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L’immigrazione in Italia e in Europa:

Cause, caratteristiche, funzioni, prospettive (*)

3. Qualche numero (statistiche sull’immigrazione in Italia)

Detto, in estrema sintesi, del carattere permanente delle cause dei movimenti migratori in corso verso l’Europa occidentale e l’Italia, qualche parola ora sulle loro caratteristiche. Mi limiterò, d’ora innanzi, alla situazione italiana facendo solo di quando in quando rinvio al più ampio contesto europeo, in parte omogeneo, in parte disomogeneo rispetto a quello italiano7.

Come spesso le succede, l’Italia, la borghesia italiana, viene dopo, in ritardo sulle altre borghesie di Europa. E venendo dopo, è chiamata a recuperare terreno, un compito che assolve talora (si pensi al fascismo) con indubitabile creatività avanguardistica. Anche in questo campo è tangibile lo sforzo di recuperare il tempo perduto. Già il censimento Istat del 2001 mise in luce come gli immigrati “regolarmente residenti” in Italia si fossero in soli dieci anni quadruplicati, e si fosse al contempo quadruplicata la loro incidenza sulla popolazione8. Si tratta in grande maggioranza (90%) di immigrati di prima generazione, ma sono in crescita tanto l’anzianità di soggiorno - 6 immigrati su 10 vivono in Italia da più di 5 anni, 3 da più di 10 - quanto i bambini nati in Italia, a dimostrazione di una accresciuta tendenza a stanziarsi definitivamente nel nostro paese. Secondo una stima Caritas, nel 90% dei casi dietro l’emigrazione verso l’Italia c’è un progetto migratorio che punta al “radicamento a lungo termine, strutturale, nel tessuto sociale del Paese”9. Anche per questo, è decisamente preferibile, anzi necessario, parlare di immigrati, piuttosto che, romanticamente o meno, di migranti, i Birds of passage di PIORE (1979) e altri10.

La loro presenza sul territorio nazionale è diseguale, e corrisponde in buona sostanza alle diseguali possibilità di occupazione. Il Nord totalizza da solo il 62,5% delle presenze, il Centro il 25% circa, al Sud e alle isole rimane un modesto 12,5%. La popolazione immigrata è, in media, molto più giovane di quella autoctona (11 anni in meno), ed è composta per il 15% da minori di 18 anni, per il 60% circa di persone tra i 19 ed i 40 anni, per un altro 20% da persone tra i 41 e i 60 anni, e solo per il 4-5% da ultrasessantenni. In essa le donne sono diventate un po’ più degli uomini, per effetto dei ricongiungimenti familiari e dell’arrivo massiccio di donne est-europee e sud-americane impegnate nel lavoro domestico e di cura, nonché per l’importazione di svariate migliaia di giovani e giovanissime schiave del sesso a pagamento11. Il loro livello di istruzione è crescente, benché quasi sempre non riconosciuto.

La loro provenienza è un po’ differente da quella europea media: solo il 43% degli immigrati residenti in Italia proviene infatti da altri paesi europei (nel senso più ampio del termine), mentre il 29% è originario dell’Africa, il 16% dell’Asia, il 10,7% delle Americhe (sono, nella quasi totalità, sud-americani). Le nazioni di appartenenza degli immigrati – a riguardo inviterei a non parlare mai di etnìe, perché questo è il termine inferiorizzante per eccellenza, un termine non a caso usato ed abusato dalle amministrazioni coloniali per differenziare e dividere le popolazioni assoggettate - presenti sul suolo italiano sono tantissime. Solo sei di esse superano le 100.000 unità, con un primato assoluto, conquistato in pochissimi anni, della Romania (856.700), e una presenza forte di albanesi e marocchini (poco sopra, poco sotto le 400.000 unità), mentre seguono a distanza gli immigrati di nazionalità cinese (169.200), ucraina (140.400) e filippina (116.400)12. Per il resto si tratta di presenze alquanto frammentate, anche se in alcuni territori si sono ben organizzate pur in assenza dei grandi numeri: penso ai lavoratori senegalesi e pakistani a Brescia, oppure a quelli del Bangladesh a Roma.

Immigrati/lavoratori: si tratta di termini pressoché intercambiabili, dal momento che il 66% degli immigrati soggiornanti in modo regolare in Italia sono venuti espressamente in cerca di lavoro, mentre il 24% di essi l’hanno fatto per motivi di famiglia, ossia per ricongiungersi a chi è venuto qui in cerca di lavoro. Ma anche nel restante 10%, tra quanti sono qui formalmente per turismo o per ragioni di studio, non sono pochi coloro che l’hanno fatto, in realtà, per aggirare in modo legale le norme restrittive sugli ingressi. Aggirare le quali, tuttavia, non è affatto agevole; non per nulla si stima che negli ultimi venti anni dal 70 all’80% degli immigrati siano entrati, siano dovuti entrare, in Italia in modo irregolare, salvo poi afferrare al volo la prima sanatoria utile per regolarizzarsi. Il totale degli immigrati maggiorenni regolarizzati con le sanatorie tra il 1986 ed il 2002 è pari a 1.440.000 (120.000 sono state le domande respinte), ma le organizzazioni sindacali valutano in alcune centinaia di migliaia i nuovi immigrati presenti in Italia privi del permesso di soggiorno13.

Ora, però, basta con i numeri, forse già eccessivi; veniamo alla funzione economico-sociale degli immigrati.



Ringraziamenti

(*) Questo saggio riprende, aggiorna, integra lo scritto “Gli immigrati in Italia e in Europa” comparso nel volume Educare diversamente (a cura di D. Santarone), Armando, Roma 2006. Ringrazio il curatore del volume e l’editore per avermi autorizzato a ciò.

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Note:

7 Per un confronto tra la situazione italiana e quella di altri paesi europei, mi permetto di rinviare ai saggi sulla Germania, la Francia, il Belgio, la Gran Bretagna, la Spagna e la Svizzera contenuti in BASSO-PEROCCO (2003). su
8 I numeri assoluti forniti dall’Istat preferisco non riportarli qui sia perché sono precedenti alla maxi-regolarizzazione del 2002 sia perché sono comunque di molto inferiori alla realtà, in quanto non includono né gli “irregolari” né i non pochi immigrati in possesso di regolare permesso di soggiorno che, per timore, hanno evitato di dichiararsi ai rilevatori del censimento, e neppure, come già detto, quelli che ancora non hanno ottenuto la residenza (CARITAS/MIGRANTES 2004, p. 90). su
9 Ibidem, p. 105. su
10 A maggior ragione “il termine ‘straniero’ diventa sempre meno idoneo a qualificare una presenza così radicata e crescente” (CARITAS/MIGRANTES, 2008). su
11 Che, insieme ad altri autori, preferisco definire prostituìte, prostituìte da potenti forze oggettive che si impongono loro – a cominciare dal mercato internazionale del sesso a pagamento, dal processo di mercificazione di tutte le relazioni umane, dalla stessa divisione internazionale del lavoro, che sta sprofondando nella miseria vaste aree del mondo, ed in esse per prime le donne, prima ancora che dalla criminalità più o meno organizzata. Avverto, invece, non solo come sgradevole, ma anche come scientificamente infondata la tesi secondo cui una importante porzione di donne implicate nel mercato del sesso a pagamento “sceglie volontariamente” tale “lavoro”, ed ancor più la conseguente banalizzazione di questa “attività” (che io considero invece passività e un triste cammino verso la morte sociale). su
12 Riporto anche in questo caso le stime del Rapporto CARITAS/MIGRANTES (2008) anziché i dati Istat sui residenti. Sull’immigrazione romena in Italia, v. CARITAS ITALIANA (2008). su
13 Da un’inchiesta di Ares 2000 relativa ai primi sei mesi di applicazione della legge Bossi-Fini emerge che tra l’agosto 2002 e il febbraio 2003 ci sono stati soltanto un migliaio di ingressi regolari in Italia a fronte di circa 50.000 ingressi irregolari: il rapporto è di 2 a 98. su

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  1. Una trasformazione epocale
  2. Le cause permanenti delle migrazioni verso l’Europa (1a parte)
  3. Le cause permanenti delle migrazioni verso l’Europa (2a parte)
  4. Qualche numero
  5. Un’esistenza fatta di duro lavoro e di discriminazioni (1a parte)
  6. Un’esistenza fatta di duro lavoro e di discriminazioni (2a parte)
  7. Discriminati, ma non certo rassegnati
  8. Postilla: Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie (1a parte)
  9. Postilla: Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie (2a parte)
  10. Bibliografia

A cura di:
Pietro Basso

Documento soggetto a copyright.

Creation date : 2011-05-20 - Last updated : 2011-05-29

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