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L’immigrazione in Italia e in Europa:

Cause, caratteristiche, funzioni, prospettive (*)

1. Una trasformazione epocale (dell’immigrazione)

Da continente di emigranti e coloni quale è stata per lungo tempo, l’Europa occidentale è divenuta terra di immigrazione, di sempre crescente immigrazione dai quattro angoli del globo. Vivono oggi sul suo territorio, a seconda delle stime più o meno ufficiali, circa 30 milioni di immigrati provenienti da oltre duecento differenti paesi, che costituiscono tra il 5 e l’8% della popolazione globale, e qualcosa in più della sua forza-lavoro. Se agli immigrati con cittadinanza straniera si aggiungono gli immigrati che hanno nel frattempo acquisito la cittadinanza di uno dei paesi europei, si arriva a circa 50 milioni, ovvero il 10% della popolazione dell’Europa allargata a 27 paesi, e più del 15% della “vecchia” Europa a 15, dove questa grande massa di immigrati di più o meno recente arrivo è in gran parte collocata1.

I due terzi della popolazione immigrata sono costituiti da cittadini non comunitari. Il 22% proviene dall’Africa, per i due terzi dai paesi delle regioni settentrionali di questo continente. Il 16% dall’Asia, metà dai paesi dell’estremo Oriente, Cina in testa, l’altra metà dal sub-continente indiano. Il 15% dalle Americhe: si tratta in grandissima parte di latino-americani. Il restante 45-47% è diviso tra immigrati cittadini dei paesi dell’Europa a 27, e immigrati provenienti da paesi europei in senso molto lato, quali turchi, balcanici, ucraini, russi.

In genere questa popolazione è fortemente concentrata nelle aree metropolitane, in specie in Francia (il 40% degli immigrati residenti in questo paese vive nell’area di Parigi), in Gran Bretagna, dove addirittura un terzo degli immigrati vive nel territorio della “grande Londra”, e in Spagna; ma anche in Italia – dove invece si può notare una maggiore presenza di immigrati anche nei piccoli e medi centri urbani – ci sono due importanti luoghi di concentrazione metropolitani: Milano e Roma2.

L’Italia può essere considerata il simbolo della trasformazione epocale dell’Europa da continente di emigrazione a continente di immigrazione. Dalla sua nascita come nazione unitaria, infatti, essa ha esportato nel mondo un’enorme massa di emigranti, pari alla sua intera popolazione al 1861 (24-25 milioni di individui, oltre un terzo dei quali è poi tornato indietro), ma a partire dal 1973 è divenuta un paese di forte immigrazione. Ad essere rilevante, al momento, non è tanto il numero assoluto degli immigrati (4 milioni di persone “regolarmente” presenti sul territorio nazionale, a cui vanno aggiunti 6-700.000 “irregolari”), né la percentuale degli immigrati sulla popolazione totale (intorno al 6,7%, leggermente al di sopra della media europea, ma in altri paesi europei essa è di molto superiore), quanto la dinamica molto sostenuta del loro incremento3.
Lo stesso Istat, le cui stime sono meno attendibili e accurate di quelle della Caritas perché prendono in considerazione esclusivamente quanti hanno già acquisito la residenza, valuta che nell’anno 2007 (in un solo anno, cioè) la popolazione immigrata in Italia sia cresciuta di mezzo milione di unità.

Per la sua ampiezza, per la estrema varietà delle nazionalità che la animano, per il suo grado di stabilità, per la parte che vi hanno le donne, per il suo livello di auto-organizzazione, una tale immigrazione non ha precedenti sia nella storia d’Europa che nella storia d’Italia. É questo il dato di fatto da cui partire per individuare a grandi linee le cause, le caratteristiche, la funzione oggettiva ed infine gli effetti, quelli voluti e quelli non voluti, di questo importantissimo, e relativamente nuovo, fenomeno sociale. E per apprezzare e sostenere, contro le rappresentazioni e le paure correnti, il ruolo fondamentale che le popolazioni immigrate possono svolgere nel contribuire a trasformare gli attuali rapporti sociali in un senso realmente egualitario, anti-razzista e inter-culturale.



Ringraziamenti

(*) Questo saggio riprende, aggiorna, integra lo scritto “Gli immigrati in Italia e in Europa” comparso nel volume Educare diversamente (a cura di D. Santarone), Armando, Roma 2006. Ringrazio il curatore del volume e l’editore per avermi autorizzato a ciò.

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Note:

1 In paesi neo-comunitari come la Romania e la Bulgaria gli immigrati con cittadinanza straniera costituiscono appena lo 0,5% della popolazione, mentre negli stati europei facenti parte dell’Europa a 15 la percentuale degli immigrati più recenti (esclusi dunque quelli “naturalizzati”) è tra il 5% e il 9-10% (nel solo Lussemburgo si sale vertiginosamente al 40% circa). Va notato, tuttavia, che in Estonia e Lettonia tale percentuale tocca il 20% per la presenza di una consistente minoranza russa. su
2 CARITAS/MIGRANTES (2007). su
3 CARITAS/MIGRANTES (2008). su

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  1. Una trasformazione epocale
  2. Le cause permanenti delle migrazioni verso l’Europa (1a parte)
  3. Le cause permanenti delle migrazioni verso l’Europa (2a parte)
  4. Qualche numero
  5. Un’esistenza fatta di duro lavoro e di discriminazioni (1a parte)
  6. Un’esistenza fatta di duro lavoro e di discriminazioni (2a parte)
  7. Discriminati, ma non certo rassegnati
  8. Postilla: Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie (1a parte)
  9. Postilla: Un salto di qualità (in negativo) delle politiche migratorie (2a parte)
  10. Bibliografia

A cura di:
Pietro Basso

Documento soggetto a copyright.

Creation date : 2011-05-20 - Last updated : 2011-05-29

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