei. ho iniziato con l'erasmus dove ho infilato il tirocinio, poi il leonardo poi lo sve e via dicendo... ho cercato di costruire un CV con varie esperienze europee, che tenesse conto della mia laurea precedente, arricchendolo con esperienze lavorative con adulti, famiglie vulnerabili in servizi residenziali terapeutici e con lavoro di comunità.

ho provato e riprovato, sin dal primo progetto erasmus per finire che con lo sve e con altri programmi; ho scritto e mi sono messo in contatto con centinaia di organizzazioni in tutta europa. stesso discorso col leonardo. ho provato germania, francia, spagna,portogallo, irlanda, uk, quel periodo la mia mail bruciava! :lol:

ci sono tante opportunità di volontariato europeo, che ti danno la possibilità di fare il primo passo. c'è l'ufficio eures, ci sono i job placement nelle università, ci sono i campi di volontariato internazionale

molto di più di questo forum!! su su!

poi è stata la volta delle borse di studio. neanche io potevo permettermi un master ma ho ottenuto dopo quasi due anni di tentativi, una borsa di studio... e ho ottenuto un posto per un phd dopo aver lavorato mesi per stendere un progetto di ricerca. poi nel frattempo è arrivato un posto in un master e alla fine ho scelto quest'ultimo.

in Uk la situazione è completamente cambiata negli ultimi due anni. da una situazione di occupazione stabile, si è passati ad una situazione difficile. i tagli del governo hanno bloccato il mercato del lavoro dei social worker. ora chiedono minimo due anni di esperienza e l'iscrizione al nuovo albo nazionale per le professioni della salute aperto nell'agosto 2012, vedi link sotto. i master in social work della durata di due anni, la nostra specialistica per intenderci, è in fase di revisione in tutte le università inglesi (differente percorso per i gallesi, scozzesi e nordirlandesi) da agosto 2012, e ora tutte le uni, devono conformarsi ai nuovi criteri di accesso e selezione della professione.

per quanto riguarda il titolo di accesso al loro albo nazionale, unico in tutto il paese per le professione della SALUTE con dentro psicologi, psicoteraputi, biomedici, clinici, art therapists, le richieste di accesso sono diventate durissime e questa volta anche nei confronti della UE, per cui però si mantiene un accesso almeno provvisorio compresi per noi poveri migranti "PIIGS" :)

alcune problematiche che ho verificato personalmente è che la legislazione da poteri discrezionali al consiglio nazionale delle professioni della salute nell'accettare e valutare ogni singola application, quindi non si capisce bene quali sono i criteri oggettivi di esame per la valutazione della qualità delle esperienze accademiche e professionali.

la notizia positivissima è che in england diverse professioni utiliizzano le stesse metodologie di lavoro del social worker, per cui si può arrivare all'obiettivo anche con altre professioni.

inoltre in UK stanno riscoprendo la figura professionale del "social pedagogue"..europeo. quindi, le nuove direttive in moltissimi servizi saranno quelle di creare nei prossimi anni, una formazione ibrida fra social worker e social pedagogue o comunque di considerare la formazione pedagogica come fondamentale nei processi di assessment e valutazione psicosociopedagogica.

per chi fosse interessato questo è il nuovo consiglio nazionale. navigando ci sono tutte le raccomandazioni e il percorso preferenziale per i cittadini UE, per i social worker internazionali che volessero venire in England.

http://www.hpc-uk.org/aboutregistration/protectedtitles/

sono a disposizione, scrivetemi in privato se vi va che mi arriva la comunicazione direttamente nella mia mail e posso risp..prima.

Chapeaux, Davide... :shock: che esperienze... Molto positivo e atipico che gli assistenti sociali siano inquadrati tra i professionisti della salute (sicuramente vantaggioso), in Spagna siamo ancora assai indietro, attualmente nemmeno lo psicologo, senza master di due anni in clinica, é considerato professionista della salute... :shock: Sono molto d'accordo sulla contaminazione socio-pedagogica, che mi sembra di capire é anche il modello tedesco. Piú mi affaccio in Europa e piú penso che fermarsi a una sola nazione sia estremamente limitante per un lavoro simile...