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L’immigrazione in Italia e in Europa:

Cause, caratteristiche, funzioni, prospettive (*)

Postilla – Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie

Nel rileggere il mio saggio di tre, quattro anni fa che ho qui ripreso, aggiornato e in vari passaggi integrato, mi sono chiesto quale fosse la principale novità maturata in questo, tutto sommato breve, arco di tempo. Rispondo senza esitazione: è stato il salto di qualità, in negativo, avvenuto nelle politiche migratorie europee, che è iniziato nel primo anno del nuovo millennio e nel corso di tutto il decennio ha preso corpo e dimensioni impressionanti.

La data-simbolo, inevitabilmente, è quella dell’11 settembre 2001. Ad essa si accostano sempre il Patriot Act, Guantanamo e lo speciale accanimento delle autorità federali nei confronti degli stessi cittadini statunitensi di origini arabe o di fede islamica; dimenticando, però, che da quel momento è partita negli Stati Uniti, e poi subito a seguire in Europa, una vera e propria gara a chi concepiva e poneva in atto i provvedimenti di legge più spietati nei confronti delle popolazioni immigrate come tali (fossero o no arabo-islamiche).

Al di là dell’Oceano questa bella gara l’ha vinta il sen. Sensenbrenner, divenuto famoso e per tanti famigerato, perché proponeva di assimilare l’immigrato undocumented al criminale; di punire anche con il carcere chiunque (incluso il suo “datore di lavoro”) gli desse una qualche forma di aiuto; di sopprimere la possibilità, per gli immigrati, di opporsi alla deportazione o di fare appello contro il rifiuto della cittadinanza; e voleva al contempo un cospicuo rafforzamento delle truppe presenti alla frontiera con il Messico e il prolungamento per 700 miglia del muro che già divide questo paese dagli Stati Uniti. In tal modo venivano criminalizzati, in senso proprio, milioni di immigrati in un sol colpo: si calcola almeno il 5% della forza lavoro complessiva di quel paese, dunque da 7 milioni di persone in su. In nome, si capisce, della lotta al “terrorismo”, della protezione delle frontiere, del contrasto alla immigrazione clandestina. Un ampio, magnifico movimento di lotta, un movimento storico, addirittura – se si considera che mai prima negli Stati Uniti era stato proclamato uno sciopero nazionale, sia pur parziale, e cioè dei soli lavoratori immigrati27 – ha sbarrato la strada a questo disegno di legge e ad altri che, come quello a firma dei sen. McCain-Kennedy, non poco gli assomigliavano. E tuttavia la spinta ideologica e politica che sta dietro a questi tentativi e alla vecchia bandiera della “tolleranza zero” è ben viva e operante. Fortemente insediata a Washington, essa cerca di farsi strada con provvedimenti-monstre in singoli stati, come il Colorado, l’Arizona ed altri ancora, e si affida, per il momento, più che al varo di nuove leggi federali, alle retate di massa contro gli “irregolari” (avvenute perfino negli ipermercati della Wal-Mart), ai delitti razzisti, alle intimidazioni sui luoghi di lavoro, alle inesauste campagne xenofobe, alle pattuglie private armate operanti al confine sud sul modello dei Minutemen28

Ma in questi anni l’Europa che Balibar ed altri intellettuali, con argomenti assai fragili, si ostinano a disegnare come ontologicamente diversa dagli Stati Uniti, quella Europa che sul piano storico ben può dirsi la madre dello stesso razzismo statunitense, non ha voluto essere da meno. Se già abbiamo ricordato la funzione svolta dalla legge-bulldozer Bossi-Fini come sprone e modello per l’intera legislazione europea, che ad essa va progressivamente allineandosi, è ora il caso di spendere qualche altra parola sul “quadriennio nero” 2005-2008, per il quale trovo pertinente il giudizio dato da S. Žižek sul 2006:

          “il grande evento del 2006 è stata l’adozione generalizzata delle politiche contro l’immigrazione, con il taglio del cordone ombelicale che le legava ai piccoli partiti dell’estrema destra. Dalla Francia alla Germania, dall’Austria all’Olanda, nel nuovo spirito di un’orgogliosa rivendicazione di identità culturale e storica, ora i partiti più importanti trovano accettabile sottolineare che gli immigrati sono ospiti, e come tali devono adattarsi ai valori culturali che definiscono la società che li ospita: ‘è il nostro Paese, o lo ami, o te ne vai’.

          “L’odierna tolleranza progressista verso gli altri, il rispetto della diversità e l’apertura verso di essa, è contrappuntata da una paura ossessiva di essere molestati. In breve, l’Altro va benissimo, a patto che la sua presenza non sia invadente, a patto che questo altro non sia veramente un altro, la tolleranza coincide con il suo opposto” (2007, p. 46 – i corsivi sono miei).

Proprio così. In questo ultimo scorcio di anni è stata rilanciata alla grande in Europa, soprattutto dai singoli governi, la retorica assimilazionista. La “invisibile violenza” dell’assimilazionismo, con il suo ipocrita corredo di “carte dei valori”, veri o presunti, propri ed “altrui”, di ingiunzioni, di messe alla prova (fino al permesso di soggiorno a punti), di tentativi più o meno abortiti di creare dall’alto islam “di stato”. E si sono di conseguenza moltiplicate quelle forme di controllo, di discrezionalità, di arbitrio - arbitrio delle leggi, delle circolari e, come se non bastasse, dei singoli funzionari -, che trasformano l’esistenza quotidiana delle genti immigrate in una catena di umiliazioni e di incertezze senza fine, e spesso declassano i pochi diritti riconosciuti a mere aspettative, mai sanzionate come legittime. Tutto ciò alla faccia del “sacro principio” dell’eguaglianza, della parità di trattamento, e del “multiculturalismo”, dato oramai sul viale del tramonto anche nella sua terra di elezione britannica29.



Ringraziamenti

(*) Questo saggio riprende, aggiorna, integra lo scritto “Gli immigrati in Italia e in Europa” comparso nel volume Educare diversamente (a cura di D. Santarone), Armando, Roma 2006. Ringrazio il curatore del volume e l’editore per avermi autorizzato a ciò.

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Note:

27 Il 1° maggio del 2006 scesero in piazza, nelle principali città statunitensi, alcuni milioni di lavoratori immigrati: una prova di forza senza precedenti, resa possibile anche da un’ampia rete di solidarietà e di appoggio composta da giovani, attivisti sindacali e politici, esponenti delle chiese “di base” statunitensi. su
28 AKERS CHACÓN, DAVIS (2006). su
29 KUNDNANI (2007). su

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  1. Una trasformazione epocale
  2. Le cause permanenti delle migrazioni verso l’Europa (1a parte)
  3. Le cause permanenti delle migrazioni verso l’Europa (2a parte)
  4. Qualche numero
  5. Un’esistenza fatta di duro lavoro e di discriminazioni (1a parte)
  6. Un’esistenza fatta di duro lavoro e di discriminazioni (2a parte)
  7. Discriminati, ma non certo rassegnati
  8. Postilla: Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie (1a parte)
  9. Postilla: Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie (2a parte)
  10. Bibliografia

A cura di:
Pietro Basso

Documento soggetto a copyright.

Creation date : 2011-05-20 - Last updated : 2011-05-29

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