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Tra due appartenenze

"Crescere, significa, in effetti, liberarsi dalle conseguenze drammatiche del perdersi, dell’essere perduti da bambini tra la folla di una fiera, nel fiume umano di una strada. Vuole dire imparare ad orientarsi da soli, a non avere bisogno di una guida per uscire dai meandri e trabocchetti dell’ambiente circostante. ‘Cavarsela’ significa dominare la paura di ‘finire’ nell’indifferenza e dispersione che ci circonda e trovare in mezzo ad esse i nostri punti di riferimento" (La Cecla F., 2005).

Perdersi nella città assume, nel caso dei ragazzi di origine immigrata una valenza simbolica forte. Non è solo l’esperienza della crescita, del passaggio da una condizione infantile ad una condizione adulta, ma può richiamare per certi versi l’origine "altra" della propria famiglia, un senso di estraneità rispetto al luogo in cui ci si trova a vivere, un’appartenenza "a metà". Quel disorientamento pụ alludere a un rapporto complesso e contraddittorio con la società ospitante, magari quello dei loro genitori che dopo tanti anni si perdono ancora per la città. "Angoscia e nostalgia della patria sono parte del destino dello straniero che, non conoscendo le strade del paese estraneo, girovaga sperduto" (Galimberti U., 1998).

La città mette in luce il passaggio da una condizione di estraneità ad una di famigliarità con l’ambiente circostante; le strade man mano conosciute rivelano un’appropriazione graduale dello spazio. I "figli degli immigrati" camminano per la città, segnano circuiti, privilegiano alcuni spazi lungo un percorso tortuoso che li può portare a diventare parte della società e della città che li ha accolti, o invece, può lasciarli sospesi tra un’appartenenza che hanno perso e una ancora da trovare, o che, infine, può portarli ad assumere radicalmente la propria estraneità rispetto al mondo che hanno alle spalle.

In generale, la curiosità, l’interesse, la motivazione a conoscere, muovono il ragazzo a scoprire ambiti sempre più allargati, circuiti più complessi, intrecci di persone e di luoghi. La curiosità tipica dell’adolescente lo porta a uscire da casa per conoscere il mondo esterno, cercare nuovi spazi di aggregazione, nuovi stimoli, a volte nuovi pericoli che mettano a repentaglio la condizione ingenua del bambino. Un’esigenza che cresce insieme alla maturità della persona e ne esprime la sua vitalità. "Il giorno in cui questo impegno cessa, in cui cessa la nostra presa sul mondo, il corpo non si riconosce più, non si sente più vivo e perciò si congeda dalla terra. Questo congedo è preparato da un progressivo disinteresse per il mondo, da una caduta di significati, da una progressiva cecità che non consente più di vedere un senso nelle cose che pur si vedono" (Galimberti U., 2003).



A cura di:
Anna Granata
Elena Granata

Articolo già pubblicato su Animazione Sociale n.11, Novembre 2007

Creation date : 2008-03-15 - Last updated : 2010-01-31

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