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L’evento perdita e la ristrutturazione del sistema familiare: una nuova frontiera per gli operatori

Famiglie tra crisi e scelte

PERDITA COME EVENTO PARANORMATIVO
In questa sede per perdita come evento paranormativo, si intende la perdita di un membro familiare in seguito ad un avvenimento non previsto ed inatteso come nel caso di una malattia.
L’impatto di una malattia sul nucleo familiare del paziente ha effetti decisivi: l’intera famiglia, così come il paziente stesso, viene investita dall’evento e dalle prerogative sfavorevoli legate alla malattia, con logici riflessi sulle relazioni e sull’ armonia della struttura.

Di qui nasce la considerazione di malattia come evento altamente logorante per il sistema familiare, capace di provocare profonde alterazioni che richiedono un continuo impegno attivo ed adattivo, inteso come processo di trasformazione dei ruoli, delle funzioni e delle relative strategie in relazione all’avanzamento della malattia stessa.

Per il paziente e i suoi familiari, infatti, la comparsa di una malattia grave cronico-degenerativa (Marello, Chellini, 1991) comporta improvvisi ed inaspettati cambiamenti nelle abitudini di vita, nella sfera individuale e nei rapporti con gli altri. In particolare, la malattia altera le scansioni temporali dell’intero nucleo ed obbliga la famiglia ad una riorganizzazione di posizioni e di gestione quotidiana.

Si può rintracciare una prima fase (Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria, 2001) della crisi, che coincide con la nascita dei sintomi, quando i familiari si trovano nella posizione di pensare l’eventualità della malattia. Questa fase si estende nel periodo che va dal momento dell’accertamento diagnostico fino al momento della determinazione della diagnosi.

Nel momento in cui il paziente e l’intero nucleo si trovano costretti a prendere atto della diagnosi e a prendere decisioni sulla terapia, la reazione all’evento da parte della famiglia risulta essere corrispondente al decorso stesso della malattia: infatti, questa fase è caratterizzata da un forte turbamento che va dalla negazione e dal rifiuto di quanto sta accadendo, all’incapacità di razionalizzare il problema, fino alla disperazione legata ai sentimenti di perdita che iniziano lentamente ad affiorare.
La famiglia si trova a confrontarsi con una serie di problematiche di ordine psicologico, sociale, religioso, etico connesse alla malattia, che la investono nella sua totalità e complessità.

Inoltre la crisi che il paziente stesso subisce in seguito alla notizia, provoca la rottura di tutti gli equilibri che fino a quel momento garantivano una certa stabilità: questi deve in primo luogo accettare l’idea della malattia e degli stravolgimenti che a questa si succedono. Accettare l’idea di dipendere dagli altri e la progressiva non auto-sufficienza, sono le maggiori sfide cui il malato è sottoposto, oltre che ovviamente, l’accettazione stessa della malattia e della conseguenze fisiche e psichiche che ne derivano.
La malattia è, cioè, un evento dell'esistenza umana che modifica in modo sostanziale l’ordine di vita di una persona, richiedendole uno sacrificio di assestamento di enorme portata emotiva.

Questo complesso di contingenze porta ad aggravare quella specifica e intricata sofferenza che il malato si trova a fronteggiare che è data da diversi fattori: la sofferenza fisica, che comprende il sopportare il dolore ed i vari sintomi della malattia, la sofferenza psichica che riguarda la reazione agli aggravamenti della malattia, la sofferenza sociale, legata alla perdita dei ruoli e dello status sociale che normalmente questi avrebbe ricoperto.

La malattia, quindi, nella nostra ottica sistemica, rappresenta, per il sistema familiare, un evento altamente stressante che sconvolge l’omeostasi familiare seguito dai continui tentativi, vani, di ristabilire la stessa omeostasi.

Oltre ai già accennati sconvolgimenti delle regole, del funzionamento, dei ritmi e delle priorità nella vita quotidiana, ciò che più turba il benessere familiare è il mutamento dei ruoli: qualora la persona malata abbia un ruolo determinante in famiglia, la malattia ne modifica necessariamente la collocazione, costringendo gli altri membri a trovare un altro punto di riferimento. Quindi la famiglia non soltanto dovrà fronteggiare l’evento, già abbastanza destabilizzante, ma, cosa ancora più ardua, dovrà farlo, senza i suoi riferimenti mentali, reperendo al suo interno dei nuovi sostegni.

Per comprendere in che modo i componenti di un sistema familiare, possano "gestire" una situazione di questo tipo, potrà essere utile richiamare alcuni stili relazionali, sul modo in cui i membri interagiscono tra di loro (Scabini, 1995).

Si possono distinguere le famiglie "disimpegnate" caratterizzate da un’estrema rigidità dei ruoli e da un sentimento di individualizzazione esasperata.

Le famiglie "invischiate" caratterizzate dalla pressoché totale mancanza di confini generazionali, da confini molto rigidi nei confronti del mondo esterno, da ruoli confusi e sovrapposti, e da una scarsa spinta verso l’autonomia dei suoi membri, puntando perlopiù all’ipercoinvolgimento ed all’iperprotezione.

Infine, le famiglie caratterizzate da un "funzionamento flessibile", presentano una struttura ottimale ai fini dell’adattamento alle varie circostanze, in quanto godono di un buon supporto sociale, di relazioni basate sulla coesione e sull’intimità e posseggono inoltre un elevato grado di espressioni emotive condivise al suo interno.

Si capisce allora come la circostanza della malattia rappresenti un contesto all’interno del quale si incontrino e si scontrino significati differenti, che le persone si sono costruite nel tempo in relazione al mondo in cui sono nate e cresciute, ed in base alle interazioni che hanno intessuto.

Una caratteristica peculiare dell’elaborazione del lutto in seguito ad una malattia, è rappresentata dalla cosiddetta anticipazione del lutto.
Con questo concetto ci si riferisce al dolore che interviene nel momento in cui il paziente ed i suoi familiari prendono coscienza dell’imminente perdita: iniziano ad affiorare, cioè, sentimenti similari a quelli che seguiranno la scomparsa e viene sperimentato con modalità differenti nella visione del paziente e dei suoi familiari.

Ci si trova dinnanzi ad un insieme complicato di emozioni determinato non solo dalla perdita della stabilità emotiva dovuta all’insorgenza della malattia, ma anche dai duri turbamenti che avverranno progressivamente ed ai quali la famiglia dovrà faticosamente adattarsi, rimettendo in discussione la stabilità raggiunta ogni qualvolta interverrà un nuovo peggioramento della malattia e, quindi, della situazione. Ogni famiglia scandisce, nel corso del suo ciclo vitale, credenze e modalità di risposta agli eventi: la reazione della famiglia a precedenti eventi ad elevato impatto emotivo come questo, e le possibili trascorse esperienze di perdita influenzano le modalità attraverso le quali il sistema reagirà. Ed è chiaro che qualora la malattia si presenti in un contesto familiare che ha già sperimentato una vicenda di questo tipo, vedrà affiorare tutti i sentimenti ed i significati precedentemente attribuiti, con valenza positiva o negativa che sia stata.

L’anticipazione del lutto dalla parte della persona malata, significa sperimentare quotidianamente quella serie di piccole o grandi perdite che lo avvicinano sempre più al momento definitivo: la perdita dell’autosufficienza, delle aspettative, della esultanza di vivere, dei propri progetti.
E se per il malato questo lutto finirà al momento della morte, per i familiari, inizierà il processo di elaborazione vero e proprio.

Tutte le persone coinvolte all’interno del contesto spazio-temporale della malattia, hanno l’occasione di essere vicine vicendevolmente, di potenziare i legami affettivi, di condividere i propri sentimenti ed il dolore, e di prepararsi ad accettare la perdita prima che avvenga.

Ma questo dipende dalla qualità dei rapporti che al suo interno soggiacciono: prendersi cura di un familiare malato, è emotivamente sconvolgente, in quanto attiva sentimenti di impotenza e di inutilità, ma può anche costituire una delle più profonde,intime e coinvolgenti esperienze della vita.

La capacità di affrontare il percorso della malattia senza alcuna speranza, ma con l’accettazione serena da parte di tutti i membri familiari coinvolti, significa rendersi capaci di affrontare la realtà della separazione, condividendone le sensazioni.

L’anticipazione del lutto, da un lato rende "familiare" il progressivo e necessario distacco, ossia si prende familiarità con l’idea della perdita definitiva, dall’altro può attivare meccanismi di negazione e rifiuto della realtà. In quest’ultimo caso, si parte dalla considerazione che l’evento non viene accettato in sé, o non viene accettato il fatto che sia capitato proprio a quella specifica persona: chi si trova in questa stasi, impegnerà tutte le sue energie per sfuggire dalla drammaticità dell’avvenimento, cercando di proseguire la propria vita come se nulla l’avesse turbata. Ovviamente la sensazione di "far finta di niente" porterà una serie di conseguenze: in primo luogo, in quanto ad un certo punto il meccanismo di protezione crollerà, e quindi ci si troverà dinnanzi alla stessa drammatica situazione che si è voluta respingere, in secondo luogo, poiché, prevarranno sensi di colpa e di condanna verso se stessi, per ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto.

Un atteggiamento del sistema familiare che, al contrario, accetterà l’accaduto, potrà trovare in un esperienza così intensa, occasione per riflettere sulle relazioni con il malato e sulla propria fragilità, ed accompagnare il proprio caro durante questo duro percorso, significherà riuscire a renderlo meno penoso, significherà rivestirlo di un senso.



A cura di:
Prof. UGO MARCHETTA
Dott.ssa SAMARIA CARERI

Università degli Studi di Palermo, Cattedra di Psicologia Sociale della famiglia, Quaderni di Psicologia Sociale e Applicata, Quaderno n. 7
Creation date : 2008-03-15 - Last updated : 2009-12-20

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